L’elettrone sferico che confuta la Supersimmetria e fa sperare nell’antimateria.

lhc

Pur essendo la prima particella elementare scoperta (nel XIX secolo), l’elettrone ha ancora molti segreti. Sappiamo infatti che è fra le particelle elementari più leggere che si conoscano e che la sua carica elettrica è un’unità indivisibile. Tutte le particelle elementari isolate finora hanno infatti carica elettrica multipla di quella dell’elettrone. Ma le sorprese non finiscono qui: perché pur non avendo una struttura, l’elettrone può orientarsi nello spazio, essendo dotato di un momento magnetico intrinseco detto spin. In pratica, l’elettrone è come una minuscola calamita che si orienta in presenza di un campo magnetico, in modo analogo all’ago di una bussola. Per studiare la forma dell’elettrone, i ricercatori hanno tentato di scoprire l’esistenza dell’analogo elettrico dello spin, detto momento di dipolo elettrico. Ogni asimmetria nella forma dell’elettrone o, più precisamente, delle sue interazioni con i campi elettrici esterni, si manifesta con la presenza di un momento di dipolo elettrico. In pratica il momento di dipolo è il termine tecnico che usano i fisici per descrivere se la sua forma è simmetrica o no. Per cercare questa asimmetria, gli scienziati fanno ruotare gli elettroni attorno al proprio asse in modo da testare se hanno una forma sferica o invece oblunga. Mentre una palla da biliardo ruoterebbe senza difficoltà, un uovo oscillerebbe. Lo stesso vale per un elettrone dotato di un momento di dipolo elettrico. I ricercatori di ACME Collaboration, un gruppo guidato da David De Mille della Yale University, e da John Doyle e Gerald Gabrielse della Harvard University, hanno osservato che la particella ha una forma più sferica rispetto a quella prevista dalla Supersimmetria. Così, per stavolta vince il Modello Standard. Il modello standard della fisica delle particelle, che descrive tutte le particelle conosciute nell’universo, prevede per l’elettrone un momento di dipolo elettrico praticamente nullo. Invece, le teorie che contemplano l’esistenza di ulteriori particelle (finora mai rivelate), prevedono un momento di dipolo diverso da zero, che i fisici cercano da 50 anni.

elett

Il team dell’ACME, ha eseguito un test dieci volte più sensibile degli esperimenti precedenti, senza trovare tracce di un momento di dipolo elettrico degli elettroni all’interno di molecole di monossido di torio, una molecola fortemente polare, cioè con cariche elettriche ben separate. I risultati dell’esperimento indicano che l’eventuale deviazione è inferiore a 0,000000000000000000000000001 centimetri, ossia tale per cui se l’elettrone avesse le dimensioni dell’intero sistema solare, la differenza dalla sfera perfetta non supererebbe lo spessore di un capello. Possiamo quindi affermare che l’elettrone è puntiforme e sferico entro la precisione sperimentale oggi raggiungibile. La conclusione è che il nuovo risultato assesta un colpo decisivo a molte nuove teorie fisiche, in particolare alla Supersimmetria (SUSY), secondo cui ogni particella nota nell’universo ha una particella gemella supersimmetrica, un “superpartner” le cui caratteristiche rispettano alcune simmetrie, che ancora deve essere scoperta. Spiega Ed Hinds, ricercatore dell’Imperial College di Londra: “La supersimmetria è così elegante e così naturale nella percezione di molte persone che si tende a credere anche che sia anche corretta. Ma se esistono, tutte queste particelle gemelle dovrebbero produrre “fantasmi virtuali” nelle nubi presenti intorno agli elettroni, dando luogo a un momento di dipolo elettrico misurabile. Per questo l’impossibilità di evidenziarlo mette la supersimmetria alle corde.” Conferma il tutto il fisico Jony Hudson dell’Imperial College di Londra “Per la supersimmetria si sta avvicinando il momento della verità. Anche se grazie all’ultima misurazione è possibile escludere la correttezza di alcune versioni basilari della teoria, modelli più complessi prevedono un piccolo momento di dipolo elettrico che potrebbe essere nascosto in un dominio fisico che deve ancora essere esplorato”. Afferma ancora Eugene Commins, professore emerito di fisica presso l’Università della California a Berkeley: “Si può andare avanti all’infinito a elaborare versioni sempre diverse della supersimmetria.

particelle

Un buon fisico teorico può inventare un modello in mezz’ora; poi per confutarlo ci vogliono 20 anni di sforzi dei fisici sperimentali”. La ricerca di particelle supersimmetriche è uno degli obiettivi principali anche del Large Hadron Collider (LHC), il più grande acceleratore di particelle del mondo, che fa collidere tra loro protoni a velocità prossime a quella della luce in un tunnel sotterraneo. L’acceleratore è abbastanza potente da arrivare a energie dell’ordine del teraelettronvolt (TeV), proprio l’intervallo previsto per le particelle supersimmetriche. Finora, non sono stati trovati segnali di nuove particelle, a esclusione dell’ultimo tassello mancante del modello standard, il bosone di Higgs. “Se l’intervallo di energie che viene studiato con LHC

2015-06-04_briefing
è regolato da una nuova fisica, ci si aspetterebbe un momento di dipolo notevolmente più grande del limite che ora abbiamo”, dice Hinds. “Ora che è stato ottenuto questo nuovo risultato, è altamente improbabile che possa emergere qualcosa nel dominio del TeV”. Se i ricercatori avessero scoperto la non sfericità degli elettroni, ciò avrebbe fornito la prova che il comportamento dell’antimateria e quello della materia differiscono più di quanto i fisici pensavano. Questa avrebbe anche spiegato come è scomparsa tutta l’antimateria dall’universo, lasciando solo materia normale. Hinds ha commentato le implicazioni del suo lavoro: “Tutto il mondo è fatto quasi completamente da materia normale, con solo minuscole tracce di antimateria. Gli astronomi hanno guardato proprio al limite dell’universo visibile e anche allora hanno visto solo materia, nessuna grande scorta segreta di antimateria. I fisici semplicemente non sanno cosa sia successo a tutta l’antimateria, ma questa ricerca ci può aiutare a confermare o a scartare alcune delle spiegazioni possibili.” Questo studio fa compiere dei progressi a uno dei più grandi misteri ancora esistenti in fisica: andare al fondo di come e perché esiste una predominanza di materia rispetto all’antimateria. La scuola di pensiero attualmente accettata tra i fisici è quella secondo la quale durante il Big Bang fu creata la stessa quantità di antimateria e di comune materia. Ma comprendere dove, e a dire la verità se, esistono dei depositi di antimateria finora non ancora scoperti rappresenta il principale obiettivo della ricerca in questo settore. Gli scienziati con questi studi stanno tentando di spiegare questa mancanza di antimateria cercando delle minuscole differenze tra il comportamento della materia e quello dell’antimateria che nessuno ha ancora osservato. L’antimateria è un divoratore di materia. Non si riproduce, non si lega, semplicemente annichilisce all’istante appena incontra, distruggendola, ogni particella di carica opposta sviluppando raggi gamma. Si tratta di una sostanza che di fatto ha le stesse caratteristiche della materia se non con carica opposta. Per essere precisi il moto dell’elettrone e del positrone (l’elettrone dell’antimateria con carica positiva) hanno direzioni inverse anche se speculari. I primi studi sono merito dell’originale e un po’ eretico fisico Paul Dirac che già nel 1930 predisse l’esistenza del positrone aprendo la ricerca sull’antimateria che venne empiricamente osservata nel 1932 da Carl Anderson (Premio Nobel per la fisica nel 1936 all’età trentuno anni) tramite studi sui raggi cosmici.

