Patagonia: sulle orme dei giganti

mag

Marzo del 1520, nei pressi di Baia di San Julian, in Patagonia.
Il grande esploratore Italiano Ferdinando Magellano intuì che si sarebbe potuto trovare un passaggio spingendosi ancora più a Sud del continente Americano. Attraverso, il passaggio per la Terra del Fuoco, in quello stretto che ora prende il suo nome, stretto di Magellano appunto fino a sfociare nell’Oceano Pacifico, così denominato per via delle acque calme e limpide, dopo le burrasche sudamericane. Una volta giunto nelle Filippine, per il semplice fatto di aver trovato simpatico il sovrano indigeno che lo aveva accolto, decise di immolarsi e di combattere con il suo equipaggio la tribù nemica del sultano di Cebu. Probabilmente sottovalutando l’abilità bellica dei suoi avversari, si trovò nel bel mezzo di una carneficina inaspettata: morì sotto le lance e le frecce nemiche e il suo corpo non fu mai più recuperato. Una piccola parte del suo equipaggio riuscì a salvarsi, per poi fuggire verso le Molucche e lentamente rientrare in patria. Tutto quello che sappiamo di questo viaggio, è merito di Antonio Pigafetta, fedele braccio destro di Magellano durante la spedizione, di cui scrisse il diario di bordo.
Fu lui a parlare per la prima volta di giganti in Patagonia. Il nome Patagonia si fa risalire all’incontro di Magellano con i primi nativi che incontrò in quella terra inospitale, dopo che aveva deciso di fermarsi a svernare nella baia di San Julian. Erano uomini alti e corpulenti e non sorprende che i marinai, la cui altezza media non superava il metro e sessanta, videro accanto a loro dei veri e propri giganti. Si presume inoltre che Magellano avesse letto la saga di Primaleon, il personaggio buono che combatte contro il mostro Patagon, un’opera cavalleresca uscita qualche anno prima in Europa, e che di fronte al gigante che si muoveva in modo sgraziato e lasciava sulla sabbia impronte spropositate abbia sospirato: “Oh el Patagon!”. Da quell’episodio sulle carte geografiche cominciò forse ad apparire il nome Patagonia.
magelmap
Pigafetta scrive in veneto rinascimentale:
«Essendo l’inverno le navi intrarono in uno bon porto per invernarse. Quivi stessemo dui mesi senza vedere persona alcuna. Un dì a l’improvviso vedessemo un uomo, de statura de gigante, che stava nudo ne la riva del porto, ballando, cantando e buttandose polvere sovra la testa. Questo era tanto grande che li davamo alla cintura e ben disposto: aveva la faccia grande e dipinta intorno de rosso e intorno li occhi de giallo, con due cuori dipinti in mezzo delle galte».
Le leggende attorno alla presenza di uomini enormi nascosti in capo al mondo si moltiplicarono e durarono per secoli, alimentando una fitta produzione letteraria e artistica, oltre alla curiosità dei futuri esploratori che raggiunsero quella zona.
imbelloni
Ora considerando che gli spagnoli del Cinquecento erano alti in media un metro e sessanta, la misura riportata dal marinaio italiano è ovviamente esagerata. Bisogna osservare che all’epoca la Patagonia era una terra sconosciuta che i più pensavano essere l’Antichthon, l’antimondo, dove la neve cadeva dal basso all’alto e gli uomini avevano orecchie così grandi che potevano avvolgersi dentro come fossero coperte, quando cadevano nel sonno, e i marinai, che avevano in mano l’esclusiva dell’informazione, usavano questo potere a modo loro per impressionare il più possibile chi li stava ad ascoltare. Per secoli i naviganti continuarono a toccare le coste atlantiche della Patagonia e trovarono sempre ad attenderli ai loro approdi i famigerati giganti. Fu così per Francis Drake, Cavedish, John Byron e James Cook, per citarne alcuni. Finché qualcuno riuscì ad entrare in quella terra inospitale, viaggiando addirittura a fianco dei suoi abitanti. Siamo nell’Ottocento e il viaggiatori sono G: C: Musters e F. P. Moreno. Gli abitanti della Patagonia erano davvero alti in modo impressionante. Lo si capisce bene da una fotografia, dove l’ing. Imbelloni con il suo metro e ottanta di altezza fatica a emergere tra le teste dei prigionieri patagoni. Non c’è dubbio che il popolo Tehuelche siano stati molto alti, paragonabile a quella dei sudanesi Dinka, gli olandesi e croati, che al giorno d’oggi sono i popoli più alte della Terra. Ned Chace, un americano che ha vissuto in Patagonia tra il 1898 e 1929 aveva sentito da nativi suoi contemporanei di altri” indiani in Patagonia e oltre ai Thuelche, più grandi di loro, e ostili a loro “. Chace era sicuro che fossero giganti perché aveva scavato alcune vecchie tombe e in una di quelle che si trova un grande osso della gamba che appoggiato a terra” misurava due pollici [5 cm] sopra il sua ginocchio.
Chace era alto 1,80 m. Ci sono tuttavia rapporti veri e attendibili sulle antiche storie di terribili battaglie combattute in Southern Santa Cruz, dove le tribù si decimavano a vicenda ;
L’esploratore italiano Giacomo Bove nel 1881 ha scritto che un “gaucho” locale (cowboy argentino) di nome García gli ha detto che durante la guida delle mucche attraverso il sud di Santa Cruz, si è imbattuto in ” una valle piena di ossa “; erano gigantesche, e umane, che appartenevano ad ” una razza estinta una nazione di uomini con scheletri colossali”.
fda8d5a68fbb81b2f2b133b72a39ba43
Dunque mettendo da parte per un attimo leggende e racconti, magari “ingigantiti”, quello che appare quanto meno strano è che nello stesso periodo anche altri popoli come ad esempio i Tiremenen, avversari dei Tehuelche, fossero anch’essi di statura elevata si parlava di una media che superava il metro e 80. Altri dati interessanti possono trovarsi in riferimento ad un’altra popolazione della terra del fuoco i Selk’nam.
b2fb89fec66fca54fb52602b3c086d9e

