Sentieri Sincronici ed Inaspettate Scoperte … Intervista senza ospite

La strada che porta alla conoscenza è una strada che passa per dei buoni incontri
(Baruch Spinoza)

Sono ormai alcuni mesi che come Associazione Culturale abbiamo intrapreso una collaborazione con il Dott. Gabriele Montera, autore dei libri Il Calice Svelato e Remedia. Tutto nato da una telefonata nella quale mi si chiedeva di incontrare questo scrittore. Un incontro casuale, caratterizzato dalla freddezza iniziale figlia della poca conoscenza.Eppure in pochissimi minuti tra una battuta e l’altra insieme ad Adele Filice, la persona che ci ha presentato Gabriele, mi sono reso subito conto che si parlava la stessa lingua, si è deciso quindi di realizzare un’intervista sulla nostra web radio Radio MH, ma da subito si è capito che non sarebbe stata una normale intervista e infatti prendendo spunto dal sotto titolo del suo libro “appunti di un insolito viaggio”, abbiamo deciso di intraprenderlo insieme senza una meta precisa con l’unico scopo quello di coinvolgere più viaggiatori possibile.Un po’ come Forrest Gump quando iniziò a correre senza un reale motivo, ma che venne lentamente seguito da migliaia di persone, non sapendo bene né il motivo né la meta. Meta che in realtà inizia ad essere abbastanza chiara per noi, ma per non fare spoiler come si usa dire ora, lasceremo a voi la scoperta. E’ un viaggio particolare e come recitava un vecchio spot, per molti, ma non per tutti. No non è presunzione, semplicemente è un sentiero di libertà che non può percorrere chi non vuole e soprattutto non può “vedere” chi non è disposto a scorgersi verso il nuovo. Da Vinci’s Shadow questo è il palinsesto creato ad hoc per questi lavori dell’amico Montera.

Certo nel calice svelato è Leonardo il protagonista, ma in realtà lo è sempre anche in questo momento ecco perché la sua ombra ha preso vita ecco perché aleggia costantemente nelle nostre azioni.
In molti si chiederanno cosa centra Leonardo da Vinci con Cosenza? E’ stata la prima domanda che ho posto a Gabriele, in realtà molto più di quanto potessi immaginare, ma non pensate ad una presenza fisica pensate piuttosto alla sua ombra appunto ai collegamenti apparentemente nascosti alle persone che possono essere coinvolte in una storia affascinante, che attraversa la fisica quantistica, l’alchimia, la storia, tocca personaggi del calibro di Giordano Bruno, Bernardino Telesio, Gioacchino da Fiore, Jung, non è facile spiegarla ecco perché consigliamo a chi non lo avesse fatto di ascoltare le puntate già registrate, ve ne saranno altre, ma anche altre novità che presto vedrete.

In questo percorso è però doveroso anche soffermarsi su alcuni aspetti non di poco conto anzi. Il Calice svelato non è un libro “inventato”, ma racconta appunto una scoperta e direi che scoperta, probabilmente per la portata della quale non si è dato il giusto valore storico. Parliamo della reale presenza del Santo Graal nell’ultima cena di Leonardo da Vinci. Parliamo di un volto e forse anche di altro. Ma allo stupore che ovviamente coglie tutti quando per la prima volta vengono messi difronte all’evidenza, segue una naturale domanda perché lì?
In effetti mi sono da subito chiesto perché il calice fosse lì, che cosa volesse dire Leonardo, quale era il significato nascosto dietro a questi indizi?
Certo è che un genio come Leonardo non poteva certo limitarsi a dipingere un evento della portata dell’ultima cena, se dell’ultima si tratta, senza dire la sua senza inserire la sua visione il suo messaggio. Durante le interviste con Gabriele abbiamo spaziato parlando di rosacroce e della possibile appartenenza di Leonardo, di Filosofia e quello che ho notato con meraviglia è stato proprio il palesarsi di connessioni sinaptiche che hanno dato vita a continui sbalzi, quasi come se fossero scariche elettriche che di volta in volta illuminavano un angolo buio con nuove idee e nuove connessioni.


Connessioni che inevitabilmente coinvolgono altre persone in un turbinio di eventi sincronici che si aprono a ventaglio d’innanzi i nostri occhi. E ogni singola scelta che facciamo genera nuove connessioni. Questi eventi queste persone apparentemente in modo casuale si stanno incontrando e questo dà vita alla creazione di nuovi sentieri che prima non esistevano. Come se ognuna delle persone coinvolte in questa storia sia un orologio tutti in negozi diversi, ma che segnano la stessa ora in attesa di risuonare all’unisono. Ecco è questa la sensazione che ho in questo momento. Non a caso ogni volta che ci si incontra il battito del tempo diventa più forte, e questo ci sta portando a nuove collaborazioni, che si spera coinvolgeranno la nostra terra. Perché l’ombra di Leonardo non coinvolge solo aspetti della vita del genio toscano, ma grazie al libro Remedia di cui tratteremo nei prossimi mesi in maniera originale, cercheremo di far conoscere posti della nostra città e non solo, guardandoli con occhi nuovi. C’è ad ogni modo un aspetto che non posso non considerare ed è quello della poca volontà di evidenziare nuove forme di pensiero per inserirle nell’offerta culturale artistica della nostra terra, sforzandosi invece di rimanere ancorati a tradizioni superate ormai da secoli. Basti pensare a Gioacchino da Fiore citato da Obama, o a Telesio e appunto a Leonardo che non hanno fatto altro che suggerirci di guardare dentro di noi per avviarci verso una “resurrezione” spirituale che ci allontani dal vecchio modo di pensare. Dei veri rivoluzionari, senza armi, ma con la ,mente.

Detto ciò consiglio a tutti coloro che avranno voglia di intraprendere questo insolito viaggio di iniziare guardando le prime due puntate di Da Vinci’s Shadow, non è un percorso da affrontare con i ritmi moderni, non è un video da guardare di sfuggita sul telefonino, ma da assaporare e magari da affrontare come una ricerca personale, coadiuvandosi con dei libri, perché tra gli obbiettivi non c’è certamente quello di dare delle risposte o certezza, se mai di far nascere in ognuno delle domande e di cercarsi le risposte. Di disinstallare la conoscenza acquisita fino ad ora per far spazio alla nuova.

In milioni hanno visto la mela cadere, ma Newton è stato quello che si è chiesto perché.
(Bernard Baruch)

Giuseppe Oliva – Team Mistery Hunters

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Gobekli Tepe. La Culla dell’Umanità

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Göbekli Tepe (traduzione: collina panciuta – ombelico) è un sito archeologico a circa 18 km a nordest dalla città di Şanlıurfa nell’odierna Turchia, presso il confine con la Siria, tra la catena del Tauro e il Karaca Dağ e la valle dove si trova la città biblica di Harran. Si trova su una collina artificiale alta circa 15m, con un diametro di circa 300m, posizionata sul punto più alto di un’elevazione di forma allungata, che domina la regione circostante. Da quanto c’è stato insegnato, l’evoluzione umana ha avuto un andamento lineare. I nostri antenati, più o meno 12000 anni fa vivevano da nomadi, sostentandosi con ciò che raccoglievano e cacciavano. Successivamente hanno iniziato a lavorare la terra, diventando da migranti a stanziali e da lì è iniziato il lungo viaggio che ha portato l’umanità a tutte le meraviglie odierne. Di indizi di una possibile fallacia di questa teoria è però letteralmente pieno il mondo. Da tempo sempre più persone ritengono questi “adattamenti temporali” delle vere e proprie forzature, che sfidano non solo la logica, ma a volte la stessa scienza. Ma per gli archeologi gli indizi, le deduzioni, le intuizioni o le vere e proprie anomalie non sono mai state sufficienti ad affrontare una possibile realtà ben diversa da quella da loro costruita. Con Gobekli Tepe, però, da ora e per sempre cambia tutto. Da oggi, infatti, parlare di civilizzazioni umane di 12000 anni fa non sarà più considerata un’eresia. Anzi, saranno gli stessi archeologi (e non solo loro…) a dover cambiare molte “interpretazioni” che, sino a prima della scoperta in Turchia, sono state invece considerate prove scientifiche.

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Nel 1995 un pastore curdo, Savak Yildiz, si imbatte in una strana pietra lavorata che fuoriusce dal terriccio. Incuriosito dal ritrovamento contatta subito le autorità della vicina cittadina di Sanliurfa: è l’inizio di una delle più grandi scoperte archeologiche di sempre.

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Gli scavi, condotti da Klaus Schmidt dell’Istituto Archeologico Germanico, porteranno alla luce una realtà stupefacente: la pietra di Gobekli Tepe è la sommità del tempio più vecchio del mondo risalente a quasi 12.000 anni fa. Perfino le piramidi di Giza o le ziqqurat sumere sono strutture “moderne” al confronto, datate almeno 5000 anni più tardi. E’ così vecchio che precede la vita sedentaria dell’uomo, prima della ceramica, della scrittura, prima di tutto. Gobekli Tepe proviene da una parte della storia umana che è incredibilmente lontana, nel profondo passato dei cacciatori-raccoglitori. Quando Schmidt raggiunse il sito di Gobekli Tepe per iniziare gli scavi affermò: “Non appena vidi le pietre, seppi che, se non me ne andavo immediatamente, sarei rimasto qui per il resto della mia vita.” E  così fu, dato che purtroppo ci ha lasciati nel 2014.

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Gli scavi portarono alla luce un santuario monumentale megalitico, costituito da una collina artificiale delimitata da mura in pietra grezza a secco. Furono inoltre rinvenuti sei recinti circolari comunicanti tra loro, di cui due ancora non dissotterrati, delimitati da enormi pilastri in calcare pesanti oltre 15 tonnellate ciascuno, probabilmente cavati con l’utilizzo di strumenti in pietra. Secondo il direttore dello scavo le pietre, drizzate in piedi e disposte in circolo, simboleggerebbero assemblee di uomini, infatti la particolare forma a T allude alla figura umana, come è possibile notare dalla presenza di braccia scolpite distese lungo i lati brevi, e delle teste realizzate tramite l’ampliamento della parte superiore del pilastro. Sono stati scoperti circa 40 grandi lastre di calcare a forma di T, che raggiungono i 5 metri di altezza, che furono portati nel sito da una cava vicina anche se le popolazioni dell’epoca non conoscevano la ruota né avevano ancora addomesticato le bestie da soma. Indagini geomagnetiche hanno indicato la presenza di altre 250 pietre ancora sepolte nel terreno. A circa 1 km dal sito è stata inoltre rinvenuta un’altra pietra a forma di T di circa 9 metri, probabilmente destinata al santuario, ma una rottura costrinse i costruttori ad abbandonare il lavoro. Su di esse sono riprodotte diverse specie di animali, come formiche, scorpioni, serpenti, uccelli, gru, tori, volpi, leoni, cinghiali. E pare che alcune di queste raffigurazioni vennero volontariamente cancellate forse per preparare la pietra a riceverne di nuove. Sono inoltre presenti elementi decorativi, come insiemi di punti e motivi geometrici e vi sono anche disegni di natura sessuale, con forme falliche.  La sua costruzione, probabilmente, si protrasse per qualche secolo e dovette interessare centinaia di uomini. Göbekli Tepe, ricorda vagamente Stonehenge, costruita 7000 anni dopo, ma non con blocchi di pietra tagliata grossolanamente bensì con pilastri di calcare finemente scolpiti a bassorilievo.