supersimmetria

L’antimateria ha il potenziale energetico più efficiente ed esplosivo mai conosciuto, con un rendimento al 100% che fa impallidire quello delle bombe atomiche. Non a caso il sogno di tutti i ricercatori mondiali, specie militari, è quello di arrivare a creare armi e motori con l’antimateria come propulsore per un livello energetico tanto micidiale quanto pericoloso. Voci parlano con insistenza di ricerche ed esperimenti ultrariservati. E’ rimasta nell’immaginario collettivo la mitica astronave Enterprise di “Star Trek” che viaggia tra gli universi con un motore ad antimateria. L’ultimo affascinate riscontro su questa tema è della Nasa che, grazie al satellite “Fermi Space Telescope“, ha scoperto fasci di antimateria negli strati superiori della nostra atmosfera. Per questi scienziati i forti temporali, associati ai fulmini, possono dare origine a raggi gamma. La sorprendente scoperta è stata fatta da un satellite nel 2009 sorvolando lo Zambia. I raggi gamma, solitamente sono originati da esplosioni di supernove, emissioni di buchi neri e da reazioni stellari, sono anche un indicatore dell’annichilimento causato da particelle di antimateria che incontrano atomi di materia. Anche negli spazi interstellari le emissioni di antimateria sopravvivono solitamente per pochi millesimi di secondo in quanto vengono subito annichilite dall’incontro con atomi di materia che sussistono anche in quello che sembrerebbe il vuoto. Tornando al caso terrestre, forti temporali con fulmini ad alta quota possono spingere gli elettroni a fortissime accelerazioni che, incontrando le molecole d’acqua, possono sviluppare raggi gamma. Il raggio gamma, quando incontra il nucleo di un atomo, può dare origine ad una coppia di elettrone – positrone (antimateria). Quindi anche i temporali possono generare sulla terra lampi di antimateria che quasi sempre si annichiliscono in meno di una infinitesimale frazione di secondo. La scoperta del satellite per un attimo ha dato la sensazione di trovarsi davanti ad un pianeta azzurro di antimateria Un ultima curiosità: nel 1908 una terribile esplosione colpì Tunguska nella Siberia centrale distruggendo 60 milioni di alberi e illuminando per giorni mezza Europa. Gli effetti sul terreno erano gli stessi di quelli di un disastro atomico ma l’elemento strano è che non esiste un cratere o un punto d’impatto. La tesi del meteorite, di una cometa o di un ufo è stata ultimamente affiancata al possibile impatto di un frammento di antimateria dall’enorme potenziale distruttivo. Tale tesi non è di un visionario ma di alcuni importanti scienziati che come fanno i scienziati seri portano dubbi e criticità senza dogmi prima che la scienza verifichi empiricamente.

Alfonso Morelli – Team Mistery Hunters

RELATORI FANTASTICI E DOVE TROVARLI: TERRA OPERA ALIENA CON MAURO BIGLINO, ROBERTO PINOTTI, PIETRO BUFFA, MARIO CALIGIURI

15896187_1076450055799824_8096458161559271201_o

Sono Passate due settimane dal simposio terra opera aliena, e probabilmente scrivere di quella giornata adesso, non ha molto senso, soprattutto considerando che gli articoli a riguardo sono stati pubblicati nei giorni successivi. Che il video della conferenza viaggia a oltre 100 visite al giorno, che l’intervista agli ospiti stà rilanciando la web radio, e soprattutto si è affievolita l’onda di interesse nei giorni immediatamente successivi.
Ma come tutti i traguardi bramati e alla fine, con sacrificio raggiunti, non si riesce ad assaporarli se non quando il frastuono di ciò che si è fatto è ormai un bisbiglio lontano. Vi è un momento dove bisogna assaporare e ascoltare e un momento dove con tutta calma si possono tirare le somme.

Trovarsi davanti oltre 300 persone in una sala strapiena che è quasi rimasta tale per oltre 9 ore, andare a parlare di noi e dell’evento sulla TV Nazionale, assistere a delle relazioni di primissimo piano con un filo conduttore, non segnato, ma che ha toccato tutti gli aspetti possibili riguardanti l’Ufologia e non solo, di avere relatori come Mauro Biglino, Roberto Pinotti, Pietro Buffa, Mario Caligiuri, incuriosire decine di persone che decidono di seguirti, vedere i volti dei presenti che dopo 9 ore hanno ancora voglia di fare domande, che significa obbiettivo raggiunto, creare interesse. Può sembrare poco per chi fa questo come mestiere, ma può diventare straordinario se guardi indietro e rivedi un portatile su una lavatrice nel tentativo di creare un blog. La maggior parte dei non addetti ai lavori in tema di presentazione di ciò che riguarda l’associazione Mistery Hunters, mi rivolge costantemente la stesse domande credi agli UFO? A ma quindi gli UFO esistono? Mistery Hunters? Quindi andate a caccia di fantasmi, alieni?

16114256_1419910734686901_119679104798117868_n

16113406_1419906998020608_7263576416924164176_o

16113158_1419913854686589_3812834730943363901_o

16107172_1077479815696848_2802681795217067778_o

15975153_1419906958020612_7388177335097617840_o

15975080_1419910098020298_3834772931518133871_o

15975005_1419903714687603_3527028368437237006_o

Purtroppo non sono una persona molto diplomatica, ma con il tempo ho imparato che c’è sempre una risposta giusta, e devi solo trovare quella che calza perfettamente al tuo interlocutore. E alla fine non rispondo mai anzi faccio io le domande. 1) In oltre settanta anni di Ufologia di migliaia di avvistamenti, di decine di testimoni, foto video, documenti top secret, credi sia possibile che tutto sia riconducibile ad una stronzata? 2) E’ possibile che le evidenze presenti in siti archeologici di tutto il mondo, non solo di civiltà antecedenti alle datazioni accademiche, ma di tecnologie non possibili se si pensa al livello di conoscenza dell’uomo in quel dato periodo possano essere tutte dei falsi? 3) Le moderne ricerche nel campo medico e genetico trovano spesso interazioni con quello che è scritto negli antichi testi, e stanno dimostrando come l’evoluzione “forse” ha dei lati oscuri da chiarire. Vi pare possibile che abbiamo ancora la concezione su alcune teorie del 1858? E’ possibile rimanere ancorati a questo senza provare a spingersi oltre? Alla fine degli anni ’70 non si sapeva dell’esistenza dell’ HCV o epatite C, oggi quasi 40 anni dopo esiste una cura, e così dunque assurdo provare a pensare una evoluzione alternativa dopo quasi 160 anni? Ecco sono tantissime altre le domande che mi capita di fare, ma credo che già solo queste mi fanno capire e ricevere sempre la stessa risposta. No effettivamente sono cose che andrebbero studiate, poi sai spesso sono argomenti tabù che però hanno sempre un fondo di verità, e poi i governi nascondono tutto chissà qual’ è la verità. Comunque prossima volta che vi riunite fammi sapere.
Ma come? Non erano tutte stronzate?

