TRAPPIST-1 Una nuova speranza.

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La ricerca, pubblicata su Nature e coordinata dall’Università belga di Liegi, apre a nuove prospettive nell’ambito degli esopianeti. La scoperta di un nuovo sistema planetario nella costellazione dell’Acquario, rinominato TRAPPIST-1, è stato possibile grazie ad una campagna osservativa intesa a sfruttare un gran numero di telescopi terrestri, tra cui il Very Large Telescope in Cile), lo Uk Infrared Telescope alle Hawaii, i telescopi William Herschel e Liverpool a La Palma, il telescopio dell’Osservatorio astronomico del Sudafrica e soprattutto i telescopi Trappist (TRAnsiting Planets and PlanetesImals Small Telescope) South e North (rispettivamente in Cile e Marocco) da cui prende il nome, oltre al telescopio spaziale Spitzer della Nasa, che ha monitorato il sistema per circa 20 giorni a partire dal 19 settembre 2016. Il risultato è da record perché il sistema TRAPPIST-1 ospita il maggior numero di pianeti come la Terra e il maggior numero di pianeti nella zona abitabile. Il coordinatore della ricerca Michael Gillon ha annunciato che intorno alla stella nana rossa TRAPPIST-1, a 39 anni luce dalla Terra, vi sono ber 7 pianeti rocciosi, tre dei quali (e,f,g) sono situati nella zona abitabile della suddetta stella ovvero dove potrebbe esistere acqua allo stato liquido (temperatura compresa tra 0 e 100 gradi). I sette pianeti sono stati chiamati come di consuetudine b, c, d, e, f, g, h (sono in ordine di distanza): pensate il più lontano, h, orbita a circa 10 milioni di km. Per fare un paragone Mercurio orbita a circa 59 milioni di km dal Sole. Questo perché le nane rosse sono stelle ‘fredde’ e piccole e nonostante siano così vicini a TRAPPIST-1 non sono soggetti a temperature ‘infuocate’ (TRAPPIST-1 ha una temperatura di circa 2400° C, meno della metà del nostro Sole). Questi sette mondi sono più o meno grandi quanto la Terra. Il più piccolo è circa il 75% più massiccio del nostro pianeta, mentre il più grande è solo del 10% più pesante della Terra. La configurazione particolarmente favorevole del sistema e le ridotte dimensioni della stella hanno permesso uno studio approfondito delle orbite planetarie. Tutti e sette i pianeti occupano orbite molto strette, con periodi orbitali che variano da 1,5 giorni di TRAPPIST-1b al più esterno, noto come TRAPPIST-1h, che compie il giro in circa 20 giorni. Il ‘Sole’ di questo sistema planetario è una vecchia conoscenza: era stato scoperto nel maggio 2016 insieme ai tre pianeti che si trovano nella fascia abitabile. Trappist-1 è una stella nana ultrafredda, ossia è una stella molto più piccola e meno luminosa del Sole: la sua massa è pari a un decimo rispetto a quella della nostra stella e la sua luminosità pari a solo 5 decimillesimi.

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Ha rilevato all’Ansa l’astronomo Silvano Desidera, dell’osservatorio di Padova dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf): “In questo modo si è capito che ci troviamo di fronte a un sistema planetario che contiene pianeti con una densità simile a quella della Terra e che ricevono dalla loro stella una quantità di calore simile a quella che la Terra riceve dal Sole”. Per questo tutti questi nuovi mondi alieni sono “promettenti per avere una densità simile a quella del nostro pianeta, un’atmosfera non troppo densa e acqua liquida in superficie”. Ora il quadro generale è completo: il sistema TRAPPIST-1 è estremamente compatto, piatto e ordinato e i sette pianeti sono tutti “quasi risonanti”, ciò significa che nello stesso tempo in cui il pianeta più interno compie otto rivoluzioni, il secondo, il terzo e il quarto pianeta ne compiono cinque, tre e due, rispettivamente. Questo schema fa sì che vi siano mutue influenze gravitazionali, che si manifestano in lievi variazioni nei tempi di transito osservati, che i ricercatori hanno utilizzato per stimare i raggi e le masse planetarie e ipotizzare la probabile rocciosità (almeno i sei più interni). Da queste stime, è emerso che il sistema planetario è incredibilmente somigliante a quello costituito da Giove e dai satelliti galileiani (Io, Europa, Ganimede e Callisto), anche se ha una massa circa 80 volte superiore. Le quattro lune, infatti, orbitano intorno a Giove con periodi compresi tra 1,7 e 17 giorni, anche in questo caso in condizioni di quasi-risonanza. Questa somiglianza suggerisce che i pianeti di TRAPPIST-1 e i satelliti galileiani si siano formati ed evoluti in modo simile. “L’architettura del sistema solare”, scrivono a proposito i ricercatori, “suggerisce che i pianeti si siano formati più lontano dalla stella e siano poi migrati verso l’interno.