ritualidad_02
I Selk’nam arrivarono in Argentina già 10.000 anni fa, alla fine dell’ultima era glaciale. Appartenevano probabilmente ad una seconda ondata migratoria, sviluppatasi a oriente della catena andina, ed è possibile fossero imparentati con i Tehuelches della Patagonia e i Guaicurù del Chaco con cui avevano in comune i tipi di maschera e i riti di iniziazione. Ma si ipotizza pure che tutte e tre le popolazioni indigene abitanti la Terra del Fuoco, discendessero da tribù asiatiche, le quali, attraversato lo Stretto di Bering, erano migrate fino all’altro estremo del globo. I colonizzatori europei li scoprirono solo intorno alla metà dell’Ottocento. Tuttavia il primo avvistamento si fa risalire al viaggio di Fernão de Magalhaês (Ferdinando Magellano), che il 21 ottobre del 1520 si avventurò attraverso lo stretto passaggio che metteva in comunicazione l’oceano Atlantico col Pacifico, dapprima chiamato Todos los Santos e poi ribattezzato col suo nome. Si racconta che lungo le rive di quel canale e in mezzo alle sue isole ardessero i fuochi accesi dai Nativi. (Wikipedia) Anche Charles Darwin nel suo diario nella data 22 Gennaio 1833, menziona la tribù dei Selk’nam conosciuti anche come Ona. Un aspetto interessante è la religione di questo popolo. La religione dei Selknam tende ad essere descritta come politeista, principalmente dall’esistenza di vari personaggi che sono considerati divinità. Ma, secondo le credenze del popolo selknam solo Temáukel è riconosciuto come un dio, mentre tutti gli altri personaggi della mitologia sono identificati come antenati mitologici. D’altra parte, è importante indicare che le caratteristiche attribuite a questi antenati mitologiche sono tipiche di quelle esseri che potremmo definire come dei. Per questo, è quindi possibile considerare che la religione dei Selknam era, piuttosto, di carattere enoteistica. Così, abbiamo un essere superiore, simile al Dio delle religioni abramitiche, che corrisponde a Temáukel; dei o antenati mitologiche chiamati howenh, di cui il primo per abitare la Terra era Kenos, un dio creatore, mandato da Temáukel, e infine Xalpen e loro subordinati, i Soorts, che erano gli abitanti del mondo sotterraneo. Probabilmente questa mini indagine non dimostra e difficilmente potrà essere dimostrato che in quelle zone siano esistiti realmente i giganti, fatto sta che rimane quanto meno anomala l’esistenza di diverse popolazioni, provenienti probabilmente tutti da una stessa discendenza, dalla straordinaria forza e statura, in un mondo quello dell’epoca dove l’altezza non era certo una caratteristica peculiare. Dove vi sono tantissime similitudini tra le diverse religioni e credenze, che usavano strani costumi, come riti di iniziazione proprio come gli Anasazi che vivevano tra lo Utah, il Colorado, il Nuovo Messico e l’Arizona con i loro pittogrammi molto simili ai costumi della terra del fuoco.

