“DAI KAYAN AGLI IBAN”DEL BORNEO

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Il tatuaggio era praticato soprattutto nelle zone più interne del Borneo da tribù di tagliatori di teste molto temuti. Pare che questa pratica sia stata introdotta nel Borneo dai “kayan”,emigrati dalle montagne della Birmania verso la Malesia e quindi nel Borneo circa ottocento anni fa.
Il tatuaggio kayan, a parte quello estetico, aveva motivazioni e significati diversi per gli uomini e per le donne. Per i primi era simbolo di virilità, di eroismo, segno di riconoscimento, talismano contro demoni e malattie; per le seconde era simbolo di appartenenza alla propria tribù e soprattutto garantiva l’accesso al regno dei morti. Infatti, secondo i kayan, i tatuaggi fungevano da “torce” nel mondo dei morti e senza gli spiriti avrebbero vagato nel buio totale.
I tatuaggi femminili erano tanto più belli ed elaborati quanto più alta era la classe sociale a cui appartenevano. Le donne venivano sempre tatuate da altre donne e le tatuatrici, molto rispettate dalla società, venivano riccamente compensate per le loro prestazioni.
Gli strumenti erano semplici: due o tre bacchette in legno sulla cui cima erano fissati con la resina tre o quattro aghi, ed un martelletto di ferro. Il pigmento veniva preparato mescolando il nerofumo, raschiato dal fondo di pentole di metallo, con acqua e succo di canna da zucchero. Per i disegni più elaborati veniva usato una specie di stampino:un pezzo di legno finemente intagliato dagli artigiani della tribù. La tatuatrice, sporcato lo stampino col pigmento, bucava la pelle picchiando con il martelletto sul bastoncino degli aghi lungo la traccia del disegno. I tatuaggi erano diversi uno dall’altro, ma i simboli erano collocati quasi sempre nella stessa posizione. Le braccia erano divise in bande orizzontali che contenevano questi disegni simbolici.: il cerchio concentrico; la spirale; due cerchi concentrici attaccaticce rappresentano due lune congiunte; una serie di linee zig zag orizzontali; le radici di una pianta e il “gancio dei kayan”, due spirali che si agganciano. Le gambe venivano coperte di disegni dalle anche alle ginocchia.
Gli uomini kayan erano meno tatuati delle donne nel XIX secolo. Il guerriero più valoroso aveva il dorso delle mani e le dita tatuate, alcune volte anche i polsi, gli avambracci, cosce e sulla punta delle spalle. Un disegno simbolico del seme sacro “lukut”, veniva tatuato sul polso degli uomini contro le malattie, sulle spalle si tatuavano una “rosa” stilizzata o una “stella”, sull’avambraccio e la coscia il disegno cosiddetto del “cane”. Le spirali agganciate, che di solito formano il centro delle rose e del lukut sono legate al significato del simbolo Yin e Yang cinese.
Gli iban, che pare abbiano iniziato a tatuarsi solo intorno al XIX secolo, sono oggi la popolazione più estesamente tatuata del Borneo. Nel corso dell’ultimo secolo, il tatuaggio iban ha perso il suo significato originario e si è adeguato ai tempi: oggi indica che il suo portatore ha partecipato al “Bijalai” o “Bejalai”, definito dall’antropologo Derek Freeman come: “l’importante istituzione presso gli iban di un viaggio che veniva intrapreso per ottenere profitto materiale e prestigio sociale, un percorso iniziatici verso l’ignoto durante il quale l’uomo iban, acquistava sapienza e conoscenza del mondo che lo circondava. Poteva trattarsi di alcuni mesi passati nella giungla a tagliare fusti della canna d’India (usata per fare sedie, bastoni ecc.) o di qualche anno speso a lavorare in una città lontana, colui che tornava dal Bejalai doveva portare a casa un trofeo: come un’arma, uno strumento o addirittura una testa fresca, e acquisiva il diritto di farsi tatuare, operazione che di solito aveva luogo prima del ritorno a casa”.
Quella del tatuatore non è in questa terra una professione, ma una mansione che viene ancora svolta da certi membri della tribù, rispettati e generalmente anziani.
Il significato del tatuaggio iban rimane un punto controverso; ma è da ritenersi che avesse inizialmente un valore simbolico, perché difficilmente in un ambiente così ostile, abitato solo da tribù superstiziose, si sarebbe potuto concepire come uno strumento decorativo. Col tempo però anche in questa terra quest’arte ha subito un’evoluzione, dopo i massacri, sono arrivati i missionari e nessuno ha più saputo quale fosse il simbolismo originale dei tatuaggi; anche perché da sempre l’unica forma di documentazione sono stati i corpi tatuati e l’arte del tatuaggio si è trasmessa attraverso l’opera degli anziani. Solo gradualmente acquisirono una valenza decorativa, via via che i valori originali vennero superati o dimenticati; oggi è vero che la ragione più diffusa per farsi tatuare è l’abbellimento personale, ma per casi come la tribù iban i disegni sulla pelle richiamano a simboli di virilità, di successo contro i nemici e rimangono un mezzo di identificazione nel caso di battaglia. Inoltre sono dispositivi magici di protezione per scacciare gli spiriti maligni. In molti casi comunque non vi è piena coscienza circa i significati dei tatuaggi; proprio perché le tradizioni non trovano più radici nelle credenze popolari si ha un netto declino del lato magico-religioso del tatuaggio a favore dell’aspetto puramente decorativo.

Gaudio Antonio Redazione Mistery Hunters

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