E allora capisci di aver fatto Bingo, nessuno ha la verità in tasca, tanto meno noi, ma è così difficile provare a guardare oltre, a sperimentare, a non essere solo una percentuale da audience televisiva? Noi siamo questo. La lente di Diogene che si guarda intorno, a partire dei luoghi a noi vicini ricchi di storia e di misteri. Siamo quelli che davanti alla foto di un presunto avvistamento riteniamo come prima ipotesi sia un moscone davanti ad uno smart phone, perché solo così si può creare interesse ed eventualmente fare ricerca in modo obbiettivo ed oggettivo. Il convegno Terra: Opera Aliena, in realtà ha cercato indirettamente di dare delle risposte alle domande che molti come me si pongono, una visuale da una diversa prospettiva, vi ricordate il film l’attimo fuggente, quando Robin Williams salì sulla cattedra consigliando di guardare le cose sempre da angolazioni diverse? E’ esattamente quello che è stato fatto, i relatori con le loro intuizioni ci hanno fatto salire sulla cattedra e la fila diventerà sempre più lunga statene certi. Carpe Diem

Giuseppe Oliva – Team Mistery HUnters

Un piacevole inganno, le Sirene

odissea-sirene
QUI, PRESTO, VIENI, O GLORIOSO ODISSEO, GRANDE VANTO DEGLI ACHEI, FERMA LA NAVE, LA NOSTRA VOCE A SENTIRE. […]” ODISSEA, LIBRO XII, VV. 185-186

Da sempre le Sirene hanno affascinato l’immaginario collettivo dell’essere umano: donne meravigliose dalla voce incantevole, col potere di ammaliare le loro prede senza che esse se ne possano accorgere.

L’immaginario comune la descrive con testa e corpo di donna per poi assumere le sembianze di pesce: in realtà questa è la rappresentazione nordica di tale “mostro”, in Grecia il resto del corpo ha l’aspetto da uccello a causa dell’influenza egiziana, che identificavano in questi esseri le anime umane che hanno fallito il loro obiettivo e per tale motivo ritornano in questo mondo per divorare le anime sventurate che incappano in loro. Nelle leggende nordiche, invece, troviamo le Ondine: donne seducenti dai capelli azzurri che ammaliano le vittime sulle sponde degli specchi d’acqua. Diversamente dalle sirene greche, le ondine si mostrano ingannevolmente cortesi nello scortare i viandanti tra boschi e paludi per poi divorarli nelle profondità delle acque.

Il significato di questi mostri è chiaro: sono un avvertimento a non cedere alle tentazioni nei momenti più duri della propria esistenza. Sono tranelli posti dal desiderio e dalle passioni dal nostro inconscio, che viene rappresentato dalla seduzione a cui ci si abbandona senza alcun controllo. Rappresenta l’autodistruzione dell’essere umano nei momenti di difficoltà a cui ci vuole abbandonare per timore di un fallimento delle proprie capacità o per scegliere una via più rapida ma ingannevole e che porta esattamente alla vera distruzione.

Proprio come Ulisse legato all’albero maestro sofferente, dovremmo appigliarci saldamente alla realtà dei fatti e non distogliere l’attenzione dai nostri obiettivi, sebbene le tentazioni siano sempre in agguato.

Marco “DOC” Florio – Radio MH, Mistery Hunter

Ness of Brodgar

brodgar-1
Il Ring of Brodgar è in il terzo in ordine di grandezza fra i circoli di pietre dell’Inghilterra.
Costruito su un rilievo collinare rivolto a est, oggi sono rimaste soltanto ventisette delle sessanta pietre originarie ed è conosciuto come Ring of Brodgar o Broigar.
Le pietre fanno parte di un monumento a terrapieno, di cui ancora si riescono a intuire il fossato e la sponda, con entrate rivolte a nord-ovest e a sud-est. Il circolo aveva un diametro di circa 110 metri e oggi la pietra più alta misura 4,6 metri. Su quattro pietre vi sono alcune incisioni; in senso orario, dall’entrata di nord-ovest, sono presenti: sulla terza un’iscrizione runica chiamata Bjorn (nome norvegese, forse un visitatore, e il sito porta effettivamente il suo nome “di Bjorn); sulla quarta c’è il simbolo runico delle croce; sull’ottava il simbolo runico dell’incudine e sulla nona pietra un’iscrizione ogamica.
I massi furono incisi molti anni dopo la loro collocazione.
Il sito risale alla prima Età del Bronzo, a circa il 2500 avanti Cristo.
Ring of Brodgar è stato chiamato anche Tempio del Sole, mentre le vicine pietre di Stennes erano chiamate Tempio della Luna, dalla disposizione a falce di luna delle pietre.
“La loro lavorazione è stata impeccabile”, dice Roff Smith, autore di un articolo su Ness of Brodgar in uscita sul numero di agosto del National Geographic. “Le mura imponenti che hanno costruito possono rivaleggiare con quelle romane realizzate 30 secoli più tardi. All’interno delle mura c’erano decine di edifici, tra cui una delle più grandi strutture di tutto il nord Europa preistorico”.