wan5

img_0387

anasazi_mistery

anasazi

Oppure i Wandjina
wan

wan4

wan3

ke4eedcf47

anche loro con pittogrammi e costumi simili che vivevano in Australia quindi decisamente lontani per potersi influenzare a vicenda.
Personalmente non credo che un semplice flusso migratorio abbia portato intere culture a spostarsi e colonizzare con usi e costumi, in posti lontani migliaia di chilometri.
Diverse sono le teorie i lettori del nostro blog e chi ascolta la nostra radio li conosce, certo è che se avessero avuto un passaggio sarebbe stato tutto più facile giusto?
Ad ogni modo sono davvero tante le popolazioni che riscontrano similitudini, che farebbero pensare ad un’unica scintilla a dar vita a questo immenso fuoco. Purtroppo in un mondo di pompieri non c’è spazio per i piromani della cultura…

Giuseppe Oliva – Team Mistery Hunters

ALCHIMIA E SCIENZA MODERNA : ESEMPI DI LINGUAGGIO ERMETICO

Il principio fondamentale dell’Alchimia, cioè il concetto dell’UNITA’ della MATERIA (DA UNO IL TUTTO-IL TUTTO IN UNO),sul quale si fonda la possibilità di trasmutazione degli elementi, è la più sudata conquista della scienza nella nostra epoca. Durante il sec.XIX si pensava che essa fosse ormai uscita per sempre dal dominio nebuloso dell’Alchimia a causa della scoperta dell’immutabilità
e indivisibilità degli elementi che, in tutte le reazioni chimiche, dimostravano l’invariabilità dei pesi delle sostanze reagenti all’inizio e poi alla fine della reazione.
Nel sec.XX, con le nuove scoperte della fisica atomica, si comprende che l’atomo non è INDIVISIBILE nè IMMUTABILE e,quindi, la trasmutazione metallica è possibile, come asserivano gli antichi filosofi. Ciò ha portato ad una rivalutazione dell’Alchimia,anche se non ammessa ancora in via ufficiale,perché negli ambienti scientifici è sempre difficile ammettere i propri errori.
Tante sarebbero ancora le cose da scoprire e da imparare da uno studio serio, senza preconcetti, delle antiche scienze ermetiche,alla luce delle ultime scoperte della Fisica, della Chimica e dell’Astronomia, se la scienza attuale fosse capace di un po’ di umiltà e di rivedere le proprie certezze con spirito critico,perchè la finalità è la stessa(il potere sulla materia),ma lo scopo è diverso:mentre al filosofo ciò serve per comprendere il mondo, allo scienziato serve per dominarlo.

Tavola di Smeraldo.(E’ il cardine dell’Achimia)
E’ vero, senza menzogna,certo e verissimo: ciò che sta in basso è come ciò che sta in alto,
e ciò che sta in alto è come ciò che sta in basso; mediante queste cose si compiono i miracoli
d’una sola cosa.
E poichè tutte le sono e provengono da UNA con la mediazione di UNA, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica per adattamento.
Il Sole è suo padre e la Luna sua madre. Il vento l’ha portata nel suo ventre.
La terra è la sua nutrice e il suo rifugio. Il Padre di ogni cosa, il Telesma del mondo è qui.
La sua forza o la sua potenza restano intatte, se essa è cambiata in Terra. Tu separerai il sottile dal grossolano, la terra dal fuoco, piano piano, con grande industria. Sale dalla terra e discende dal cielo e riceve la forza delle cose superiori e delle cose inferiori. Tu possederai con questo mezzo la gloria del mondo e tutta l’oscurità si allontanerà da te.
E’ la forza più forte d’ogni forza, perchè essa vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida.
In tal modo è stato creato il mondo. Da ciò deriveranno dei mirabili adattamenti, dei quali qui si indica il metodo.
Per questa ragione io sono stato chiamato ERMETE TRISMEGISTO,perchè posseggo le tre parti della filosofia universale.
Ciò che ho detto dll’OPERA è completo.