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Durante la conferenza Gillon ha affermato che “nel giro di pochi anni, sapremo molto di più su questi pianeti, e soprattutto se sono in grado di ospitare la vita nel giro di dieci anni”. Tornando ai 3 pianeti interessanti, l’acqua allo stato liquido è un ingrediente fondamentali allo sviluppo della vita come la conosciamo, quindi i pianeti e, f e g situati nella fascia di abitabilità sono i candidati migliori per ospitare forme di vita aliene (anche batteriche). La presenza di acqua allo stato liquido è comunque un’ipotesi che si basa su modelli climatici e sulla distanza dei pianeti dalla stella Trappist-1. Ancora non è stata rilevata in modo diretto la presenza di acqua e non sono state scattate immagini della superficie di questi pianeti. I telescopi che avranno questo compito in futuro saranno l’European Extremely Large Telescope dell’ESO e il James Webb Telescope di NASA/ESA/CSA che verrà lanciato nel 2018. C’è ovviamente da essere soddisfatti di questi risultati ma come ogni scoperta riguardo gli esopianeti bisogna andarci con cautela aspettando nuove verifiche, osservazioni e studi. “Alla ricerca di vita altrove, questo sistema è da oggi la nostra migliore scommessa”, sintetizza uno degli autori della scoperta, Brice-Olivier Demory, professore alla University of Bern’s. “In passato ci sono stati più volte annunci su possibili gemelli della Terra, ma adesso ci si sta avvicinando molto di più”, dice Desidera. “È una bella scoperta”, ha aggiunto, e “incoraggia la ricerca di pianeti in grado di ospitare la vita. Il gemello della Terra non è mai stato così vicino e dopo i tanti annunci degli anni passati sulla scoperta di pianeti simili al nostro, averne visti sette in una volta apre una prospettiva completamente nuova. L’esistenza di un sistema solare come quello della stella Trappist-1 conferma infatti che pianeti piccoli simili alla Terra sono abbastanza frequenti, anche attorno a stelle molto diverse dal Sole”. Forse, scrive Ignas A.G. Snellen dell’Osservatorio di Leiden in un pezzo di accompagnamento alla scoperta sullo stesso numero di Nature, il nostro Sistema solare, con i suoi quattro pianeti delle dimensioni terrestri (meglio, subterrestri per Mercurio, Venere e Marte) non è nulla di così fuori dell’ordinario. La maggioranza dei pianeti extrasolari noti è invece più grande ed è prevalentemente gassosa, analogamente al nostro Giove. Finora sono una decina i pianeti scoperti con alcune caratteristiche simili alla nostra Terra. Il più vicino “Proxima b” è stato individuato l’anno scorso attorno alla stella più vicina a noi Proxima Centauri distante appena 4,2 anni luce. Il primo esopianeta veniva scoperto nell’ottobre 1995 nel circondario di “51 Pegasi”. Da allora è stato un crescendo è quelli confermati fino al 15 febbraio 2017 sono addirittura 3.577. Buona parte sono stati scoperti dal satellite Kepler della Nasa: i candidati che è riuscito a individuare sono 2.900. Il numero dimostra come i pianeti extrasolari siano una presenza normale e non un’eccezione. Quindi le probabilità di trovare un gemello della Terra aumentano sempre più man mano la tecnologia consente di vedere meglio. Finora non si è ancora raccolta alcuna immagine di questi corpi celesti ma la loro presenza viene confermata dalla misura dell’affievolimento della luce della stella quando le transita davanti, oppure dai movimenti anomali della stessa stella indotti dalla gravità del pianeta.