Tra il circolo e il terrapieno esterno c’era un fossato il quale era profondo non meno di 3,6 metri e largo 9. Il profondo fossato avrebbe potuto avere un significato simile a quello delle mura di una cattedrale, dando la sensazione di un vasto spazio raccolto.
137 metri a sud-est si trova infine la Comet Stone che è ritenuta uno dei più precisi indicatori di allineamento nella zona di Brodgar. La Pietra della Cometa è l’unico menhir che abbia questa funzione.
orkney_01

orkney_02

orkney-scozia
Molti sono i motivi che si possono ipotizzare per la costruzione di questo grande sito, si può però affermare con certezza che queste strutture dovevano avere grande importanza nella vita della Comunità e avevano una funzione religiosa o rituale.
Potevano essere delle aree di osservazione astronomica, sia per tracciare la posizione degli astri nel cielo a seconda delle stagioni, il che veniva poi usato per le predizioni, sia probabilmente anche per calcolare il tempo che passa.
Da studi effettuati anche su altri siti del genere, sembra ci sia un collegamento fra il movimento del sole e quello della luna attraverso il cielo, in particolare della luna, e questa doveva essere un’area molto felice per l’osservazione dell’astro lunare.
Poteva anche essere un centro cerimoniale e magico con la possibilità di alloggiare la popolazione locale che assisteva alle cerimonie o agli eventi.
Ci stavano sino a 3000 persone, mentre l’area delle pietre di Stenness era troppo piccola per contenere i partecipanti rituali.
Un’altra teoria è che l’anello di Brodgar sia stato una zona dedicata al culto dei morti, mentre le pietre di Stenness, con il relativo focolare centrale, potevano rappresentare la vita. Sotto quest’ottica si possono immaginare processioni che da Stenness andavano a Brodgar come viaggio simbolico della vita verso la morte.
Come riporta The Scotsman, lo scavo archeologico, che finora ha portato alla luce solo il 10 percento del sito originale, ha restituito migliaia di reperti incredibili, comprese aste cerimoniali, asce di pietra levigata, coltelli di selce, una figurina umana, pentole, spatole di pietra, ceramica altamente raffinata e più di 650 opere d’arte neolitica, la più grande collezione mai trovata in Gran Bretagna.
siti monumentali del Cerchio di Brodgar, le Pietre di Stenness, Skara Brae e la tomba di Maeshowe, tutti situati in un raggio di diversi chilometri da Ness, in passato venivano visti come siti isolati e con storie distinte. Ma con il progresso degli scavi, gli archeologi oggi pensano che questi monumenti megalitici fossero tutti collegati in qualche modo, anche se lo scopo complessivo rimane sconosciuto. Questo paesaggio è molto più integrato di quanto chiunque abbia mai ipotizzato,dice l’archeologo Nick Card, direttore degli scavi. “Tutti questi monumenti sono indissolubilmente legati da un qualche grande tema che possiamo solo immaginare. Le persone che hanno dato vita a tutto ciò facevano parte di una società più complessa e capace di quanto solitamente si pensi”. Il sito di Ness, insieme ad altre strutture dell’Età della Pietra, formano il nucleo di un sito patrimonio mondiale dell’UNESCO chiamato il Cuore delle Orcadi Neolitiche.
119
Roff Smith, autore dell’articolo del National Geographic, è convinto che le Orcadi siano state abitate da persone in anticipo sui tempo. “Avevano la tecnologia dell’Età della Pietra, ma la loro visione era di millenni in anticipo”.

Insomma, un fertile e lussureggiante arcipelago al largo della punta settentrionale della moderna Scozia, su cui è stato realizzato un complesso di edifici monumentali completamente differente da quanto visto fino a quel momento.

Team Mistery Hunters

La Magia dei Trulli

14614265_10210217985195428_1667248902_o

I trulli sono prodigi architettonici a forma di cono, costituiti generalmente da una base circolare (i più antichi) o quadrangolare. I loro muri perimetrali hanno un’altezza variabile da 1,60 a 2 metri. Il loro spessore, ai giorni nostri, non supera gli 80 cm, mentre un tempo andava oltre il metro e spesso raggiungeva i 2. Sui muri poggia il cono (la cannela), che sale restringendosi fino al culmine, indicato esternamente da un pinnacolo. La volta conica all’esterno è ricoperta di lastre calcaree dette chianche (o chiancole, chiancarelle) che ne garantiscono anche l’impermeabilità. Esse sono disposte in file sovrapposte, con pendenza verso l’esterno, per agevolare il deflusso delle acque piovane. Sia le mura sia la cupola sono innalzate a secco. I trulli sono il primo esempio di perfetta coibentazione: caldi d’inverno e freschi d’estate. Questo fenomeno è dovuto alla formazione di piccole camere d’aria tra una chianca e l’altra, che assorbono gli sbalzi di temperatura, mantenendola costante. L’intonacatura interna, in latte di calce su uno strato di bolo (terra rossa) contenente paglia, impedisce agli insetti di passare e funge da isolante termico. Inoltre la cosiddetta passività della struttura (nei trulli non esistono leganti) è in grado di assorbire anche le scosse di terremoto più forti. I Trulli di Alberobello sono stati inseriti dall’Unesco nella lista dei beni protetti come patrimonio dell’umanità.

1

Sulla storia e sull’etimologia dei trulli vertono comunque parecchi dubbi: non a caso Emile Berteux li ha definiti “Costruzioni senza tempo”. C’è chi propende per il richiamo al 1500 a.c., quando col nome classico tholoi, a Micene in Argolide, una cupola apparve sulla tomba detta Tesoro di Atreo, ricolma degli oggetti in oro poi scoperti nel 1874 dal celebre archeologo Heirich Schliemann, lo stesso degli scavi di Troia. Ma ad intrigare la questione compare anche il termine greco-bizantino torullos, (dal greco antico τροῦλλος, trûllos, cupola) che si riferisce alla sala a cupola del palazzo imperiale di Costantinopoli, nel quale Giustiniano II, nel 691, tenne il concilio detto appunto trullano o in trullo. Infine, l’ipotesi latina turris, con le alterazioni turulla, trulla, trullum per indicare una piccola torre. Nonostante nelle zone di sviluppo dei trulli si rinvengano reperti archeologici o fondamenta di capanne risalenti all’età del bronzo, non esistono trulli particolarmente antichi, per un semplice motivo: piuttosto che provvedere alla riparazione di un trullo, per motivi economici, si procedeva all’abbattimento dello stesso e alla sua ricostruzione riutilizzandone il materiale. Così le attuali costruzioni risalgono circa al XVI secolo, quando Giangirolamo II Acquaviva D’Aragona, Conte di Conversano, noto come il “Guercio di Puglia”, uno dei primi feudatari della zona, impose la costruzione di abitazioni solo con pietra a secco e senza l’utilizzo di malta. Questo espediente, in realtà, evitava il pagamento dei tributi al vicerè spagnolo del Regno di Napoli, in quanto non veniva considerato come insediamento urbano, bensì come costruzioni precarie di facile demolizione e dunque non tassabili. La verità è che di precario hanno ben poco; la struttura infatti garantisce notevole stabilità, oltre ad assicurare un ottimale equilibrio termico. Una altra teoria molto attendibile riguardante l’origine dei trulli lega il medio-oriente con la Puglia: esiste in Turchia il villaggio di Harran o, indicandolo col suo antico nome, Caran composto da migliaia di trulli. Proprio da Caran partì, duemila anni prima della nascita di Cristo, il patriarca Abramo per raggiungere con il suo popolo la terra di Canaan. L’attuale Harran fu ricostruito circa mille anni fa, in corrispondenza della conquista bizantina della Puglia quando, cioè, alcune comunità ebraiche ed orientali si stabilirono fra Bari e Taranto. È probabile che proprio in quella occasione l’architettura a trullo sia stata trapiantata in Puglia; il trullo, quindi, secondo questa storia, potrebbe addirittura vantare una origine biblica. Se prendiamo per buona questa teoria della nascita orientale del trullo fra Turchia, Siria, Anatolia, zone notoriamente soggette a frequenti e devastanti terremoti, il pinnacolo è una prova schiacciante, in quanto, a forma prevalentemente sferica, in Valle d’Itria, originariamente non veniva fissato ma solo appoggiato in modo da lasciarlo libero di “rotolare” giù dalla cupola in caso di un eventuale movimento tellurico, in modo tale che il rumore provocato consentisse agli abitanti del trullo di mettersi tempestivamente al sicuro: una cautela di certo anch’essa importata dall’Oriente. Difatti, se osserviamo le immagini dei trulli di Harran situati in zona soggetta a terremoti, possiamo notare che sono tutti, indistintamente, sormontati da un pinnacolo posto in equilibrio che precipitando svolge sicuramente una funzione di “allarme” in caso di sisma.