Dal testo ” La Turba dei filosofi”
Voi parlate assai oscuramente e troppo. Ma io voglio indicare completamente la Materia, senza tanti discorsi oscuri. Io ve lo ordino, o Figli della Dottrina: congelate l’Argento vivo.
Di più cose, fatene due, tre e di tre una.Una con tre è quattro. 4,3,2,1; da 4 a 3 vi è 1; da 3 a 4 vi è 1,
dunque 1 e 1, 3 e 4. Da 3 a 1 vi è 2, da 2 a 3 vi è 1; da 3 a 2 vi è 1. 1, 2 e 3 e 1, 2 di 2 e 1, 1.
Da 1 a 2, vi è 1; dunque 1. Vi ho detto tutto.

Il Globo di Matelica


Il Globo di Matelica è una sfera di marmo bianco cristallino scoperto nel 1985 e rappresenta un singolare modello di orologio solare giunto a noi dall’antichità. Il marmo con cui è stato realizzato è greco e proviene forse dalla cava di Afrodisias (zona di Efeso) oggi Turchia. Si tratta di un marmo particolare, composto da grossi cristalli, che luccicano quando sono esposti ad una fonte di luce.

La sua circonferenza misura 93 cm, molto vicina a quella di due “cubiti fileterei” (un cubito filetereo corrispondeva a 46,83 cm), da cui si ricava il diametro che è di 29,6 cm, che, guarda caso, corrisponde esattamente a quella di un “piede attico”. La sfera è divisa esattamente a metà da un’incisione, allo stesso modo di come l’Equatore divide la Terra.

L’emisfero superiore è a sua volta diviso a metà da un altro solco, che interseca un foro, situato approssimativamente sulla sommità del Globo, ed il centro di tre cerchi concentrici (calotte sferiche) di vario diametro. Queste 3 circonferenze sono a loro volta intersecate al loro centro da un arco di cerchio avente il raggio di misura uguale a quello più grande. Attorno a queste circonferenze sono ancora visibili delle parole incise in antico alfabeto greco; sulla sommità dell’emisfero superiore sono presenti 13 fori, di cui 3, quello sommitale e i due posti lungo il solco che divide a metà il Globo, hanno un diametro superiore agli altri. Accanto ad ogni foro sono state incise altrettante lettere dell’alfabeto greco antico.


Infine nella parte inferiore del Globo è stata scavata una depressione conica terminante in un grosso foro rettangolare, che serviva a fissare la sfera su una base. Il globo è costruito per funzionare a una latitudine di circa 43°, come quella di Matelica, di conseguenza, esso è stato costruito proprio per la città. Perché sia stato fatto, da chi, e come mai i greci si siano interessati tanto a Matelica resta un mistero.

Attualmente il globo è custodito nel Museo Civico Archeologico di Matelica.

Giuseppe Oliva Team – Mistery Hunters

Lo strano caso della Pietra Borghese

pietra borghese1

Siamo il Liguria nei pressi di Borzonasca (GE).