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Ecco una ricostruzione di come doveva essere in passato.

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Il recinto A, la prima struttura circolare ad essere stata scavata, è detta “l’edificio a colonne di serpente”, perché le rappresentazioni del serpente prevalgono nelle sculture sui pilastri a T, infatti oltre alle figure proprie di serpenti, si trova pilastri con una decorazione formata da rombi accostati che richiama molto da vicino le squame dei rettili. Un altro pilastro, tuttavia, rappresenta una “triade” il toro, la volpe e la gru, posti uno sull’altro.

Il recinto B misura nove metri di diametro e su entrambi i pilastri centrali si trova la figura di una volpe in atto di compiere un balzo. È il solo complesso scavato sino al livello del pavimento che rivela la superficie del terrazzamento. Il complesso è stato chiaramente concepito per ospitare questi pilastri monolitici, il che prova che i nostri antenati si trovavano a loro agio nel lavorare pietre gigantesche, e non soltanto nello scavo di cave ma anche nell’elaborazione e la decorazione.

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Il recinto C è chiamato “il cerchio del cinghiale”, perché descrive alcuni maiali selvatici. Restano nove pilastri intorno il muro, ma alcuni sono stati rimossi ad un certo momento in passato. Un pilastro mostra una rete di uccelli. Il complesso C è interessante perché una pietra a forma di U è stata trovata lì, e si ritiene che essa possa essere stata la pietra d’accesso. Questa pietra ha un passaggio centrale di 70 centimetri di larghezza, ed un lato della U è sormontata da una rappresentazione di un cinghiale; l’altro lato è purtroppo mancante. Caratteristica invece è la figura di un felino realizzata ad altissimo rilievo, quasi a tutto tondo.

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Il recinto D è chiamato “lo zoo dell’Età della Pietra”, è il più grande e si trova inoltre in un migliore stato di conservazione. Ha 2 pilastri principali e 12 alle pareti. Qui le figure più comuni sono quelle della volpe e del serpente, ma è possibile vedere anche arieti, gazzelle, scorpioni, asini e cinghiali, e non mancano i predatori ed i volatili. Qui si trova inoltre il pilastro con il maggior numero di immagini. Altre immagini sono quelle del crescente lunare, di bucrani, di uomini col fallo eretto e donna dai tratti sessuali ben evidenziati, di una croce, di una H normale e di una ruotata di 90°. Il pilastro n° 33 è il protagonista del complesso. Schmidt dichiara che le forme su questo pilastro rappresentano un linguaggio pittografico vicino ai geroglifici egizi e quindi ciò sia la prova che l’origine della scrittura è probabilmente molto più antica di quanto si pensi, il decimo millennio a. C.

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Sempre nel recinto D è molto importante la pietra dei “3 canestri”. Nella cosmologia spirituale, il paniere è il simbolo delle stagioni e le offerte della frutta, della fertilità e della santità. Nel Pentateuco (Torah) i tre canestri sono definiti come “tre giorni” e quindi forse simboleggiano tre giorni specifici dell’anno che potrebbero riguardare i due solstizi e il punto dell’equinozio. Il pilastro con questo simbolo guarda in direzione est ed è inciso anche il sole . Molti invece pensano che sia la rappresentazione stilizzata di una porzione di cielo di 12000 anni fa.

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Da un’altra parte sul sito, sul versante nord della collina, vi è una costruzione rettangolare chiamata “la costruzione con la colonna di leone”. I suoi quattro pilastri hanno delle rappresentazioni di esseri leonini, che potrebbero anche essere delle tigri o dei leopardi. In più un pilastro ha un graffito di 30 centimetri di altezza che rappresenta una donna rannicchiata che sembra partorire.

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Nello scavo Nord-Ovest è stato ritrovato una enorme pietra di 3 metri quadri con due entrate molto particolare e riccamente decorata con tre lunghe sculture quadrupedi (toro, montone e un gatto selvatico), un serpente lungo 1,5 m in altorilievo e una fila di fori a tazza. Purtroppo sembra che la pietra non è nel contesto architettonico originale ma le decorazioni mostrano chiaramente che era parte di un edificio importante.

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Si crede che presto l’area si allargherà ulteriormente: rilievi geomagnetici e sistemi radar hanno identificato altri 16 antichi anelli megalitici nelle vicinanze. Parrebbe così che solo il 5% del tempio sia stato portato alla luce. Oltre alle strutture megalitiche, sono state scoperte figure e sculture raffiguranti animali selvatici, figure umane stilizzate raffiguranti una un busto umano con le due braccia distese, prive di testa e su cui furono scolpiti alcuni particolari umanoidi, una testa e una statuetta che rappresenta una donna accovacciata chiamata la “signora di Gobekli Tepe”. Al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, il Doğuş Group turco ha annunciato che spenderanno 15 milioni di dollari nei prossimi 20 anni sul progetto, in collaborazione con la National Geographic Society. «Göbekli Tepe è il nostro punto zero», ha detto Ferit F. Şahenk, presidente del Doğuş Group, in un comunicato stampa.

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A Göbekli Tepe le coppie centrali di pilastri di ogni recinto presentano generalmente un orientamento in direzione Sud-Est e sembrano costituire un immaginario canale di osservazione verso il cielo. In generale l’orientamento delle colonne centrali dei differenti recinti è: nel recinto D, il più antico, i pilastri centrali sono orientati a circa 7° Est, Sud-Est, mentre quelli dei recinti C, B, A sono orientati rispettivamente a 13°, 20° e 35° est, sud-est. Secondo Robert Schoch, professore di Scienze Naturali presso l’Università di Boston, questa differente angolazione suggerisce che i costruttori realizzarono nuovi circoli orientati progressivamente verso est affinché fosse possibile seguire il movimento degli astri che si spostavano continuamente a causa della “precessione”. Più precisamente quali stelle stavano osservano i costruttori? La mattina dell’equinozio di primavera del 10.000 a.C., prima che il sole sorgesse ad est, un antico sacerdote-astronomo che si apprestasse ad osservare il cielo dal canale immaginario costituito dai due pilastri centrali del recinto D, poteva vedere chiaramente le sette stelle più brillanti caratterizzanti le Pleiadi, o Sette Sorelle, nonché la parte superiore della costellazione di Orione, il cacciatore celeste, la cui cintura era visibile poco sopra l’orizzonte alle prime luci dell’alba. Uno scenario simile si ripresentò anche in relazione alle pietre centrali del recinto C nel 9.500 e del recinto B nel 9.000 a.C. Dal recinto A è possibile osservare il medesimo spettacolo solo all’equinozio di primavera dell’8.500 a.C.  Da questi dati appare del tutto evidente come i nostri antenati osservassero attentamente la porzione di cielo nella quale era visibile Orione e la costellazione delle Pleiadi. Sebbene ad un primo impatto quest’ipotesi possa sembrare assurda, è doveroso evidenziare come da un lato la costellazione di Orione, facilmente riconoscibile in cielo per le sue importanti stelle caratterizzanti la cintura, è raffigurata come un torso umano senza testa. “Sulla base di queste considerazioni mi sembra lecito ipotizzare come i pilastri a T presenti a Göbekli Tepe fossero una rappresentazione terrena del busto di Orione, il cacciatore celeste, che i nostri antenati potevano osservare in quel preciso punto del cielo i determinati momenti dell’anno. Molto probabilmente nella figura di Orione si riconoscevano essi stessi in quanto popolo di cacciatori-raccoglitori ed in questo senso ulteriori conferme sembrano provenire dalle numerose decorazioni e sculture raffiguranti animali di ogni tipo”. In tal senso appare significativo quanto affermato dall’archeologo Schmidt secondo cui: «I pilastri non hanno né occhi né bocca, ma hanno le armi e le mani». Nello specifico del recinto D, sulla superficie di uno dei pilastri centrali sono scolpite le braccia, la cintura – un rimando alle stelle della cintura di Orione – e perizomi di pelle di volpe che possono rappresentare la Nebulosa di Orione in quanto di forma trapezoidale.

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Comprensibili le reazioni degli archeologi che da quasi 15 anni stanno lavorando sul campo e che hanno visto le loro credenze sciogliersi come neve al sole. “Gobekli Tepe cambia tutto”, spiega Ian Hodder, della Stanford University. David Lewis-Williams, docente di archeologia presso l’Università Witwatersrand a Johannesburg, dice: “Gobekli Tepe è il più importante sito archeologico del mondo”. Il professore universitario Steve Mithen dice: “Gobekli Tepe è troppo straordinario per la mia mente”.

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In un’intervista di Sabrina Pieragostini per Panorama, Linda Moulton-Howe, giornalista investigativa e ufologa, afferma: “Quando sei a Göbekli Tepe, è tutto così strano, manca un’umana comprensione di quello che è, del perchè sia così vasto”. E non ha dubbi dicendo che: “Quando ne discuti con gli archeologi, i geologi, gli scienziati che sono stati qui, quello che ne ricavi è l’idea che intelligenze provenienti da altri luoghi nell’Universo siano venute sul nostro pianeta, per migliaia e migliaia di anni, e abbiano costruito mezzi di comunicazione e fonti di energia, realizzando un processo di terraformazione.” Insomma, non saremmo stati noi a dare alla Terra il suo aspetto attuale, ma dei visitatori spaziali. Una teoria ampiamente esposta da vari ricercatori internazionali e nota come la “teoria degli Antichi Astronauti”, fortemente contestata negli ambienti della storiografia ufficiale. E continua: “Se si immagina la Terra come una sorta di giardino o di laboratorio, ci si avvicina ad una grande verità. Il nostro pianeta e probabilmente centinaia di altri pianeti sono stati visitati e trasformati. Le piramidi, i cerchi di pietra, i megaliti forse servivano per produrre energia gratis con una tecnologia che noi ancora non comprendiamo. Questo è il motivo che mi spinge a continuare la mia ricerca, per tentare di capire quale sia la relazione esistita, nel passato, con i non umani, quale sia il rapporto attuale e quale quello futuro.” E conclude: “Come mai i Governi e le strutture di potere, a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, hanno deciso di portare avanti una politica di menzogna, per negare qualcosa di fondamentale, ovvero la conoscenza che noi umani non siamo soli in questo universo e che altre intelligenze sono andate e venute per milioni di anni? La nostra archeologia, quella che compie scavi in Turchia e ovunque nel mondo, trova testimonianze straordinarie che non possono essere spiegate come opera di una civiltà di contadini ed allevatori di migliaia di anni fa”.