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Il sogno ora è arrivare su questi pianeti e a tal proposito Pablo Ayo, scrittore e fondatore del Centro Ricerche Stargard per i fenomeni supernaturali scrive sul suo blog: “Potendo viaggiare alla velocità della luce, ci si metterebbe solo 40 anni a raggiungerlo. Peccato però che secondo la Teoria della Relatività la velocità della luce è irraggiungibile, e per ora i nostri razzi, solo con l’aiuto di condizioni gravitazionali favorevoli, riescono a raggiungere talvolta la velocità record di 45 km al secondo. Sicuramente è già una bella corsa, ma per valicare le distanze interstellari ci vuole ben altro. Probabilmente un razzo termico nucleare a ciclo aperto come quello proposto da Carlo Rubbia nel 1998 (il famoso “Progetto 242”), o meglio ancora un’astronave dotata di un autentico motore a curvatura (in stile Star Trek), come quello teorizzato negli anni ’90 dal fisico messicano Miguel Alcubierre. Ma per ora questi sono solo progetti teorici.” E continua: “Qualcuno, tra i corridoi degli informatori ufologici, affollati di buffoni, spergiuri, bufalari, ex agenti dell’intelligence, gole profonde e militari pentiti, parla di un progetto ultra segreto della NASA. Si vocifera di una iniziativa nata in seguito al presunto UFO crash di Roswell e sviluppata meglio in seguito. Il governo USA, dicono in molti, ha già astronavi in grado di viaggiare a curvatura, rendendo pianeti come quelli del sistema solare TRAPPIST-1 davvero “vicini”. Alcuni rivelatori (tra cui ricordiamo l’ex hacker britannico Gary McKinnon) sostengono che esista un programma Top Secret chiamato “Solar Warden”, nel novero del quale una task force spaziale americana avrebbe sfruttato le conoscenze tecnologiche desunte dai dischi volanti alieni precipitati per costruire otto astronavi madre a forma di sigaro e 43 navette esplorative più piccole per trasferire miliardi di persone su altri pianeti. Tale struttura operativa segreta opererebbe nella Rete Navale degli USA e sotto l’egida del Comando delle Operazioni Spaziali (NNSOC).” Pura follia? Solo leggende metropolitane? Forse. Ma qualcuno ci dovrebbe allora spiegare perché, da qualche anno, l’ente spaziale americano sta spendendo cifre assai ingenti per trovare “pianeti abitabili” per l’uomo. Un po’ come profetizzato dal film Interstellar (2014 Warner Bros) che, caso strano, ha goduto di molti aiuti e supporti da parte della stessa NASA, quasi come fosse stato concepito per abituare la popolazione mondiale a una futura difficile scelta: rimanere e morire lentamente o partire e colonizzare strani, nuovi mondi. Conclude Ayo: “La scoperta di ben 7 pianeti con acqua, di cui forse 3 abitabili, nello stesso sistema solare, potrebbe davvero essere la notizia che la razza umana in futuro potrà continuare a vivere. In questa ottica, le reazioni emotive dello staff di ricerca della NASA, e anche i soldi spesi per queste missioni, acquisterebbero un senso ben preciso. La mia è solo una teoria, e oggi brindiamo con gli scienziati della NASA alla loro scoperta. Il tempo ci dirà se i nostri sospetti sono fondati o meno, se potremo rimanere qui o se saremo costretti, come il protagonista di Interstellar, a partire per un nuovo, incredibile viaggio.”

Alfonso Morelli – Team Mistery Hunters

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