La Pietra Borghese un gioiello geologico dell’Appennino, è un’enorme massa rocciosa dalla strana forma, situata nei pressi del rifugio di Monte Aiona. La forma acuminata della roccia e il materiale di cui è fatta la rendono naturalmente adatta ad attirare i fulmini. Attraverso studi geologici è stato determinato che la roccia è composta da Iherzolite, affiorata dal mantello terrestre. Tale materiale è altamente magnetico ed è per questo motivo che le bussole impazziscono nelle vicinanze della roccia. Si dice inoltre che se percossa da un martello la Pietra Borghese risuoni come una campana.
Oltre che un luogo caratteristico per gli amanti del mistero, questo sito è molto attraente anche per i geologi. Le proprietà della pietra sembrano quindi spiegate grazie agli studi geologici praticati su di essa.Giunti vicino al “WMeteorite” l’ago della bussola viene deviato di oltre 100 gradi rispetto al nord originario, circostanza causata dall’alto contenuto di magnetite.
Si tratta di rocce eruttive intrusive chiamate peridotiti lherzolitiche provenienti dal mantello sottocontinentale, che risalirono progressivamente nel Giurassico affiorando sul fondo di un antico oceano (l’Oceano Ligure Piemontese) ora scomparso, attraverso sistemi di faglie formatesi durante i processi distensivi che ne causarono l’apertura prima della formazioni degli Appennini. La denominazione deriva dal Massiccio di Lherz, un complesso peridotitico alpino nei Pirenei francesi.

Essa è composta principalmente da silicati (i minerali più diffusi della crosta terrestre) di magnesio e ferro, nello specifico da olivina e pirosseno. In affioramento la peridotite appare stratificata in bande di cristalli di olivina trasparenti e da pirosseni scuri, tuttavia, essendo l’olivina più tenera e quindi facilmente erodibile le bande di pirosseno appaiono in rilievo.
Le analisi radiometriche hanno datato queste rocce a 2,5 miliardi di anni fa, catalogandole fra le rocce più antiche d’Italia. La particolare struttura di Pietra Borghese fa si che se la colpiamo con un martello tende a risuonare come una campana. Infine, causa l’abbondante presenza di minerali ferrosi, questa roccia fa “impazzire” la bussola deviandone l’ago anche di 180°”.
Le stranezze di questo luogo e di questa roccia non finiscono qui, si dice che al suo interno vi sia una galleria dove sono stati trovati degli antichi graffiti al momento però è impossibile verificare, per cui diciamo che questa leggenda resta al momento tale, in quanto anche se circolano sul web alcune foto
graffiti

inv015a
di questi graffiti, non le riteniamo attendibili, in quanto simili ad altre in altre parti del mondo, certo è che se così fosse, sarebbe una scoperta sensazionale, resta ad ogni modo una splendida ricerca geologica su di un luogo in ogni caso magico, anche senza eventuali “misteri”
Giuseppe Oliva – Team Mistery Hunters

La Stella Ribelle… Le Sfere di Dyson

_sfera.630x360
Nel mondo accademico non si parla di altro ormai da mesi scienziati che si esaltano credendo di aver trovato le traccie di una civiltà aliena evoluta, altri che si affrettano a smentirli, chi dichiara di avere la soluzione, ma insomma qualè la verità?
La missione della NASA Kepler è impegnata nella ricerca e l’osservazione di pianeti extrasolari. Il suo metodo di rivelazione principale si basa sulla variazione della luce delle stelle. Quando un pianeta passa tra noi e la stella ne oscura, in parte minima la luce. Più grande il pianeta, più la luce della stella diventa fioca. Inoltre, dalla durata e dalla periodicità di questa micro-eclisse, si può anche risalire – tramite le leggi di Keplero – sia all’orbita del pianeta che alla forma del sistema stellare.