14593585_10210217983235379_361294111_n-copia

trulli di Harran

In ogni caso ciò che ha fatto del trullo di Puglia una espressione architettonica unica al mondo è la sua continuità d’uso che ne ha favorito il formarsi di una propria caratteristica architettura ben più evoluta rispetto a quella riscontrabile in tutte le altre tipologie “a trullo ” esistenti in altre zone nel mondo come nel caso delle pinnette in Sardegna, dei talajots delle isole Baleari, delle casìte dell’Istria, del bothan delle Isole Ebridi delle costruzione in pietra a secco irlandesi di Dingle, del tipico dammuso di Pantelleria, del complesso agro-pastorale di Abbateggio in Abruzzo, le case di O Cebreiro, una delle tappe del cammino di Santiago, delle abitazioni della Cappadocia e degli stessi trulli di Harran.
FOTO (casita istria, abbateggio, o cebreiro,pinetta,bothan,cappadocia)
La simbologia relativa ai trulli viene illustrata dai pinnacoli e da figure emblematiche tracciate con latte di calce sulla cupola. Essa non tanto caccia il malocchio, come molti con insistenza pensano, quanto trasmettono il valore magico-culturale con cui il trullo dovette nascere, come immagine del cielo e come altare per il culto solare e il pinnacolo altro non è che l’immagine fallica collegata a questo culto. I pinnacoli decorativi, chiamati anche cucurnei o tintule, possono assumere forme diverse, spesso ispirate a elementi simbolici, mistici, religiosi o a motivi tradizionali. Per alcuni studiosi i pinnacoli sono una sorta di “marchio”, posto dai differenti maestri trullari (costruttori) per contraddistinguere il proprio lavoro, o un semplice elemento decorativo prescelto dai proprietari della casa. Per altri, la loro origine è da ricondurre a una primitiva simbologia magica. Non a caso, le forme che li caratterizzano, (il disco, la sfera, il cono, la piramide a base quadrata o triangolare) nell’antichità erano connesse ai culti betilici (dal latino bactulos, pietra sacra), praticati dai popoli agricoli primitivi e documentati in Puglia fino al primo secolo A.C., popoli che adoravano la pietra pensando che fosse figlia del sole e delle stelle. Nelle forme più evolute, il pinnacolo posto sull’apice della cupola diventa un poliedro cruciforme, un poligono stellato, una pisside sormontata da un globo.. Per questi elementi, infatti, così come si è verificato per i simboli dipinti, l’originario valore magico sarebbe stato sostituito, progressivamente, da un’interpretazione cristiana e quindi religiosa. Per spiegare il significato simbolico di tali forme occorre risalire all’origine “esoterica” del culto delle pietre sacre. Il culto betilico trae il suo nome dall’antica città ebraica di Bethèl (l’odierna Béthin) che dista qualche chilometro da Gerusalemme e il cui significato etimologico è “la Casa di Dio”. Di conseguenza il rituale sacro nacque dalla convinzione che nella pietra fosse custodito un potere misterioso (ricordiamo a tale proposito le meteoriti cadute dal cielo, soprattutto le tectiti, e le pietre focaie ritenute dagli uomini primitivi rispettivamente dono delle stelle e del Sole), perpetuato attraverso i Fenici, poi i Greci (che trasposero il termine “Bethél” in Baitylos o Baitylion) ed infine i Romani (Baetulus). Nella maggior parte dei trulli a pianta QUADRATA il pinnacolo è una SFERA in quanto la forma quadrata o rettangolare per la gnosi antica stava a significare il “terreno”, il “mondo materiale” e La sfera invece rappresentava il “divino”, il Celeste.

14593371_10210217984435409_1857534316_n-copia

Sul frontale di ogni cupola vi sono dipinti dei simboli, anch’essi, di valore propiziatorio o magico, sia di origine pagana che di origine cristiana. I simboli vengono tracciati a mano libera con l’uso della calce, sinonimo di purificazione (è usata come disinfettante): il colore bianco ricorda quello del latte e il candore dei trulli ricorda qualcosa di puro. In passato il sindaco di Alberobello poteva emettere un’ordinanza di allattamento (da allattè, cioè tinteggiare i muri di bianco) per ridare il colore originario ai trulli. Tali simboli, resi grossolani a causa della superficie del tetto e della non sempre specifica capacità decorativa dell’imbianchino, sono spesso identificabili per intuizione più che per la chiarezza del disegno. Seguendo una classificazione risalente al 1940 è possibile suddividerli in: primitivi, magici, pagani, cristiani, ornamentali e grotteschi. Tale suddivisione è puramente indicativa e, benché la sua validità scientifica sia relativa, è funzionale per una rapida identificazione. In base al censimento risultano oltre duecento simboli diversi tra quelli ancora presenti sui coni e quelli tramandati dalla tradizione orale. La classificazione e la spiegazione dei simboli sono problematiche perché la tradizione e il passaggio tra generazioni dell’utilizzo dei simboli avviene solo e per via orale, quindi a noi non è arrivata nessuna spiegazione dettagliata sull’utilizzo o sul significato degli stessi.
FOTO ( foto tetti)
In realtà, anche se quasi tutti i simboli hanno acquisito un significato eminentemente cristiano, il contadino non riesce a staccarsi da un loro fine utilitaristico e apotropaico. L’antica credenza popolare considera questi segni dotati di particolari virtù magiche e capaci di allontanare le influenze maligne. I simboli pagani in quanto magici, erano religiosi mentre a quelli cristiani in quanto religiosi, si chiedeva di essere magici. Anticamente si viveva in funzione del buon esito di un raccolto, temendo che una stagione avversa o una qualsiasi malattia non consentisse di lavorare. I simboli, tramandati di generazione in generazione, in caso d’abbattimento del trullo, erano riportati sul cono appena edificato. Se la presenza di tali segni nelle zone rurali era garantita dalla tradizione, in paese, al contrario, nel corso degli anni tendeva a sparire. Risale al 1926 il ripristino di alcuni di essi nel Rione Monti, su imitazione di quelli riportati sui trulli più antichi. Altri simboli furono riproposti nel 1934, per ordine del Comitato Provinciale del Turismo, in occasione della prevista visita di Benito Mussolini, giunto a Bari per l’inaugurazione della quinta Fiera del Levante.
Primitivi
In questa tipologia vanno inclusi quei disegni dal significato meno accessibile e non riconducibili ad alcun modello reale. Giunti fino a noi grazie alla loro successiva interpretazione cristiana, sono, spesso, insoliti e rudimentali intrecci di linee curve e diritte, di circoli e triangoli, di punti isolati e linee terminali, prevalentemente di numero tre, cinque e sette. Il fatto che i medesimi segni siano presenti sui vasi antichi apuliani, pensiamo alla croce svastica, o si trovino scolpiti lungo le pareti interne delle tombe primitive, confermerebbe la loro arcaicità. A tale classe appartengono, inoltre, i triangoli, invocazione alla Trinità, i circoli, simboli di Dio, e i punti isolati, segni della miseria umana.