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Gobekli Tepe proviene da una parte della storia umana che è incredibilmente lontana, come poterono gli uomini delle caverne costruire qualcosa di così ambizioso?  “La risposta è già a nostra disposizione, e la conosciamo da tempo se non fossimo ancora legati agli antichi pregiudizi a noi spesso tramandati come certezze scientifiche e cioe’ che non erano certo uomini delle caverne quelli che avevano simili conoscenze di ingegneria, matematica e lavorazione della pietra, o che potevano conoscere la scrittura, inventata millenni dopo” dice Schmidt e tutto ciò viene descritto nel suo libro “Sie bauten di ersten  Tempel”, edito in Germania da Beck e tradotto in italiano per “Oltre Edizioni” da Umberto Tecchiati, col titolo “Costruirono i primi templi. 7000 anni prima delle Piramidi”. Molto si è favoleggiato su questo complesso archeologico. Alcuni hanno addirittura scomodato gli scritti biblici, rivedendo in Gobekli Tepe la paradisiaca valle dell’Eden di cui si parla nel libro della Genesi. A detta di Klaus Schmidt: “Gobekli Tepe è un tempio dell’Eden e quanto ritrovato in questo sito rivoluzionerebbe l’archeologia moderna e rivaluterebbe le conoscenze sulle società del mesolitico. Un’ipotesi recente è che il sito fosse un luogo di raccoglimento religioso. Si trova in cima a una vetta, con una vista dominante sulle montagne circostanti e sulle pianure a sud. «All’epoca le persone si sarebbero incontrate regolarmente per tenere fresco il pool genico e scambiare informazioni», dice Jens Notroff, archeologo presso l’Istituto Archeologico Germanico che lavora sul sito. «È un punto di riferimento. Non si incontravano qua per caso». Ma come poterono gli uomini delle caverne costruire qualcosa di così ambizioso? Schmidt pensa che bande di cacciatori si riunissero sporadicamente nel sito, durante i decenni di costruzione, vivessero in tende di pelle di animali e uccidessero la selvaggina locale per nutrirsi e le molte frecce di selce trovate giocano a sostegno di questa tesi e sostengono anche la datazione del sito. Tutto ciò mostra che la vita degli antichi cacciatori-raccoglitori, in questa regione della Turchia, era di gran lunga più progredita e incredibilmente sofisticata di quanto si sia mai concepito. La storia dell’Eden, nella Genesi, parla di un’umanità innocente e di un passato di uomini semplici che potevano nutrirsi con la raccolta delle frutta dagli alberi, la caccia e la pesca nei fiumi, e trascorrere il resto del tempo in attività di piacere. Poi l’uomo “precipitò” in una vita più dura, con la produzione agricola, con la fatica incessante e quotidiana. Quando avvenne la transizione dalla caccia e dalla raccolta all’agricoltura stanziale, gli scheletri mutarono – per un certo tempo crebbero più piccoli e meno sani, perché il corpo umano si doveva adattare a una dieta più povera di proteine e ad uno stile di vita più faticoso. Allo stesso modo, gli animali da poco addomesticati diventano più piccoli di taglia. Ciò solleva la questione: perché l’agricoltura fu adottata da tutti? Molte teorie sono state proposte a partire dalle concorrenze tribali, la pressione della popolazione, l’estinzione di specie animali selvatiche. Ma Schmidt ritiene che il tempio di Gobekli Tepe riveli un’altra possibile causa. “Per costruire un posto come questo, i cacciatori devono essersi riuniti in gran numero. Dopo avere finito l’edificio, probabilmente rimasero riuniti per il culto. Ma poi scoprirono che non potevano alimentare tante persone con una regolare attività di caccia e raccolta. Penso, quindi, che abbiano iniziato la coltivazione di erbe selvatiche sulle colline. La religione spinse la gente ad adottare l’agricoltura.” La ragione per cui tali teorie hanno uno speciale peso è che il passaggio alla produzione agricola è accaduto prima proprio in questa regione. Queste pianure dell’Anatolia sono state la culla dell’agricoltura. Il primo allevamento di suini addomesticati del mondo era a Cayonu, a sole 60 miglia di distanza. Anche ovini, bovini e caprini sono stati addomesticati per la prima volta nella Turchia orientale. Il frumento di tutto il mondo discende da una specie di Farro – prima coltivata sulle colline vicino a Gobekli Tepe. La coltivazione di altri cereali domestici come segale e avena è iniziata qui.

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Hanno anche conosciuto una crisi ecologica. In questi giorni il paesaggio che circonda le misteriose pietre di Gobekli Tepe è arido e brullo, ma non è stato sempre così. Come le incisioni sulle pietre mostrano, e come resti archeologici rivelano, questa era una volta una ricca regione pastorale. C’erano mandrie di selvaggina, fiumi ricchi di pesce, e stormi d’uccelli; verdi prati erano inanellati da boschi e frutteti selvatici. Circa 12000 anni fa, il deserto curdo era un “luogo paradisiaco”, come dice Schmidt. Quindi, che cosa ha distrutto l’ambiente?

La risposta è: l’uomo.
Quando abbiamo iniziato l’agricoltura, abbiamo cambiato il paesaggio e il clima. Quando gli alberi sono stati tagliati, il suolo è stato dilavato via; tutto ciò che l’aratura e la mietitura hanno lasciato era il terreno eroso e nudo. Ciò che era una volta una piacevole oasi è diventata una terra di stress, fatica e rendimenti decrescenti. E così, il paradiso era perduto. Adamo il cacciatore è stato costretto ad allontanarsi dal suo glorioso Eden, come dice la Bibbia. Naturalmente, tali teorie potrebbero essere respinte in quanto speculazioni. Tuttavia, vi è abbondanza di prove storiche per dimostrare che gli scrittori della Bibbia, quando parlavano dell’Eden, descriveva questo angolo di Anatolia abitato dai Curdi. Nel Libro della Genesi, è indicato che l’Eden è a ovest dell’Assiria. Gobekli si trova in tale posizione. La stessa parola ‘Eden’ deriva dal sumerico e significa ‘pianura’; Gobekli si trova nella pianura di Harran Così, quando si mette tutto insieme, la prova è convincente. Gobekli Tepe, infatti, è un ‘tempio nell’Eden’, costruito dai nostri fortunati e felici antenati – persone che avevano il tempo di coltivare l’arte, l’architettura e il complesso rituale, prima che il trauma dell’agricoltura rovinasse il loro stile di vita, e devastasse il loro paradiso. E ‘una splendida e seducente idea. Eppure, ha un sinistro epilogo, dato che la perdita del paradiso sembra aver avuto un effetto strano e abbrutente sulla mente umana. . Intorno al 8000 a.C., i creatori di Gobekli seppellirono la loro realizzazione e il loro glorioso tempio sotto migliaia di tonnellate di terra, creando le colline artificiali sulle quali il pastore curdo camminava nel 1995. Nessuno sa perché Gobekli fu sepolto. Forse fu una sorta di penitenza: un sacrificio alla divinità della collera, che aveva gettato via il paradiso dei cacciatori. Forse fu per la vergogna della violenza e dello spargimento di sangue che il culto della pietra aveva contribuito a provocare. In una zona vicino a Gobekli Tepe infatti è stata ritrovata la prima pietra sacrificale che nascondeva anche teschi umani. Qualunque sia la risposta, i parallelismi con la nostra epoca sono notevoli. Quando contempliamo una nuova era di turbolenza ecologica, pensiamo che forse le silenziose pietre, vecchie di 12000 anni di Tepe Gobekli, stanno cercando di parlare con noi per metterci in guardia, perché stanno proprio dove abbiamo distrutto il primo Eden.

E probabilmente molto altro deve essere ancora raccontato.

Alfonso Morelli Team – Mistery Hunters

 

 

 

 

 

Il Globo di Matelica


Il Globo di Matelica è una sfera di marmo bianco cristallino scoperto nel 1985 e rappresenta un singolare modello di orologio solare giunto a noi dall’antichità. Il marmo con cui è stato realizzato è greco e proviene forse dalla cava di Afrodisias (zona di Efeso) oggi Turchia. Si tratta di un marmo particolare, composto da grossi cristalli, che luccicano quando sono esposti ad una fonte di luce.

La sua circonferenza misura 93 cm, molto vicina a quella di due “cubiti fileterei” (un cubito filetereo corrispondeva a 46,83 cm), da cui si ricava il diametro che è di 29,6 cm, che, guarda caso, corrisponde esattamente a quella di un “piede attico”. La sfera è divisa esattamente a metà da un’incisione, allo stesso modo di come l’Equatore divide la Terra.

L’emisfero superiore è a sua volta diviso a metà da un altro solco, che interseca un foro, situato approssimativamente sulla sommità del Globo, ed il centro di tre cerchi concentrici (calotte sferiche) di vario diametro. Queste 3 circonferenze sono a loro volta intersecate al loro centro da un arco di cerchio avente il raggio di misura uguale a quello più grande. Attorno a queste circonferenze sono ancora visibili delle parole incise in antico alfabeto greco; sulla sommità dell’emisfero superiore sono presenti 13 fori, di cui 3, quello sommitale e i due posti lungo il solco che divide a metà il Globo, hanno un diametro superiore agli altri. Accanto ad ogni foro sono state incise altrettante lettere dell’alfabeto greco antico.


Infine nella parte inferiore del Globo è stata scavata una depressione conica terminante in un grosso foro rettangolare, che serviva a fissare la sfera su una base. Il globo è costruito per funzionare a una latitudine di circa 43°, come quella di Matelica, di conseguenza, esso è stato costruito proprio per la città. Perché sia stato fatto, da chi, e come mai i greci si siano interessati tanto a Matelica resta un mistero.

Attualmente il globo è custodito nel Museo Civico Archeologico di Matelica.

Giuseppe Oliva Team – Mistery Hunters

La Stella Ribelle… Le Sfere di Dyson

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Nel mondo accademico non si parla di altro ormai da mesi scienziati che si esaltano credendo di aver trovato le traccie di una civiltà aliena evoluta, altri che si affrettano a smentirli, chi dichiara di avere la soluzione, ma insomma qualè la verità?
La missione della NASA Kepler è impegnata nella ricerca e l’osservazione di pianeti extrasolari. Il suo metodo di rivelazione principale si basa sulla variazione della luce delle stelle. Quando un pianeta passa tra noi e la stella ne oscura, in parte minima la luce. Più grande il pianeta, più la luce della stella diventa fioca. Inoltre, dalla durata e dalla periodicità di questa micro-eclisse, si può anche risalire – tramite le leggi di Keplero – sia all’orbita del pianeta che alla forma del sistema stellare.