Fino ad ora Kepler ha scoperto parecchie centinaia di pianeti, dai più grandi giganti gassosi come Giove e Saturno ai più piccoli rocciosi come la super terra di qualche tempo fa. Queste informazioni ci hanno permesso di comprendere meglio i meccanismi di formazione ed evoluzione non solo degli altri sistemi solari ma anche del nostro.Vi è stato dato grande risalto per la notizia della (vecchia) rilevazione di un’anomalia nelle osservazioni di un particolare sistema, KIC 8462852, una delle stelle nella costellazione del Cigno, a circa 1500 anni luce da noi.
152424147-97cc00a7-02cf-459d-a0f8-6dd68117f515
In questo sistema sono stati, infatti, scoperti più “oggetti” che – con periodicità che vanno dai 20 agli 80 giorni – oscurano la luce della propria stella anche del 20%. Si tratta di un abbassamento di luminosità sconcertante se si pensa che un pianeta gassoso, tipo Giove, ne abbasserebbe la luminosità solo dell’1%. Inoltre le variazioni di luminosità sono molteplici e di varia intensità, facendo pensare che gli oggetti siano molti e di diverse dimensioni.
Escluso l’errore strumentale, un preprint analizza le varie possibilità dell’origine di questa anomalia: protonube planetaria o sciami di comete.
Nel 1964, l’astronomo sovietico Nikolaj Kardasev classificò le civiltà extraterrestri capaci di tali opere come di “tipo II”. Civiltà del genere avrebbero capacità tecnologiche capaci di far impallidire i nostri più avanzati impianti di produzione di energia. Come? Catturando appunto tutta l’energia prodotta dalla loro stella madre!
Tra le ipotesi che sono state avanzate c’è quella della sfera del geniale scienziato Freeman Dyson, ( Sfere di Dyson) che prese parte sia al progetto Manhattan, sia al progetto Orione per la realizzazione di astronavi a propulsione nucleare, ipotizzò che civiltà estremamente avanzate potessero catturare tutta la luce della loro stella costruendo una immensa sfera del raggio di centinaia di milioni di chilometri. La sfera potrebbe ruotare su se stessa generando così, per forza centrifuga, una gravità apparente. Le risorse e la tecnologia necessaria per costruire un tale oggetto sono, per noi, oltre l’impensabile, ma non per questo possono essere escluse a priori. La megastruttura sarebbe composta da un sistema di satelliti orbitanti capaci di imbrigliare l’energia solare per poi trasmetterla ad una stazione ricevente. Secondo Dyson, un opera del genere garantirebbe una lunga sopravvivenza ad una eventuale specie aliena, soddisfacendo ampiamente il crescente fabbisogno energetico di una civiltà tecnologica. Per Dyson «non c’è contraddizione fra uno spirito ribelle e un inflessibile perseguimento dell’ eccellenza in una disciplina intellettuale rigorosa»: in altre parole, nonostante quello che pensano i dandy del pensiero, la ribellione intellettuale e la competenza professionale possono benissimo andare d’ accordo. I detrattori di questa teoria ritengono che l’oggetto osservato in KIC 8462852 non può essere una Sfera di Dyson _freeman_dyson.300
“classica” perché è troppo piccola: una sfera completa dovrebbe racchiudere l’intera stella e quindi sarebbe completamente invisibile alla rivelazione di Kepler. Questa teoria è stata riproposta in un intervista al The Atlantic dall’astronomo americano Jason Wright, che lavora alla Penn State University.

Un altra ipotesi è stata quella di uno sciame di comete una sorta di nube di OORT che causerebbe la diminuzione della luce come una sorte di eclissi parziale.
Scrive l’astronomo e divulgatore Phil Plait su Slate, negli ultimi giorni una nuova serie di dati raccolti da Bradley Schaefer della Louisiana State University fornisce qualche elemento in più a riprova dello strano comportamento di KIC 8462852. Schaefer ha messo insieme tutte le osservazioni disponibili della stella dal 1890 al 1989, ricostruendo i suoi livelli di luminosità nel corso del tempo. La serie di dati rivela qualcosa di sorprendente: tra le prime e le ultime misurazioni, lungo quasi un secolo, la luminosità complessiva della stella è diminuita del 20 per cento. Si tratta di qualcosa di anomalo, considerato che KIC 8462852 è una stella di classe F V: più calda, massiva e grande del nostro Sole, ma tutto sommato placida e con un’evoluzione che richiede milioni di anni per compiersi, non certo secoli. Due stelle simili, valutate da Schaefer, nello stesso periodo sono rimaste sostanzialmente invariate, cosa che conferma che KIC 8462852 ha un comportamento diverso. Per Schaefer, però, l’ipotesi dello sciame meteorico non regge perché occorrerebbero qualcosa come 600.000 comete, ognuna di almeno 200 chilometri di diametro. Una condizione che Schaefer giudica altamente improbabile.
Gli americani si sono messi d’impegno per smontare l’ipotesi della civiltà aliena. Secondo loro basta fare il conto partendo dal fatto che KIC 8462852 ha un diametro di 1,6 volte quello del Sole: per bloccare il 20 per cento della sua luce dovrebbe esserci una cupola con una superficie di 750 miliardi di chilometri quadrati, 1.500 volte l’area della Terra. Un’impresa altrettanto “altamente improbabile”, anche per una civiltà molto avanzata.
152425084-0d8fa079-8475-4376-b996-45c33d0150bb

Dunque cosa ci rivelerà il futuro? Siamo soli oppure no?
Aveva ragione quel folle ribelle di Dyson oppure la natura ha ancora tanto da mostrarci e di cui stupirci?
allen telscope array SETI
Attendiamo eventuali altre scoperte e nuovi dati per avere un’idea più chiara e forse definitiva in modo da capire il comportamento anomalo di questa stella, oppure aspettiamo un messaggio da ET.