s1
Magici
I simboli magici sono da ricollegare a segni astrologici, zodiacali e planetari. Ogni auspicio ha assunto una specifica simbologia, associata ad alcuni segni dello zodiaco. Il segno dell’Ariete diviene implorazione di vita sana e robusta, il segno del Sagittario è una preghiera propiziatoria affinché si fermino le saette dell’ira divina, quello dei Pesci protegge dai fulmini. I segni del Toro, dei Gemelli, del Cancro, del Leone e della Bilancia, sono augurio di fortuna, rispettivamente per gli abitanti della casa, per i fratelli, per i genitori, per i bambini e per gli sposi. Simboli di maggiore rilevanza sono il Sole e la Luna. Il primo, rappresentato da tre cerchi concentrici, è principio di vita materiale e spirituale per il trullo e per i suoi abitanti. La Luna, custode del trullo addormentato, presenta una croce equilatera accanto alla sua gobba rivolta a levante, affinché non sia confusa con la mezzaluna turca, simbolo di dannazione. Un segno particolare è quello rappresentato da una sorta di tridente rivolto al cielo, divenuto simbolo delle tre preghiere indirizzate alla Trinità.

simb2

Pagani
Tali simboli, presenti prevalentemente in zone rurali, sono da ricondurre all’antico culto degli animali professato dai Romani. Queste raffigurazioni, così come le altre, hanno subito una progressiva modificazione interpretativa. L’aquila è diventata simbolo dell’anima che aspira al cielo. La testa del cavallo, del bue, del cane e il gallo rappresentano rispettivamente il lavoro, lo scongiuro da ogni sfortuna, l’emblema della famiglia e quello della vigilanza. Il serpente è segno di prudenza.
Cristiani
Queste sono le raffigurazioni più comuni, numerose e varie. Infatti, i simboli primitivi, magici e pagani, reinterpretati, sono diventati espressione del culto e della credenza popolare. La cosa non risulta particolarmente strana dato che, anche il primo Cristianesimo assunse simboli solari e astrali, cambiandone il significato. Rappresentazioni del Sole e della Luna, per esempio, sono affrescati sul catino absidale centrale della vicina chiesa di S. Maria di Barsento. Se per lo storico locale Notarnicola l’affresco è da ricondurre al periodo longobardo, quale indizio della presenza di indigeni o di alieni (…) da poco convertiti al Cristianesimo e, quindi, non ancora del tutto depurati degli idoli astrali, secondo l’iconografia medioevale, gli astri maggiori del firmamento assumono una particolare valenza simbolica: il Sole rappresenta la natura divina di Cristo, la Luna, viceversa, la natura umana. Alcuni di questi elementi iconici, come la stella a sei punte o il candelabro a sette bracci, pur essendo di origine ebraica, sono stati successivamente “cristianizzati” nei loro significati. Tutti questi simboli, qualunque sia la loro origine e la loro presunta datazione, si riferiscono alle più svariate manifestazioni e ricorrenze della Chiesa Cattolica. Si passa dal monogramma di Cristo ai simboli della passione, dal cuore trafitto di Maria all’Ostia raggiante, dal Calice Eucaristico alle iniziali dei Santi Patroni o all’alfa e omega. Il simbolo più comune è la Croce. Essa assume svariate forme: semplice, astata, radiante, punteggiata. E’ il più alto segno della cristianità e rappresenta le preghiere innalzate al cielo. Non mancano i segni augurali e propiziatori con il nome della Vergine.

simb3

Ornamentali e Grotteschi
I simboli grotteschi, non sono collegati alla tradizione, ma sono frutto della fantasia del proprietario del trullo. Queste raffigurazioni sono, essenzialmente, espressioni estetiche del contadino, oppure indicano specificatamente l’attività lavorativa dello stesso. Accanto alle iniziali del nome e cognome del proprietario, è dipinto a volte lo strumento del suo mestiere: una zappa, una falce, una bilancia, un martello, una pialla. Presenti anche le raffigurazioni delle produzioni agricole, nelle quali il proprietario del trullo è specializzato: una spiga, un grappolo d’uva, un ramo di mandorlo in fiore, un ramoscello d’olivo. Accanto a questi, non è raro trovare una croce, simbolo di scongiuro e d’invocazione propiziatoria. Non mancano fiori, cuori intrecciati o stelle.

14608149_10210217983835394_1251356833_n

14600713_10210217990195553_1151950837_o

14600785_10210217986835469_2088836514_o-copia

14543541_10210217982555362_1503872037_n

14585705_10210217985955447_1254255628_o

Sia le decorazioni sui tetti, sia i pinnacoli raccontano, interpretano l’unione dell’uomo con il creato e con la divinita’. E raccontano un rapporto di reverenza, che si serviva di un linguaggio perduto di cui sono rimasti solo i simboli e le immagini esterne. Esprimono un richiamo forte alla spiritualita’ univesale e al riconoscimento delle forze della natura, imperscrutabili e indomabili. In questo senso si avvicinano al mandala, in quanto esempi di cosmologie ed espressione di un rapporto tra il micro e macro cosmo. Va inoltre ricordato che nel Medioevo nel periodo compreso fra il VII e XII secolo fiorì in Puglia una civiltà legata all’Oriente ed ai culti isidei che poi si fuse con la cultura autoctona. Né è un caso che proprio nella Valle d’Itria esistessero numerosi santuari altomedievali, ormai completamente distrutti, che erano stati dedicati alla Madonna Odegitria (la Madonna Nera di Costantinopoli), importata dall’oriente dall’ordine segreto dei monaci “rossi o conoscitori” con tutta la relativa simbologia esoterica.
Possiamo quindi concludere che la semplice gente di Puglia non è stata l’artefice della creazione di questi strani simboli, bensì la perpetuatrice di un rituale che origina dall’unione di più culture legate ad antiche religioni.