Fino ad ora Kepler ha scoperto parecchie centinaia di pianeti, dai più grandi giganti gassosi come Giove e Saturno ai più piccoli rocciosi come la super terra di qualche tempo fa. Queste informazioni ci hanno permesso di comprendere meglio i meccanismi di formazione ed evoluzione non solo degli altri sistemi solari ma anche del nostro.Vi è stato dato grande risalto per la notizia della (vecchia) rilevazione di un’anomalia nelle osservazioni di un particolare sistema, KIC 8462852, una delle stelle nella costellazione del Cigno, a circa 1500 anni luce da noi.
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In questo sistema sono stati, infatti, scoperti più “oggetti” che – con periodicità che vanno dai 20 agli 80 giorni – oscurano la luce della propria stella anche del 20%. Si tratta di un abbassamento di luminosità sconcertante se si pensa che un pianeta gassoso, tipo Giove, ne abbasserebbe la luminosità solo dell’1%. Inoltre le variazioni di luminosità sono molteplici e di varia intensità, facendo pensare che gli oggetti siano molti e di diverse dimensioni.
Escluso l’errore strumentale, un preprint analizza le varie possibilità dell’origine di questa anomalia: protonube planetaria o sciami di comete.
Nel 1964, l’astronomo sovietico Nikolaj Kardasev classificò le civiltà extraterrestri capaci di tali opere come di “tipo II”. Civiltà del genere avrebbero capacità tecnologiche capaci di far impallidire i nostri più avanzati impianti di produzione di energia. Come? Catturando appunto tutta l’energia prodotta dalla loro stella madre!
Tra le ipotesi che sono state avanzate c’è quella della sfera del geniale scienziato Freeman Dyson, ( Sfere di Dyson) che prese parte sia al progetto Manhattan, sia al progetto Orione per la realizzazione di astronavi a propulsione nucleare, ipotizzò che civiltà estremamente avanzate potessero catturare tutta la luce della loro stella costruendo una immensa sfera del raggio di centinaia di milioni di chilometri. La sfera potrebbe ruotare su se stessa generando così, per forza centrifuga, una gravità apparente. Le risorse e la tecnologia necessaria per costruire un tale oggetto sono, per noi, oltre l’impensabile, ma non per questo possono essere escluse a priori. La megastruttura sarebbe composta da un sistema di satelliti orbitanti capaci di imbrigliare l’energia solare per poi trasmetterla ad una stazione ricevente. Secondo Dyson, un opera del genere garantirebbe una lunga sopravvivenza ad una eventuale specie aliena, soddisfacendo ampiamente il crescente fabbisogno energetico di una civiltà tecnologica. Per Dyson «non c’è contraddizione fra uno spirito ribelle e un inflessibile perseguimento dell’ eccellenza in una disciplina intellettuale rigorosa»: in altre parole, nonostante quello che pensano i dandy del pensiero, la ribellione intellettuale e la competenza professionale possono benissimo andare d’ accordo. I detrattori di questa teoria ritengono che l’oggetto osservato in KIC 8462852 non può essere una Sfera di Dyson _freeman_dyson.300
“classica” perché è troppo piccola: una sfera completa dovrebbe racchiudere l’intera stella e quindi sarebbe completamente invisibile alla rivelazione di Kepler. Questa teoria è stata riproposta in un intervista al The Atlantic dall’astronomo americano Jason Wright, che lavora alla Penn State University.

Un altra ipotesi è stata quella di uno sciame di comete una sorta di nube di OORT che causerebbe la diminuzione della luce come una sorte di eclissi parziale.
Scrive l’astronomo e divulgatore Phil Plait su Slate, negli ultimi giorni una nuova serie di dati raccolti da Bradley Schaefer della Louisiana State University fornisce qualche elemento in più a riprova dello strano comportamento di KIC 8462852. Schaefer ha messo insieme tutte le osservazioni disponibili della stella dal 1890 al 1989, ricostruendo i suoi livelli di luminosità nel corso del tempo. La serie di dati rivela qualcosa di sorprendente: tra le prime e le ultime misurazioni, lungo quasi un secolo, la luminosità complessiva della stella è diminuita del 20 per cento. Si tratta di qualcosa di anomalo, considerato che KIC 8462852 è una stella di classe F V: più calda, massiva e grande del nostro Sole, ma tutto sommato placida e con un’evoluzione che richiede milioni di anni per compiersi, non certo secoli. Due stelle simili, valutate da Schaefer, nello stesso periodo sono rimaste sostanzialmente invariate, cosa che conferma che KIC 8462852 ha un comportamento diverso. Per Schaefer, però, l’ipotesi dello sciame meteorico non regge perché occorrerebbero qualcosa come 600.000 comete, ognuna di almeno 200 chilometri di diametro. Una condizione che Schaefer giudica altamente improbabile.
Gli americani si sono messi d’impegno per smontare l’ipotesi della civiltà aliena. Secondo loro basta fare il conto partendo dal fatto che KIC 8462852 ha un diametro di 1,6 volte quello del Sole: per bloccare il 20 per cento della sua luce dovrebbe esserci una cupola con una superficie di 750 miliardi di chilometri quadrati, 1.500 volte l’area della Terra. Un’impresa altrettanto “altamente improbabile”, anche per una civiltà molto avanzata.
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Dunque cosa ci rivelerà il futuro? Siamo soli oppure no?
Aveva ragione quel folle ribelle di Dyson oppure la natura ha ancora tanto da mostrarci e di cui stupirci?
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Attendiamo eventuali altre scoperte e nuovi dati per avere un’idea più chiara e forse definitiva in modo da capire il comportamento anomalo di questa stella, oppure aspettiamo un messaggio da ET.

Lasciate libero il telefono

Giuseppe Oliva – Team Mistery Hunters

I Tesori di Atlantide riemersi

Si può solo immaginare la meraviglia provata dai sommozzatori dei volontari dell’associazione ambientalista «Mare Nostrum» nel momento in cui solo poche ore fa hanno portato alla luce, a soli 300 metri dalla costa di Gela, un tesoro che a soli tre metri di profondità aspettava di essere ritrovato.

Non è la prima volta che il sito restituisce resti di imbarcazioni risalenti ad età arcaiche, ma questa volta si tratta di una nave risalente a 2600 anni fa, carica di 39 lingotti di un misterioso metallo, probabilmente assimilabile come l’antico oricalco, leggendaria lega metallica dal duplice passato: insieme ad essere conosciuto ancora adesso come mitico metallo utilizzato ad Atlantide a cui Platone fa riferimento nel Crizia, l’oricalco appare più comunemente come nome utilizzato per indicare la lega di rame e zinco ampiamente usata dagli antichi romani per il conio del Sesterzio e Dupondio in seguito alla riforma monetaria di Augusto del 23 a.C. .

Il nome del misterioso metallo, che secondo le antiche fonti doveva apparire di colore rossastro, deriva dal greco “oreikhalkos”, ovvero “montagna di rame”. Gli antichi greci narravano come l’oricalco fosse stato inventato da Cadmo, figura mitologica greco-fenicia, alla quale si attribuisce la fondazione della città di Tebe.
Virgilio racconta nell’Eneide come la corazza di Turno fosse forgiata in “oro e oricalco bianco”, il che fece muovere ipotesi a favore di una lega di oro e argento. Il metallo è menzionato anche nelle Antichità Giudaiche di Tito Flavio Giuseppe, storico di origine ebraica (1° secolo d.C.), secondo il quale la navi che decoravano il Tempio di Salomone erano di oricalco.

Inoltre, proprio nel Crizia di Platone, a proposito di parte delle mura che cingevano il tempio di Poseidone e Clito si legge: «risplendevano con la rossa luce dell’oricalco».
La nave, suppongono gli studiosi, probabilmente proveniva dall’Asia Minore o dalla Grecia, e sarebbe dovuta approdare proprio a Gela carica del prezioso metallo.
Il recupero è avvenuto grazie ad una squadra di sommozzatori della Capitaneria di Porto, della Guardia di finanza e della Soprintendenza del Mare.
Secondo le analisi successivamente effettuate tramite “fluorescenza a raggi X” da Dario Panetta della TQ (Technologies for Quality Srl) di Genova, il materiale risulta essere una lega di metalli composta per l’80% di rame e per il 20% di zinco e realizzata con tecniche avanzate, probabilmente apprese dall’allora popolazione gelota (di origine rodio-cretese) dagli avanzatissimi Fenici.
Dichiara Sebastiano Tusa, direttore della Soprintendenza per i Beni culturali e Ambientali del Mare della Regione Sicilia:
“Non è mai stato trovato nulla di simile in precedenza”.
La domanda che adesso accomuna la comunità scientifica e non riguarda la possibilità che il ritrovamento avvicini il mondo alla comprensione di un mito che attraversa i secoli, mito così enigmatico e affascinante che ricorre nella cultura antica come in quella contemporanea, basti pensare come il misterioso metallo abbia ispirato compositori e artisti come Giuseppe Verdi, Franco Battiato, oltre che ricorrere nella cultura dei manga giapponesi e in alcune serie prodotte dalla DC Comics.
La scoperta farà parlare a lungo di sé, e se da una parte aggiunge un tassello sensibile all’oscuro mistero di una civiltà misteriosamente scomparsa dalla faccia della terra, di certo alimenta la potenza di un enigma che ha ispirato l’immaginario collettivo nei secoli.
Gerardo Coppola – Team Mistery Hunters

A VOLTE RITORNANO: CARONIA, UN MISTERO LUNGO DIECI ANNI.

Caronia Mistery Hunters

 

Sono ormai decine gli articoli su giornali locali, interviste, servizi in Tv, Rai, Mediaset, uniti alla presenza sul territorio di esperti di ogni ordine e grado Marina militare, Aeuronatica, Cicap, Geologi, Ingv, Nasa. Solo a sentire nominare tutte queste presenze e questa attenzione viene da pensare, perché?

Eppure stiamo parlando di un gruppetto di case vista mare, in una stradina di una frazione di un paese in Provincia di Messina, non stiamo parlando di Fukushima, eppure l’attenzione rivolta a questo spicchio di terra è davvero alta. Sono dieci anni che seguiamo questi avvenimenti e alla loro ricomparsa non abbiamo esitato questa volta a catapultarci in loco e verificare di persona. No, non siamo gli esperti super pagati, non siamo i mega scienziati arrivati a Caronia, siamo delle persone “normali”, come sono persone normali quelle che li vi abitano. Delle persone per bene la cui vita è stata sconvolta. Ma la cosa più sconvolgente è che ancora oggi  non si sa perché. Si pongono tante domande si sentono tante teorie alcune fantasiose alcune meno, dopo aver intervistato il Sig. Pezzino quelle stesse domande e altre ce le siamo poste anche noi, e con il nostro punto di vista stiamo cercando delle spiegazioni plausibili.