Lasciate libero il telefono

Giuseppe Oliva – Team Mistery Hunters

I TAROCCHI


I Tarocchi sono composti di 78 carte, divise in Arcani maggiori ( 22 carte), e Arcani minori ( 56 carte). La loro origine è controversa, ma sembra accertato che tutti i mazzi di carte da gioco conosciuti in Europa, derivino dai Tarocchi Lombardo-Veneziani, la cui origine rimane, però, un mistero. Pare che gli Arcani maggiori, detti anche Trionfi o Chiavi, fossero noti molto tempo prima della comparsa degli Arcani minori che, divisi in quattrro gruppi di 14 carte ciascuno, detti Semi ( Coppe, Spade, Bastoni e Denari), sono stati utilizzati quasi esclusivamente per il gioco. Oggi , nelle carte da gioco francesi, i quattro semi classici sono stati sostituiti come segue: Spade= Picche; Bastoni= Fiori; Coppe= Cuori; Denari = Quadri.


Se le cose sembrano abbastanza chiare per quanto riguarda gli A. Minori, si complicano molto nel caso dei Trionfi, che rappresenterebbero, con il loro simbolismo particolare, dei concetti esoterici attinenti alla sapienza degli antichi sacerdoti Egiziani di Khem. Le alte conoscenze detenute da costoro sarebbero state trasmesse, nel corso dei secoli, oralmente da maestro ad allievo, in tutta l’area che oggi è denominata Medio Oriente; in seguito sarebbero passate nel mondo Greco- Romano e, in epoca Alessandrina, sarebbero comparse le prime opere scritte che trattano di Filosofia Ermetica ( dal nome di Ermete Trismegisto, mitico fondatore della dottrina, detto ” tre volte grande”, perché in possesso delle tre parti della filofia: l’ Alchimia, la Magia e l’Astrologia). Tutte le dottrine esoteriche del passato, ed anche quelle che vanno per la maggiore ai giorni nostri, sono un derivato dell’antica Scienza Ermetica, introdotta nell’Occidente Cristiano dagli Arabi, durante il Medioevo. In questo particolare periodo storico, insieme ai primi testi di Alchimia, compaiono anche le prime versioni delle 22 carte degli Arcani maggiori dei Tarocchi, che, secondo alcuni studiosi di esoterismo dei secoli XIX e XX, contengono delle figure simboliche di chiara ispirazione Alchemica; esse rappresenterebbero una sintesi delle varie fasi della Grande Opera. Nell’ occultismo si attribuisce agli A. maggiori un’ importanza capitale,in quanto considerati un trattato di alta fiosofia, esposto per immagini. Una cosa è certa: queste carte particolarissime rimangono assolutamente mute per colui che non ha acquisito la facoltà di farle parlare; al contrario, esse possono dire molte cose a coloro che sanno interrogarle con sagacia. Il libro della Natura rimane, per noi, uomini moderni, chiuso da sette sigilli; le sue immagini ci sconcertano, poichè non comprendiamo più che le parole, la cui sonorità, purtroppo, ci stordisce completamente. Allo studioso di Scienze Ermetiche, gli Arcani maggiori dei Tarocchi appaiono come un’opera meravigliosa, in cui le figure, nella loro semplicità espressiva, nelle loro forme e nei loro colori, riescono a rivelare dei concetti universali, che possono essere espressi compiutamente solo mediante dei simboli, poichè il linguggio umano, diventato filosofico e preciso solo da poco tempo, è ancora inadatto ad esprimere dei concetti che appartengono ad un periodo particolare, in cui le parole si prestavano poco ad esprimere idee astratte.

Enrico Iaccino – Team Mistery Hunters