Alfonso Morelli – Team Mistery Hunters

Patagonia: sulle orme dei giganti

mag

Marzo del 1520, nei pressi di Baia di San Julian, in Patagonia.
Il grande esploratore Italiano Ferdinando Magellano intuì che si sarebbe potuto trovare un passaggio spingendosi ancora più a Sud del continente Americano. Attraverso, il passaggio per la Terra del Fuoco, in quello stretto che ora prende il suo nome, stretto di Magellano appunto fino a sfociare nell’Oceano Pacifico, così denominato per via delle acque calme e limpide, dopo le burrasche sudamericane. Una volta giunto nelle Filippine, per il semplice fatto di aver trovato simpatico il sovrano indigeno che lo aveva accolto, decise di immolarsi e di combattere con il suo equipaggio la tribù nemica del sultano di Cebu. Probabilmente sottovalutando l’abilità bellica dei suoi avversari, si trovò nel bel mezzo di una carneficina inaspettata: morì sotto le lance e le frecce nemiche e il suo corpo non fu mai più recuperato. Una piccola parte del suo equipaggio riuscì a salvarsi, per poi fuggire verso le Molucche e lentamente rientrare in patria. Tutto quello che sappiamo di questo viaggio, è merito di Antonio Pigafetta, fedele braccio destro di Magellano durante la spedizione, di cui scrisse il diario di bordo.
Fu lui a parlare per la prima volta di giganti in Patagonia. Il nome Patagonia si fa risalire all’incontro di Magellano con i primi nativi che incontrò in quella terra inospitale, dopo che aveva deciso di fermarsi a svernare nella baia di San Julian. Erano uomini alti e corpulenti e non sorprende che i marinai, la cui altezza media non superava il metro e sessanta, videro accanto a loro dei veri e propri giganti. Si presume inoltre che Magellano avesse letto la saga di Primaleon, il personaggio buono che combatte contro il mostro Patagon, un’opera cavalleresca uscita qualche anno prima in Europa, e che di fronte al gigante che si muoveva in modo sgraziato e lasciava sulla sabbia impronte spropositate abbia sospirato: “Oh el Patagon!”. Da quell’episodio sulle carte geografiche cominciò forse ad apparire il nome Patagonia.
magelmap
Pigafetta scrive in veneto rinascimentale:
«Essendo l’inverno le navi intrarono in uno bon porto per invernarse. Quivi stessemo dui mesi senza vedere persona alcuna. Un dì a l’improvviso vedessemo un uomo, de statura de gigante, che stava nudo ne la riva del porto, ballando, cantando e buttandose polvere sovra la testa. Questo era tanto grande che li davamo alla cintura e ben disposto: aveva la faccia grande e dipinta intorno de rosso e intorno li occhi de giallo, con due cuori dipinti in mezzo delle galte».
Le leggende attorno alla presenza di uomini enormi nascosti in capo al mondo si moltiplicarono e durarono per secoli, alimentando una fitta produzione letteraria e artistica, oltre alla curiosità dei futuri esploratori che raggiunsero quella zona.
imbelloni
Ora considerando che gli spagnoli del Cinquecento erano alti in media un metro e sessanta, la misura riportata dal marinaio italiano è ovviamente esagerata. Bisogna osservare che all’epoca la Patagonia era una terra sconosciuta che i più pensavano essere l’Antichthon, l’antimondo, dove la neve cadeva dal basso all’alto e gli uomini avevano orecchie così grandi che potevano avvolgersi dentro come fossero coperte, quando cadevano nel sonno, e i marinai, che avevano in mano l’esclusiva dell’informazione, usavano questo potere a modo loro per impressionare il più possibile chi li stava ad ascoltare. Per secoli i naviganti continuarono a toccare le coste atlantiche della Patagonia e trovarono sempre ad attenderli ai loro approdi i famigerati giganti. Fu così per Francis Drake, Cavedish, John Byron e James Cook, per citarne alcuni. Finché qualcuno riuscì ad entrare in quella terra inospitale, viaggiando addirittura a fianco dei suoi abitanti. Siamo nell’Ottocento e il viaggiatori sono G: C: Musters e F. P. Moreno. Gli abitanti della Patagonia erano davvero alti in modo impressionante. Lo si capisce bene da una fotografia, dove l’ing. Imbelloni con il suo metro e ottanta di altezza fatica a emergere tra le teste dei prigionieri patagoni. Non c’è dubbio che il popolo Tehuelche siano stati molto alti, paragonabile a quella dei sudanesi Dinka, gli olandesi e croati, che al giorno d’oggi sono i popoli più alte della Terra. Ned Chace, un americano che ha vissuto in Patagonia tra il 1898 e 1929 aveva sentito da nativi suoi contemporanei di altri” indiani in Patagonia e oltre ai Thuelche, più grandi di loro, e ostili a loro “. Chace era sicuro che fossero giganti perché aveva scavato alcune vecchie tombe e in una di quelle che si trova un grande osso della gamba che appoggiato a terra” misurava due pollici [5 cm] sopra il sua ginocchio.
Chace era alto 1,80 m. Ci sono tuttavia rapporti veri e attendibili sulle antiche storie di terribili battaglie combattute in Southern Santa Cruz, dove le tribù si decimavano a vicenda ;
L’esploratore italiano Giacomo Bove nel 1881 ha scritto che un “gaucho” locale (cowboy argentino) di nome García gli ha detto che durante la guida delle mucche attraverso il sud di Santa Cruz, si è imbattuto in ” una valle piena di ossa “; erano gigantesche, e umane, che appartenevano ad ” una razza estinta una nazione di uomini con scheletri colossali”.
fda8d5a68fbb81b2f2b133b72a39ba43
Dunque mettendo da parte per un attimo leggende e racconti, magari “ingigantiti”, quello che appare quanto meno strano è che nello stesso periodo anche altri popoli come ad esempio i Tiremenen, avversari dei Tehuelche, fossero anch’essi di statura elevata si parlava di una media che superava il metro e 80. Altri dati interessanti possono trovarsi in riferimento ad un’altra popolazione della terra del fuoco i Selk’nam.
b2fb89fec66fca54fb52602b3c086d9e