La storia di questo luogo affonda le sue radici nell’antica Kalacte (bella costa) insediamento risalente al 446 a.c.  Un luogo importante in epoca Greco – Romana. L’abitato portuale di Calacte a Caronia Marina fu distrutto, da un incendio o forse da un terremoto. Documentandoci abbiamo trovato diverse notizie apparentemente non collegate ai fatti odierni, ma che forse invece sono piccoli tasselli necessari per ricostruire un puzzle ancora tutto da decifrare. Esiste un enorme calderone di notizie, avvistamenti, fatti storici, teorie che rendono ancora più intricato il caso, forse volutamente o forse no, fatto sta che qualcosa lì succede e quindi siamo andati  alla ricerca di risposte, di innumerevoli domande. Appena giunti sul posto siamo entrati in una luogo da subito surreale, estintori sulle porte, protezione civile a fare turni h24, commissione medica, il Sindaco, oggetti di vita quotidiana gettati in un angolo carbonizzati, certo niente di rassicurante. Ma le persone che erano lì erano stanche, provate da questa situazione, arrabbiate per le poche risposte ottenute, ma combattive e vogliose di venirne fuori. Eravamo lì da qualche ora e l’odore di fumo all’improvviso ci avvolge, il panico per pochi minuti. Allarme poi rientrato era fumo trasportato dal vento, ma dopo aver visto le nostre facce e quelle delle persone presenti ho capito una cosa. Eravamo lì da poche ore e provavamo una strana sensazione di disagio e di paura, come si può sopportare tutto ciò per dieci anni?

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Dopo aver intervistato il Sig. Pezzino ci siamo resi conto della portata degli eventi. Centinaia di segnalazioni e di foto di avvistamenti Ufo/Uso. ( nota alla fine dell’articolo) Qui nessuno ha la voglia di fare il complottista o ricercare gloria, ma se anche persone anziane riferiscono di strane luci uscire ed entrare dal mare, come si può far finta di nulla e girarsi dall’altra parte?

Il resoconto dei mesi di analisi e studi è finito con un dossier inviato a palazzo Chigi, nel quale si afferma che non si tratta di fenomeni naturali, né di dispersione di elettricità e né tanto meno un problema della vicina ferrovia. Si è parlato di eventuali sperimentazioni militari o addirittura extraterrestri. Ora non vogliamo certo escludere questi fattori, ma prima di prenderli per buoni vorremmo fare un ragionamento, un documento segreto e classificato top secret non sarebbe tale se il suo contenuto è su tutti i Blog. Ragion per cui ci sono due strade: la prima, è stata voluta la divulgazione, la seconda non è vero. Attenzione, non si ha la certezza che il documento dica questo,ma non è da escludere chequello che succede a Canneto non possa essere reale. La presenza di sensori tutto intorno la zona, atti a verificare eventuali fasci di microonde “ultra high frequency” allarma e non poco. Si asserisce di una banda dai 300 megahertz fino a salire ad alcuni gigahertz, probabilmente per fare una cosa del genere servirebbe una frequenza di 10/12 gigahertz, non parliamo di ritorno al futuro, ma della realtà. Si è paventata l’ipotesi anche di altre fonti di energia che potrebbe essere la causa di questi roghi. Stando a quello che le persone ci hanno riferito una fonte di energia lì è stata riscontrata, non si riesce ad ora ad individuarne la provenienza perché troppo piccola è la durata per calcolarne sotto forma di mappatura la provenienza.CAronia mistery hunters

Dopo aver visto alcune foto e averne fatto altre, dopo aver calpestato il pavimento di quelle case ci siamo fatti un’idea. Vedere phon prendere fuoco dal nulla, televisori fondersi, senza che né il tubo catodico o la scheda abbiano preso fuoco, dopo aver visto un materasso bruciato e la rete sottostante carbonizzata, restano molti dubbi.

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Ci ribadiva il Sig. Pezzino che una cosa strana che si verifica lì è che quando l’evento si concentra sull’esterno delle abitazioni all’interno non succede nulla, e viceversa. Vi sono i tubi dell’acqua  liquefatti nei muri e il rivestimento leggermente bruciacchiato. Soprattutto si ha la sensazioni per gli abitanti di questa frazione che non si voglia far loro del male almeno in maniera diretta. Un esempio? In una occasione il letto ha preso fuoco nel momento in cui chi vi stava fino a quel momento dormendo si è alzato e non prima. Gli oggetti prendono fuoco quasi sempre nel momento in cui non vi è nessuno vicino. L’ultimo evento di cui si è parlato anche a Rai 2 è stato proprio pochi giorni fa un tubo liquefatto nel terreno. Ricordo che mentre eravamo lì quello che più di tutto ci ha lasciato sgomenti fu la cisterna all’ultimo piano dell’abitazione. Una classica cisterna contenente 1500 litri di acqua accartocciata su se stessa come se fosse di cartone, una cisterna come tante con la zincatura che sappiamo raggiunge il punto di fusione a 450°C. Ecco alla luce di questi dati che tutte le persone “normali” possono verificare, come è possibile che una cisterna del genere prenda fuoco dal nulla bruci quasi completamente il tetto con i tubi nel muro liquefatti, tutto in pochissimo tempo? Quale fonte di energia può fare qualcosa del genere? Raggiungere quelle temperature senza che l’acqua all’interno evapori e crei un esplosione all’interno della cisterna? Non siamo esperti, ma la domanda è semplice, la risposta? Forse lo è ancora di più, Microonde. Questo è quello che spesso è stato detto si verifica in questi luoghi e date queste dinamiche sembrerebbe davvero così. Una grande energia che però non surriscalda tutto quello che ha intorno, in effetti se ci si pensa se fosse altro avrebbe preso fuoco tutta la casa e non solo una cisterna o il televisore. Se si prendono in considerazioni i sensori citati in precedenza si potrebbe effettivamente dire che è realmente così.

 

 

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Altra domanda quando ci furono le indagini con la nave oceanografica Galatea quali furono i risultati? Non se ne seppe mai nulla o forse non si scoprì nulla, ma basta fare qualche piccola ricerca nel web anche su semplici siti come wikipedia e scoprire chi era lì in quegli anni. Voci raccontano di aver visto esplosioni forse bombe di profondità lanciate al largo, più semplicemente crediamo siano state delle bombe della seconda guerra mondiale fatte deflagrare vi sono articoli a tal riguardo quindi niente di strano, strano è che l’allora Comandante dopo aver fatto le dovute analisi promise agli abitanti di Canneto nel pieno del panico, che avrebbe fatto di tutto una volta a Roma per aiutarli a risolvere questo problema anche grazie ai dati raccolti. Ironia della sorte poco tempo dopo viene mandato in Afghanistan e l’elicottero che lo trasportava insieme ad altri soldati cade non si sa se per un guasto o se per abbattimento coincidenze?

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Arrivati lì abbiamo trovato una commissione medica giunta in loco a rassicurare gli animi dei giustamente preoccupati abitanti della frazione. Abbiamo chiesto se le persone residenti lì abbiano avuto qualche problema di salute nel corso di questi anni, bene a parte un morto di leucemia fulminante e tre persone attualmente malate di cancro e altri morti negli anni precedenti direi che tutto sommato si stà bene a Canneto (sono ironico). La domanda è, come è possibile che facendo una veloce e semplice statistica si riscontra un tasso di malattia del 40% in una strada con poche case? Come è possibile non rendersi conto di ciò e  non prendere provvedimenti?

Continuando la ricerca è saltato fuori che lo scienziato Guglielmo Marconi fece alcuni esperimenti di grande rilievo al largo delle coste settentrionali della Sicilia sul piroscafo Caronia, dal quale inviò con successo i segnali radio verso l’interno dell’Isola. Minore fortuna ebbe Marconi quando indirizzò i segnali verso la baia di Caronia. È come se avesse incontrato una barriera elettromagnetica, le onde radio venivano “respinte”. Ed il segnale fu addirittura ricevuto in Francia. Cosa potrebbe aver causato questa reazione? Una barriera elettromagnetica? Se così fosse bisognerebbe tornare in dietro e capire che forse non è un problema moderno, ma che è sempre stato lì e ora magari lo si è stuzzicato con le nuove tecnologie esistenti e vi sono degli effetti collaterali.

Altre teorie sostengono che in quei luoghi si stia utilizzando un’arma, conosciamo tutti gli studi di Nikola Tesla e il suo raggio della morte, che questi siano tentativi e test per verificarne il funzionamento, testando una zona cito “poco antropizzata”?

La sensazione degli abitanti del luogo e di aver a che fare con un qualche laser capace di colpire alla perfezione un filo, un tubo un elettrodomestico e non toccare niente intorno con una precisione quasi chirurgica, ma di incredibile potenza, non sappiamo se le malattie che si sono verificate sono riconducibili a questi fenomeni, fatto sta che non crediamo nel resto della zona siano del 40% si potrebbe verificare, ma sarebbe una domanda retorica. Si parla anche di Scie Chimiche e di HAARP, ne abbiamo viste di particolari nella zona quei giorni, si sa che il connubio Haarp e scie chimiche possa modificare la iono sfera alcuni sostengono siano in grado di modificare il clima o di generare terremoti e altri cataclismi se così fosse credo che un semplice televisore che brucia non sia così difficile da ottenere. L’implicazione HAARP e Scie Chimiche potrebbe effettivamente non essere così assurda basta verificare su siti che trattano questi argomenti (www.sciechimiche.org) e leggere il brevetto di Barnard riguardante HAARP per capire le potenzialità e i potenziali utilizzi di queste potenti antenne (Così, questa invenzione fornisce la capacità di fornire livelli di energia  senza precedenti, nell’atmosfera terrestre in aree strategiche, e di mantenere il livello dell’iniezione di potenza specialmente se è impiegato un impulso casuale, in modo molto più preciso e meglio controllato dai sistemi precedenti, specialmente nella detonazione di dispositivi nucleari di vario tipo a diverse altitudini…”

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“… è possibile non solo interferire con le comunicazioni di terzi, ma sfruttare uno o più di tali fasci per effettuare una rete di comunicazioni nel caso in cui nel resto del mondo siano interrotte. In altre parole, ciò che viene usato per interrompere le comunicazioni altrui, può essere impiegato da un individuo ben informato su questa invenzione, allo stesso tempo, come rete di comunicazione”.

“… le grandi regioni dell’atmosfera potrebbero essere alzate ad una quota inaspettatamente alta, in modo che i missili incontrino forze di resistenza inattese e non pianificate, con risultante distruzione”.

