I Tesori di Atlantide riemersi

Si può solo immaginare la meraviglia provata dai sommozzatori dei volontari dell’associazione ambientalista «Mare Nostrum» nel momento in cui solo poche ore fa hanno portato alla luce, a soli 300 metri dalla costa di Gela, un tesoro che a soli tre metri di profondità aspettava di essere ritrovato.

Non è la prima volta che il sito restituisce resti di imbarcazioni risalenti ad età arcaiche, ma questa volta si tratta di una nave risalente a 2600 anni fa, carica di 39 lingotti di un misterioso metallo, probabilmente assimilabile come l’antico oricalco, leggendaria lega metallica dal duplice passato: insieme ad essere conosciuto ancora adesso come mitico metallo utilizzato ad Atlantide a cui Platone fa riferimento nel Crizia, l’oricalco appare più comunemente come nome utilizzato per indicare la lega di rame e zinco ampiamente usata dagli antichi romani per il conio del Sesterzio e Dupondio in seguito alla riforma monetaria di Augusto del 23 a.C. .

Il nome del misterioso metallo, che secondo le antiche fonti doveva apparire di colore rossastro, deriva dal greco “oreikhalkos”, ovvero “montagna di rame”. Gli antichi greci narravano come l’oricalco fosse stato inventato da Cadmo, figura mitologica greco-fenicia, alla quale si attribuisce la fondazione della città di Tebe.
Virgilio racconta nell’Eneide come la corazza di Turno fosse forgiata in “oro e oricalco bianco”, il che fece muovere ipotesi a favore di una lega di oro e argento. Il metallo è menzionato anche nelle Antichità Giudaiche di Tito Flavio Giuseppe, storico di origine ebraica (1° secolo d.C.), secondo il quale la navi che decoravano il Tempio di Salomone erano di oricalco.

Inoltre, proprio nel Crizia di Platone, a proposito di parte delle mura che cingevano il tempio di Poseidone e Clito si legge: «risplendevano con la rossa luce dell’oricalco».
La nave, suppongono gli studiosi, probabilmente proveniva dall’Asia Minore o dalla Grecia, e sarebbe dovuta approdare proprio a Gela carica del prezioso metallo.
Il recupero è avvenuto grazie ad una squadra di sommozzatori della Capitaneria di Porto, della Guardia di finanza e della Soprintendenza del Mare.
Secondo le analisi successivamente effettuate tramite “fluorescenza a raggi X” da Dario Panetta della TQ (Technologies for Quality Srl) di Genova, il materiale risulta essere una lega di metalli composta per l’80% di rame e per il 20% di zinco e realizzata con tecniche avanzate, probabilmente apprese dall’allora popolazione gelota (di origine rodio-cretese) dagli avanzatissimi Fenici.
Dichiara Sebastiano Tusa, direttore della Soprintendenza per i Beni culturali e Ambientali del Mare della Regione Sicilia:
“Non è mai stato trovato nulla di simile in precedenza”.
La domanda che adesso accomuna la comunità scientifica e non riguarda la possibilità che il ritrovamento avvicini il mondo alla comprensione di un mito che attraversa i secoli, mito così enigmatico e affascinante che ricorre nella cultura antica come in quella contemporanea, basti pensare come il misterioso metallo abbia ispirato compositori e artisti come Giuseppe Verdi, Franco Battiato, oltre che ricorrere nella cultura dei manga giapponesi e in alcune serie prodotte dalla DC Comics.
La scoperta farà parlare a lungo di sé, e se da una parte aggiunge un tassello sensibile all’oscuro mistero di una civiltà misteriosamente scomparsa dalla faccia della terra, di certo alimenta la potenza di un enigma che ha ispirato l’immaginario collettivo nei secoli.
Gerardo Coppola – Team Mistery Hunters

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...