ritualidad_02
I Selk’nam arrivarono in Argentina già 10.000 anni fa, alla fine dell’ultima era glaciale. Appartenevano probabilmente ad una seconda ondata migratoria, sviluppatasi a oriente della catena andina, ed è possibile fossero imparentati con i Tehuelches della Patagonia e i Guaicurù del Chaco con cui avevano in comune i tipi di maschera e i riti di iniziazione. Ma si ipotizza pure che tutte e tre le popolazioni indigene abitanti la Terra del Fuoco, discendessero da tribù asiatiche, le quali, attraversato lo Stretto di Bering, erano migrate fino all’altro estremo del globo. I colonizzatori europei li scoprirono solo intorno alla metà dell’Ottocento. Tuttavia il primo avvistamento si fa risalire al viaggio di Fernão de Magalhaês (Ferdinando Magellano), che il 21 ottobre del 1520 si avventurò attraverso lo stretto passaggio che metteva in comunicazione l’oceano Atlantico col Pacifico, dapprima chiamato Todos los Santos e poi ribattezzato col suo nome. Si racconta che lungo le rive di quel canale e in mezzo alle sue isole ardessero i fuochi accesi dai Nativi. (Wikipedia) Anche Charles Darwin nel suo diario nella data 22 Gennaio 1833, menziona la tribù dei Selk’nam conosciuti anche come Ona. Un aspetto interessante è la religione di questo popolo. La religione dei Selknam tende ad essere descritta come politeista, principalmente dall’esistenza di vari personaggi che sono considerati divinità. Ma, secondo le credenze del popolo selknam solo Temáukel è riconosciuto come un dio, mentre tutti gli altri personaggi della mitologia sono identificati come antenati mitologici. D’altra parte, è importante indicare che le caratteristiche attribuite a questi antenati mitologiche sono tipiche di quelle esseri che potremmo definire come dei. Per questo, è quindi possibile considerare che la religione dei Selknam era, piuttosto, di carattere enoteistica. Così, abbiamo un essere superiore, simile al Dio delle religioni abramitiche, che corrisponde a Temáukel; dei o antenati mitologiche chiamati howenh, di cui il primo per abitare la Terra era Kenos, un dio creatore, mandato da Temáukel, e infine Xalpen e loro subordinati, i Soorts, che erano gli abitanti del mondo sotterraneo. Probabilmente questa mini indagine non dimostra e difficilmente potrà essere dimostrato che in quelle zone siano esistiti realmente i giganti, fatto sta che rimane quanto meno anomala l’esistenza di diverse popolazioni, provenienti probabilmente tutti da una stessa discendenza, dalla straordinaria forza e statura, in un mondo quello dell’epoca dove l’altezza non era certo una caratteristica peculiare. Dove vi sono tantissime similitudini tra le diverse religioni e credenze, che usavano strani costumi, come riti di iniziazione proprio come gli Anasazi che vivevano tra lo Utah, il Colorado, il Nuovo Messico e l’Arizona con i loro pittogrammi molto simili ai costumi della terra del fuoco.

wan5

img_0387

anasazi_mistery

anasazi

Oppure i Wandjina
wan

wan4

wan3

ke4eedcf47

anche loro con pittogrammi e costumi simili che vivevano in Australia quindi decisamente lontani per potersi influenzare a vicenda.
Personalmente non credo che un semplice flusso migratorio abbia portato intere culture a spostarsi e colonizzare con usi e costumi, in posti lontani migliaia di chilometri.
Diverse sono le teorie i lettori del nostro blog e chi ascolta la nostra radio li conosce, certo è che se avessero avuto un passaggio sarebbe stato tutto più facile giusto?
Ad ogni modo sono davvero tante le popolazioni che riscontrano similitudini, che farebbero pensare ad un’unica scintilla a dar vita a questo immenso fuoco. Purtroppo in un mondo di pompieri non c’è spazio per i piromani della cultura…

Giuseppe Oliva – Team Mistery Hunters

ALCHIMIA E SCIENZA MODERNA : ESEMPI DI LINGUAGGIO ERMETICO

Il principio fondamentale dell’Alchimia, cioè il concetto dell’UNITA’ della MATERIA (DA UNO IL TUTTO-IL TUTTO IN UNO),sul quale si fonda la possibilità di trasmutazione degli elementi, è la più sudata conquista della scienza nella nostra epoca. Durante il sec.XIX si pensava che essa fosse ormai uscita per sempre dal dominio nebuloso dell’Alchimia a causa della scoperta dell’immutabilità
e indivisibilità degli elementi che, in tutte le reazioni chimiche, dimostravano l’invariabilità dei pesi delle sostanze reagenti all’inizio e poi alla fine della reazione.
Nel sec.XX, con le nuove scoperte della fisica atomica, si comprende che l’atomo non è INDIVISIBILE nè IMMUTABILE e,quindi, la trasmutazione metallica è possibile, come asserivano gli antichi filosofi. Ciò ha portato ad una rivalutazione dell’Alchimia,anche se non ammessa ancora in via ufficiale,perché negli ambienti scientifici è sempre difficile ammettere i propri errori.
Tante sarebbero ancora le cose da scoprire e da imparare da uno studio serio, senza preconcetti, delle antiche scienze ermetiche,alla luce delle ultime scoperte della Fisica, della Chimica e dell’Astronomia, se la scienza attuale fosse capace di un po’ di umiltà e di rivedere le proprie certezze con spirito critico,perchè la finalità è la stessa(il potere sulla materia),ma lo scopo è diverso:mentre al filosofo ciò serve per comprendere il mondo, allo scienziato serve per dominarlo.

Tavola di Smeraldo.(E’ il cardine dell’Achimia)
E’ vero, senza menzogna,certo e verissimo: ciò che sta in basso è come ciò che sta in alto,
e ciò che sta in alto è come ciò che sta in basso; mediante queste cose si compiono i miracoli
d’una sola cosa.
E poichè tutte le sono e provengono da UNA con la mediazione di UNA, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica per adattamento.
Il Sole è suo padre e la Luna sua madre. Il vento l’ha portata nel suo ventre.
La terra è la sua nutrice e il suo rifugio. Il Padre di ogni cosa, il Telesma del mondo è qui.
La sua forza o la sua potenza restano intatte, se essa è cambiata in Terra. Tu separerai il sottile dal grossolano, la terra dal fuoco, piano piano, con grande industria. Sale dalla terra e discende dal cielo e riceve la forza delle cose superiori e delle cose inferiori. Tu possederai con questo mezzo la gloria del mondo e tutta l’oscurità si allontanerà da te.
E’ la forza più forte d’ogni forza, perchè essa vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida.
In tal modo è stato creato il mondo. Da ciò deriveranno dei mirabili adattamenti, dei quali qui si indica il metodo.
Per questa ragione io sono stato chiamato ERMETE TRISMEGISTO,perchè posseggo le tre parti della filosofia universale.
Ciò che ho detto dll’OPERA è completo.

Dal testo ” La Turba dei filosofi”
Voi parlate assai oscuramente e troppo. Ma io voglio indicare completamente la Materia, senza tanti discorsi oscuri. Io ve lo ordino, o Figli della Dottrina: congelate l’Argento vivo.
Di più cose, fatene due, tre e di tre una.Una con tre è quattro. 4,3,2,1; da 4 a 3 vi è 1; da 3 a 4 vi è 1,
dunque 1 e 1, 3 e 4. Da 3 a 1 vi è 2, da 2 a 3 vi è 1; da 3 a 2 vi è 1. 1, 2 e 3 e 1, 2 di 2 e 1, 1.
Da 1 a 2, vi è 1; dunque 1. Vi ho detto tutto.