“La modifica del clima è possibile, per esempio, alterando i modelli del vento nell’alta atmosfera, creando uno o più “piume” di particelle atmosferiche, che fungeranno da obiettivo o dispositivo di focalizzazione. Le modifiche molecolari dell’atmosfera possono avvenire in modo da poter realizzare conseguenze positive sull’ambiente. Oltre a realmente cambiare la composizione molecolare di una regione atmosferica, una particolare molecola o più molecole possono essere scelte per presenza aumentata. Per esempio, nell’atmosfera si è potuto aumentare artificialmente concentrazioni di ozono, azoto, ecc.”.) Vi è chi sostiene che questi potenti mezzi possano addirittura alterare le capacità neurologiche.

Vi furono molti fenomeni strani ad ogni modo che citeremo con il beneficio del dubbio.

1) Un elicottero  in volo sulla zona delle case colpite dal fenomeno atterrato velocemente perchè le pale vennero colpite da qualcosa non si è mai capito cosa si dice non da un’oggetto solido fatto stà che il pilota scese a terra molto turbato senza rilasciare nessuna affermazione.

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2) Lo strano fenomeno delle spiaggiamento delle cozze:
Le cozze spiaggiate. Altra coincidenza, nel 2004, fu lo spiaggiamento di milioni di esemplari di Velella a Marina di Caronia. La Velella è chiamata “barchetta di San Pietro”, somiglia a una cozza senza coperchio, con una vela. A volte grandi quantità raggiungono le coste dopo forti venti o per improvvise variazioni termiche. Condizioni meteo però mai segnalate in zona in quei giorni.

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3) Nella prima ondata dei fenomeni nel 2003/2004 è stata trovata anche un’impronta lunga 40 metri e larga 15, dove vennero ritrovati bruciati solo alcuni cespugli di Ampelodelmos,mentre ha lasciato integri tutti gli altri esemplari incendiati in una sequenza di multipli di 4.  E’ esclusa l’ipotesi di un intervento umano. Le radici di centinaia di piante erano infatti carbonizzate fino in profondità nel suolo. Ma anche qui nessuno si è preso la briga di approfondire.

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C’è chi invece crede nella presenza del diavolo a Canneto addirittura padre Amorth noto esorcista lo ha affermato, fanno a tal riguardo impressione la quantità di statue statuine croci e acquasantiere presenti nelle case della zona. Sicuramente a questo punto per chi sta subendo questi fenomeni tutto è plausibile e le difficoltà incontrate dagli esperti rendono ulteriormente difficile la convivenza lì. Magari credere in una presenza potrebbe essere più rassicurante, conoscere il nemico fa meno paura di combatterne uno invisibile. Sicuramente un dato va citato, che siano Ufo e quindi una sorta di segreto studio tra noi e loro, che sia un arma sperimentale testata sulla popolazione (affermazione di Rai2), che siano fenomeni naturali, che ad ogni modo sono le uniche cose al momento escluse. La domanda è perché quelle persone sono ancora lì e non in salvo, stanno morendo forse non per quello, ma stanno morendo. Forse non è un arma laser o a microonde, ma le case prendono fuoco non possono dormire sui propri letti per paura di morire ustionati, come può una cisterna accartocciarsi su se stessa sciogliersi anche se piena di acqua e incenerire il tetto? Cosa può provocare questo e perché? Tra le tante ipotesi tirate fuori in questi anni, fenomeni geotermici, elettricità nel terreno ve ne è una poco note forse tra le più plausibili è quella riguardante il Maser:

acronimo inglese di Microwave Amplification by Stimulated Emission of Radiation, ovvero Amplificazione di Microonde tramite Emissione Stimolata di Radiazioni. Un maser è simile a un laser, ma opera nella regione delle microonde dello spettro elettromagnetico. Il primo maser venne costruito da Charles Hard Townes, J. P. Gordon, e H. J. Zeiger alla Columbia University. L’apparecchio utilizzava l’emissione stimolata in un flusso di molecole di ammoniaca energizzata, per produrre l’amplificazione delle microonde alla frequenza di 24 gigahertz. Townes in seguito lavorò con Arthur L. Schawlow per descrivere il principio del maser ottico, o laser, che venne inventato nel 1960 da Theodore H. Maiman. I maser vengono usati per produrre frequenze di riferimento ad alta precisione, come accade negli orologi atomici. Vengono usati anche come amplificatori elettronici nei radiotelescopi. I maser si possono trovare anche in natura. Nel 1963 un gruppo di ricercatori del MIT percepì segnali radio provenienti dallo spazio interstellare innescati da nubi molecolari. Due anni dopo i loro colleghi californiani a Berkeley rilevarono una serie di microonde estremamente brillanti caratterizzata da una polarizzazione uniforme. Da allora gli studiosi hanno scoperto emissioni maser di varie sostanze molecolari, come ad esempio il metanolo e il vapore acqueo. Per consentire la manifestazione dei maser, occorre che nelle nubi stellari si verifichino alcune condizioni particolari che sono fattibili solo nella prima fase di vita stellare e nell’ultima. A tal riguardo suggerisco il libro dell’amico Roberto La Paglia, Fuochi alieni: I misteri di Caronia, dove viene raccontata una interessante storia avvenuta alla fine della seconda guerra mondiale nel pacifico con eventi simili ma molto più tragici dove perserò la vita alcuni militari  questo per far capire che non è così fantasioso pensare ad un arma tecnologica in fase di perfezionamento e di test, proprio nella mal capitata Caronia. (http://www.amazon.it/dp/B00NSSI4AO/ref=cm_sw_r_tw_dp_V4Giub07ESWSD)

E’ possibile trovare molte altre ipotesi che il giornalista ha portato alla luce con le sue ricerche un modo per far pensare. Magari si è ancora lungi dalla verità, ma scoperchiando i vari pezzi di questo puzzle si riuscirà prima o poi a comporre il disegno della verità.

Il principale dilemma su questi strani fenomeni che si stanno verificando a Caronia è l’indifferenza, non solo mediatico-istituzionale, ma anche l’indifferenza di chi concentra i suoi sforzi nel dimostrare la totale naturalezza di questi eventi e il sistematico allontanamento e infangamento di qualsiasi altra ipotesi.

Una volta escluso l’impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, non può che essere la verità.

Arthur Conan Doyle

Personalmente non avendo attrezzature e competenze tali da poter portare indagini non possiamo dire nulla, o forse si, se nulla hanno detto e hanno ottenuto esimi scienziati e studiosi pagati dall’allora governo Berlusconi, perché tutte le altre teorie debbano essere considerate fantasie? Perché non si può dire che vi è qualcosa di veramente strano e a questo punto orribile a Caronia? Perché le persone rischiano ogni giorno la vita e vengono considerati campo di esercitazione dove sperimentare nuove tecnologie? Perché esiste il MUOS, che magari non centra nulla, ma ci fa capire come il nostro territorio se qualcuno decide viene utilizzato come meglio si crede a discapito dei cittadini che ignari sperano in una soluzione, che a nostro avviso non arriverà mai, basta pensare agli ultimi casi in Sardegna o ai sottomarini nucleari nel Mediterraneo che fanno le loro esercitazioni senza alcun freno. Perché di qualsiasi natura essa sia sarebbe troppo sconcertante per essere esposta. Forse davvero la cosa migliore sarebbe sperare nell’entità extraterrestre, almeno non saremmo noi stessi a farci del male.

Giuseppe Oliva – Team Mistery Hunters

 

 Il Team Mistery Hunters ha raggiunto giorno 02/08/2014 la frazione di Canneto di Caronia (ME) per incontrare e registrare di persona la testimonianza diretta del Sig. Nino Pezzino, residente, nonché presidente del comitato che rappresenta tutte le “vittime” dei misteri di Canneto di Caronia.

Di seguito il filmato presente sul canale YouTube MisteryHunters.  Regia e montaggio di Aurelio Gioia – Team Mistery Hunters

 

 

 

Elenco avvistamenti avvenuti negli anni a Caronia:

Il primo avvistamento iniziò la notte del 10 o 12 gennaio a Marina di Caronia.
Affacciandosi dal balcone di casa il testimone notò in lontananza due strani oggetti luminosi (era mezzanotte circa, la vicinanza di quelle luci lo condusse a pensare che non potevano essere né stelle perché troppo basse, né un aereo perché erano immobili e nemmeno delle barche).
Tutto ciò gli sembrò molto strano anche perché dopo pochi minuti svanirono nel nulla.

Oggi a distanza di mesi egli denuncia il fatto, perché nella notte del 4 o 5 ottobre rivide le stesse luci nella medesima posizione. Vedendo quelle luci avvertì una strana sensazione, in altre parole mentre le osservava si sentiva osservato.

Il 22 febbraio alle ore 13,30 circa, mentre si trovava in località Mortilli, percorrendo un tratto di strada sterrata notò in lontananza una nuvola di fumo che si alzava dal terreno, di colore grigio chiaro e di forma irregolare, e parlando con suo cognato di un residente locale gli disse: “Avrà acceso il suo fuoristrada”, però avvicinandosi al mezzo parcheggiato si accorsero che era spento. Con il cognato si guardò intorno incredulo per quello che avevano visto, perché di fuoco non ce n’era e inoltre non c’era neanche vento, ma la fumata saliva in alto per poi sfumare nel nulla.

La sera del 16 marzo tra le 23,30 e 23,45 il testimone notò in direzione Canneto un bagliore che usciva dal mare di forma semicircolare come un faro, con la circonferenza esterna di colore azzurro intenso e la parte centrale che sfumava in un celeste quasi bianco.

La mattina del 5 maggio alle ore 10,50 mentre si trovava a Canneto, seduto sul muretto adiacente il fabbricato della propria casa insieme ai Carabinieri e ad una ragazza della Protezione Civile, discutendo in generale sulla situazione locale, abbassando lo sguardo notò un’ombra che scivolava via, alta dal terreno circa 30 centimetri, con direzione da sud a nord, di colore grigio fumo e di forma irregolare. Tutto questo durò pochi secondi per poi svanire nel nulla. Il testimone si guardò intorno, nessuno dei presenti stava fumando e la giornata era soleggiata.

In seguito il 18 o 20 luglio in località S. Stefano di Caronia alle ore 15,30, ad una distanza di circa un chilometro e mezzo dalla riva vide ribollire l’acqua: era una condotta sottomarina o qualcos’altro? Dopo appena 20 minuti circa, ci fu un incendio sulla costa nella stessa direzione.

Il 30 luglio a Caronia alle ore 24,00 circa da un chiosco sul mare alcuni clienti notarono delle scintille ad altezza uomo come se fossero scariche elettriche.

Nell’ultima settimana di luglio e nelle prime settimane d’agosto in alcune piante di melanzane si notarono delle difformità nelle foglie: la pianta nelle ore più calde non andava in protezione, ma girava le foglie verso l’alto e giornalmente a farlo non erano sempre le stesse piante.

In agosto in zona Pantano dei ragazzi osservarono tre misteriosi “ometti” intenti a cogliere limoni e scapparono.

Il 21 agosto alle ore 13,00 circa a Canneto, la figlia del testimone era seduta sul divano, quando di colpo la videro balzare dal divano dicendo che aveva preso una scossa di corrente.

Nelle notti che vanno dal 24 al 26 ottobre (non ricorda bene la data) affacciandosi dal balcone di Canneto che dà sul mare, il testimone e suo nipote videro delle luci strane, formanti i colori dell’arcobaleno, che si spostavano in modo orizzontale nella direzione Messina-Palermo e viceversa. I due si guardarono increduli e rientrarono in casa un po’ impauriti.

Nella notte del 28 e 29 ottobre verso le tre di notte, nella fiumara di Caronia, due signori sentendo un rumore strano si affacciarono dapprima al balcone che da sul mare, ma non videro nulla e allora si affacciarono dalla finestra del bagno lato monte, osservando così un oggetto sferico, descritto grande quanto la luna, che si alzava a scatti ed emetteva un rumore strano (lo stesso fu avvistato nel mese di aprile dalle stesse persone).

Il 13 novembre alla curva Andaloro alle ore 19,35 il testimone rivide la stessa ombra che lo sorvolava davanti al parabrezza dell’auto; era di forma ondulata ed abbastanza grande (1metro per 60 centimetri circa), che saliva verso i monti e precisamente verso le antenne della telefonia mobile.

Il 21 novembre alcune persone riferirono di aver sentito dei rumori strani all’interno dei loro fabbricati.

In novembre il testimone iniziò a scattare delle foto, a partire all’incirca dalla metà del mese. Si recò a Canneto per fotografare le melanzane caratterizzate dallo strano comportamento, e dopo aver fotografato e vegetali si andò a sedere sul muretto dove aveva visto l’ombra. Dopo alcuni minuti notò che le vene della sua mano destra si stavano gonfiando a dismisura mentre la metà del viso, sul lato destro verso l’alto, cominciò a “tirargli” con un lieve bruciore. Si guardò in giro ed andò via da quel posto, vedendosi subito dopo col maresciallo dei Carabinieri Modica al quale riferì l’accaduto.

Il 10 dicembre alle ore 07,55 la moglie del testimone in località Gibbiola, nel comune di S. Stefano di Caronia, mentre si recava a lavoro registrò un altro fenomeno anomalo qui non riferibile.

Martedì 28 dicembre alle ore 18,20 circa, ritornando da S. Agata di Militello, i due, arrivati sul cavalcavia di Torre del Lauro in distanza notarono un punto luminoso che si spostava dalla montagna verso il mare. La direzione assunta dalla luce era quella dal torrente Buzza alla fiumara di Caronia. Il cielo era coperto.

Giovedì 30 dicembre in località Canneto, in via Mare (fabbricato Serio) alle ore 15,10 circa la figlia e la moglie del testimone constatarono un altro avvistamento, che così raccontarono: “Stavamo guardando la televisione in cucina, a luce spente quando i neon cominciarono a lampeggiare come volessero accendersi, e dopo si accese anche la lampada d’emergenza.” Si precisa che l’energia elettrica non era andata via perché la televisione era accesa e anche la stufa.

AVVISTAMENTI DEL 2005
Il 16 Gennaio nella spiaggia di Villa Margi, alle ore 24,00 circa una coppia di fidanzati, mentre si trovavano nella zona, notavano una luce intensa rossa che s’ingrandiva e si rimpiccioliva. I due non riuscirono a darsi una spiegazione e la descrissero grande quanto la luna.

La notte del 18 marzo il testimone fece un sogno strano. Aveva sognato che le pompe sommerse delle cisterne a Canneto erano guaste, perché usciva acqua dal polmone delle tre cisterne. La mattina egli si recò a Canneto per verificare, ed erano realmente guaste. Inspiegabilmente il sogno era diventato realtà.

Nei giorni 20, 21 e 22 marzo nella fascia oraria che andava dalle 14,30 alle 16,30 il testimone era a Canneto per dei lavori nel suo fabbricato, quando un cane che vive nella zona da parecchi anni improvvisamente iniziava ad ululare nella fascia oraria già descritta. Conoscendo l’animale era la prima volta che l’uomo lo sentiva ululare.

La sera del 27 marzo alle ore 22,10 mentre percorreva la statale che porta da Marina a Canneto, la stessa persona raggiungendo il ponte della fiumara, notava nella collina un bagliore di luce bianca intensa che andava dirigendosi verso l’alto per poi svanire. Il tutto ebbe la durata di qualche minuto. Il giorno dopo egli si recò in loco per costatare se quello che aveva visto poteva essere spiegabile in termini convenzionali, ma sul posto non poteva trovarsi alcun mezzo, perché sfornito di strade.

Il 30 aprile alle ore 11 il testimone stava pitturando la scalinata a Canneto, quando vide passare da sotto il gradino una strana ombra scura che saliva in direzione della ferrovia. Le dimensioni ed il volume corrispondevano a quelle di un doppio maus da computer. Il testimone si soffermò apposta ad aspettare che passasse un uccello per vedere se l’ombra proiettata era uguale, ma non lo era.

Il 7 maggio a Marina alle ore 20,30, essendo andato con suo cognato dall’avvocato per alcuni chiarimenti legali, uscendo dallo studio per recarsi a casa, notò con lui una luce intensa bianca che si accendeva per poi svanire in direzione Palermo lasciando una scia luminosa ad una altezza di circa 300 metri e il cui punto di partenza era la sua abitazione.

L’8 maggio alle ore 12,30 in località Fiumara Canneto in Contrada Mortilli nel cielo, con qualche nuvola sparsa, venne notata una nuvola in particolare. Si osservarono attorno alla nuvola vari colori tipo arcobaleno, poi il tutto svanì dopo pochi minuti.

Un amico del testimone, la mattina del 9 maggio alle ore 6,20 circa nel tratto di strada di Marina nelle adiacenze del distributore Q8, notò in lontananza due luci di forma sferica tipo fari all’altezza della fiumara di Caronia sul lato mare e che poi scomparvero.

Il 13 maggio, da una discussione intrapresa con suo cognato in merito ai fatti accaduti, il testimone seppe di un altro evento risalente alla settimana prima mentre questi si recava al lavoro in località Morizzi, in compagnia di due persone. Giunti nei pressi della località P.lla Calcari (900 m..), in lontananza, in direzione Caronia avevano notato una luce di forma sferica che si muoveva. Erano le 6,30 del mattino, e la conclusione dei compagni era che non fosse un aereo.

La sera del 21 maggio alle ore 22 il testimone si stava recando a Canneto con sua moglie ad accompagnare suo cognato. Giunti a Canneto, mentre stavano salendo le scale per andare a casa si manifestò a tutti un forte mal di testa, come più volte registrato dai residenti in zona. Sua moglie mise in ordine alcune cose (mentre il mal di testa aumentava), e dopo varie insistenze scesero in casa del cognato. Ma il mal di testa cresceva. L’uomo disse alla moglie di uscire all’aperto con lui, e usciti fuori per raggiungere l’auto notarono una luce arrivare dal mare. Era molto intensa e bassa mentre passava vicino ai fabbricati Pezzino per poi passare sopra il cavalcavia autostradale e svanire.

Il lunedì successivo un’amica telefonò alla coppia, dicendo che doveva raccontare loro una cosa. Cosi i due andarono a trovarla e la donna iniziò a raccontare loro cosa aveva notato sabato 21 maggio alle ore 21,50. Affacciandosi dal suo terrazzo aveva notato una luce in movimento dal mare verso la montagna, che si era soffermata sopra il fabbricato della testimone a Marina per poi rimettersi in movimento verso le antenne, e posizionarsi su Canneto, sostare alcuni minuti e muoversi di nuovo per poi svanire. Il tutto era durato circa 15 minuti. A questo suo racconto i due si guardarono e le raccontarono ciò che avevano visto la sera del sabato. Una concomitanza difficilmente casuale.

Il 22 maggio notte tra sabato e domenica altri sogni inquieti da parte del testimone in cui la gente a Canneto diventava sorda e a Marina cieca.

Poi il 3 giugno alle ore 23 si manifestarono due flash a Marina sopra la sua abitazione in circostanze particolari. Da alcuni giorni tutto sembrava infatti tranquillo, e quella sera l’uomo si era infatti affacciato al balcone del fabbricato dicendo “Dove siete? Fatevi vedere!” Al che subito dopo comparvero i due flash. Coincidenza?

Il 16 giugno alle ore 21,30 in direzione Palermo, l’uomo, la moglie e la figlia avvistarono una luce di colore arancio intensa che riuscirono a fotografare.

Il 23 giugno alle ore 23 sopra i fabbricati di Canneto la moglie notò un flash di luce nello stesso punto e dalla stessa posizione.

Il 24 giugno alle ore 22,10 in Contrada Buzza, caratterizzata da serre di loro proprietà, la moglie notò altri due flash. L’indomani l’uomo si recò sul posto e fece delle foto a 360 gradi. Esaminando successivamente le immagini riscontrò in una di esse un punto luminoso nella posizione descritta dalla donna.

Il 27 giugno alle ore 24,00 furono osservate tre apparenti stelle cadenti in contemporanea direzione monte-mare, mentre alle ore 21,30 una luce sospetta sorvolò Marina in direzione monte-mare.

Il 3 luglio alle ore 19,35 a Canneto, mentre l’uomo si trovava in campagna, venne colto dal solito mal di testa. Arrivato a casa, la moglie gli raccontò di aver notato di lato al ristorante una sfera di forma metallica muoversi per scomparire dietro la montagna.

Il 5 luglio alle ore 19,00 il testimone si trovava nella serra da solo, in una giornata calma e calda, per eseguire alcuni lavori quando sentì e vide il telo di copertura di tutta la serra che prese a sbattere senza alcuna causa apparente. Spaventatosi, dopo essersi guardatosi intorno il testimone di allontanò.

Il 15 luglio alle ore 23,03 a S. Stefano di Caronia l’uomo avvistò una luce “a passeggio” sulla zona.

Il 21 luglio a Canneto, l’uomo era seduto nel cortile di casa, quando alle ore 22,30 come le altre volte cominciò a manifestarsi un fotte mal di testa per alcuni minuti. Il fenomeno si ripeté alle 22,50 e alle 23,10 venne avvistata la solita luce “a passeggio” su S. Stefano di Caronia nella stessa posizione e direzione del 15 luglio.

Il 23 luglio a Marina venne avvistato un fascio di luce sul mare.

Il 28 luglio alle ore 23,00 un flash apparve su S. Stefano e lo stesso venne visto dalla figlia dell’uomo da S. Stefano, che osservò una sfera di luce in movimento dopo il flash.

Il 31 luglio alle ore 22,00 un signore che villeggiava nell’hotel locale in quanto di origine siciliane (precisamente di Tusa) ma residente a Barberino del Mugello, per il caldo della serata decise di scendere in spiaggia. Arrivatovi si sdraiò sulla battigia e iniziò ad osservare il cielo stellato. Guardando l’Orsa Maggiore vi notò una stella cadente seguita da un fascio di luce rossastro, in direzione monte-mare. Poi dopo pochi secondi in lontananza, in direzione di Alicudi vide uscire una luce rossa dal mare, da lui descritta come “enorme”, tanto da fargli inizialmente pensare ad un eruzione vulcanica. Il1 giorno dopo raccontò il tutto in spiaggia meravigliato per quello che aveva visto.

L’8 agosto il testimone con tutta la famiglia si recò a Canneto per trascorrere una settimana insieme ai parenti, e dall’8 al 17 agosto giornalmente vennero registrati i soliti mal di testa, mentre i cognati dell’uomo gli raccontavano che da giorni i sensori antifumo installati dalla Protezione Civile suonavano sempre.

Il 15 agosto alle ore 23,40 nel campo sportivo di Marina venne segnalata una misteriosa luce che si accendeva e si spostava in orizzontale in direzione Palermo. Quindi alle ore 23,50 una nuova luce che si accendeva e si spostava in direzione delle antenne.

Il 16 agosto verso le 23,00 venne osservata proiettarsi sulla villa comunale un’ombra misteriosa.

Il 19 agosto alle ore 23,27 al chiosco di Marina la figlia vide qualcosa di color azzurro che cadeva verso le isole e andava pianissimo. Un gruppo d’amici che avevano visto la stessa cosa la definirono “gli extraterrestri”.

Il 13 settembre, in concomitanza con l’ennesimo avvistamento, ad un bambino del posto gli occhi diventano inspiegabilmente rossi.

Il 9 settembre alle ore 22,00 sul lungomare di Marina una luce celeste cadde in acqua vicino la costa in direzione monte-mare.

Il 9 settembre vennero segnalate una luce grande e una piccola che s’incontrarono e unitesi iniziarono a “passeggiare” vicino alle antenne.

Il 10 settembre un’ombra misteriosa si manifestò nella camera da letto del testimone e dopo alcuni istanti fu percepito un rumore anomalo in casa.

Il 15 settembre vennero notati stormi di uccelli emigratori che volavano ad alta quota e per ben tre volte non riuscivano a trovare la direzione di volo. Ritrovarono l’orientamento solo in seguito e a bassa quota, finendo poi con l’allontanarsi.

Il 16 settembre alle ore 22,00 fu segnalata una luce celeste che scendeva dietro un fabbricato sul lato monte, antistante la villa comunale.

Il 13 ottobre a Marina, un’amica del testimone gli segnalò di aver osservato alle 22,30 verso la collina dove sono montate le antenne, una luce bianca che si spostava lentamente verso il mare e si posizionava infine in cielo come una stella in direzione Canneto.

Il 13 ottobre alle ore 23,27 a Marina un fascio di luce in orizzontale fu osservato a sud ovest.

Il 23 ottobre il testimone ebbe un incubo. Durante la notte egli fu svegliato dalla moglie perché si agitava e parlava in una lingua diversa del normale agitandosi in modo strano. L’uomo ricorda di essersi visto nel sogno “disteso con le braccia legate ad altezza gomito, e vedevo delle strane forme vicino alla lettiga, la testa era di forma ovale le braccia lunghe e io dialogavo con loro; nel momento in cui mia moglie mi svegliò stavano per dirmi qualcosa d’importante ma non ricordo nulla, la cosa strana è stata che le braccia mi facevano male e la cosa continuò almeno per qualche ora.”

Il 27 ottobre alle ore 6,50 l’uomo si affacciò dal balcone guardando il sorgere del sole quando notò in lontananza sopra il paese di S. Fratello cinque sfere, di cui la più grande stava al centro e le altre formavano un quadrato. Il tempo di andare a prendere la macchina fotografica ed erano scomparse.

Il 28 ottobre alle ore 19,39 a Marina una luce strana venne vista muoversi in direzione di S. Agata di Militello.

Il 30 ottobre alle ore 19,14 a Canneto fu avvistato un fascio di luce con direzione monte-mare sopra il fabbricato Pezzino, ad alta quota.

Fra fine ottobre e inizio novembre si verificò un avvistamento alle Gole dell’Alcantara. L’oggetto segnalato venne descritto grande quanto la luna, da persone del tutto estranee ai fatti di Caronia.

Il 17 novembre a Canneto, alle ore 21,30 il solito mal di testa. L’uomo si fermò e iniziò ad osservare se si vedeva qualcosa ma dovette allontanarsi per il malore.

Il 19 novembre a Canneto, alle ore 18,20 il solito mal di testa nella stessa situazione del giorno 17, ma alle 18,30 il testimone riesci a vedere un flash anomalo sul mare, soffermandosi per quindici minuti circa per avere conferma di quello che aveva visto.

Il 23 novembre nelle montagne di S. Fratello in località Casello Muto alle ore 20 circa il testimone stata tornando a casa in auto da Catania quando tra gli alberi notò una luce intensa che sembrava seguirlo. Dopo alcuni minuti si fermò e anch’essa si fermò, ad una distanza di circa 100 metri. L’uomo iniziò ad osservarla (era ferma e a tratti si avvicinava e si allontanava), ma al sopraggiungere di un aereo la luce scomparve.

Il 28 novembre alle ore 7,10 lungo la statale SS 113, mentre questi si recava a lavoro in auto le chiusure automatiche della vettura si chiusero inspiegabilmente.

Infine nella settimana di Natale, camminando l’uomo avverti un forte calore ai piedi, e togliendosi le scarpe le trovò calde e come se fossero state bruciate.

LE SFERE DI KLERKSDORP

A partire dagli anni 80 i minatori della miniera d’argento di Wonderstone, in Sud Africa, hanno portato alla luce diverse sfere dall’aspetto metallico la cui esistenza solleva alcuni interessanti interrogativi. Fino ad ora, ne sono state estratte circa 200; dal colore blu acciaio con riflessi rossastri, all’interno del metallo sono presenti fibre di colore bianco. Le loro dimensioni si aggirano sui sette centimetri di diametro e pare siano costituite da una lega di nichel e acciaio, principalmente di origine meteorica.Quello che stupisce di più, è il fatto che, nonostante le tre linee parallele incise sull’equatore di una di queste sfere facciano pensare ad un origine artificiale, lo strato geologico nel quale è stato effettuato il ritrovamento è stato datato a quasi tre miliardi di anni fa.

LA STORIA DELLE SFERE METALLICHE DI KLERKSDORP

Il mistero delle sfere di Klerksdorp ebbe origine da alcune pubblicazioni divulgate nella decade che va dal 1980 al 1990; la prima di esse, uscita nel 1982, è un articolo a firma “Jimson S.” ( Scientists baffled by space spheres, 27 luglio 1982) pubblicato su Weekly World News.Il giornale riportava la notizia della scoperta di questi misteriosi oggetti nelle cave di pirofilite presso la cittadina di Ottosdal (nel Transvaal occidentale) in Sudafrica; le sfere prendono il nome dal museo di Klerksdorp, nel quale erano conservate.Il ritrovamento è stato effettuato in un deposito precambriano vecchio di 2,8 miliardi di anni; a quell’epoca, secondo le conoscenze scientifiche odierne, sulla terra non vi erano forme di vita intelligenti, ma solo colonie di batteri ed esseri unicellulari

 

LA SFERE RINVENUTE SONO DI DUE TIPI

Le prime composte da metallo bluastro costellato da puntini bianchi; le seconde cave, riempite all’interno con un materiale elastico. Secondo Roelf (Rolfe) Marx, sovrintendente del Museo di Klerksdorp, le sfere sono un mistero; specialmente se si osservano le tre incisioni perfettamente parallele presenti sull’equatore di una di queste, che fanno pensare ad una lavorazione artificiale.In una lettera datata 12 settembre 1984, Marx fornisce ulteriori informazioni sulle misteriose sfere asserendo che furono trovate nella pirofillite scavata vicino a Ottosdal. La formula chimica della Pirofillite (o Pirofilite) è Al2Si4O10(OH)2; si tratta di un minerale secondario, un fillosilicato di alluminio, abbastanza morbido. Le sfere sono invece estremamente dure; è stato dichiarato, infatti, che non si riusciva a scalfirle neanche con una punta d’acciaio..

COME GIA’ DETTO

le sfere sono state rinvenute in una cava di pirofilite, un materiale piuttosto morbido utilizzato anche come isolante elettrico, che si origina dalla trasformazione metamorfica di un deposito sedimentario.Questo dimostrerebbe che la formazione del materiale è posteriore dunque ai 2,8 miliardi di anni fa stimati da Marx. Durante il processo metamorfico che ha trasformato l’argilla e la cenere vulcanica in pirofilite si sarebbero formati i noduli metamorfici, consistenti in noduli di pirite, che quindi, per effetto dell’esposizione all’aria, si è trasformata in goethite, componente della limonite, ereditandone la forma sferica.Secondo il professor A. Bisschoff, dell’Università di Potchefstroom a Johannesburg, anche i solchi paralleli potrebbero essere il frutto di un processo naturale di consolidamento (noto, per quanto raro).Inoltre, fin dagli anni ’30, su pubblicazioni scientifiche e tecniche sono documentati ritrovamenti di noduli di pirite e goethite di origine metamorfica nelle miniere dove è avvenuto il ritrovamento delle sfere.

 

 

UNA delle sfere trovate a Ottosdal  presenta un solo solco sull’equatore e, secondo alcuni, somiglia a Giapeto, l’ottavo satellite di SaturnoI sostenitori del mistero non concordano su alcuni punti di questa spiegazione considerando le sfere degli OOPArt  a tutti gli effetti. Ci sono tre teorie a riguardo: la prima, quella sostenuta dai creazionisti, sostiene che le sfere siano state create da un’entità superiore durante la creazione della terra stessa che, secondo questo filone di pensiero, sarebbe avvenuta solo poche migliaia di anni fa; un’altra teoria vuole che le sfere siano state portate sulla terra da una razza aliena per scopi ignoti.Infine, si contempla la possibilità che questi manufatti siano attribuibili ad una antichissima civiltà di cui si è persa ogni memoria. Data la sparizione della sfera con le tre incisioni dal museo, non si possono condurre esami scientifici che darebbero altrimenti delle certezze.

Giuseppe Oliva Team Mistery Hunters