Il Culto di Priapo a Castrovillari?

San Basile Castrovillari

Che Castrovillari e l’intera Provincia di Cosenza nasconda tra i suoi borghi le sue chiese storie e misteri è ormai cosa nota, da quando ormai più di un anno fa è iniziata la nostra avventura con il primo documentario su Castrovillari che ci ha portato non solo in questi luoghi, ma ci ha legato ancor più che ad essi, alle persone, una su tutte la Dott.ssa Ines Ferrante le scoperte e gli enigmi in cui ci siamo imbattuti diventano sempre più fitti ergo più affascinanti. Tra queste ricerche è saltato fuori questo estratto di un libro, molto interessante segnalatomi proprio dalla Ferrante, che inserisce un ulteriore tassello da inserire in quel mosaico sempre più a conclusione dell'”opera”.

Di seguito l’estratto:

Durante i lavori di restauro della parrocchia di San Giovanni Battista, nel 2007, sul lato N-O è apparso un fregio esterno, la cui figura è senza ombra di dubbio un individuo con cappa e cappuccio che, su uno sfondo blu scuro e girali fitomorfi, che esibisce manifestamente il fallo.

Attualmente, in assenza di uno studio scientifico sull’unico esemplare visibile e della consistenza pittorica di quanto potrebbe nascondersi lungo tutto lo spiovente in cui esso è collocato, non rimane che rifarci alla scarna letteratura a riguardo. Il fregio, a meno di particolari congiunzioni storico-artistiche locali, lo si può far rientrare tra le interessanti testimonianze di un culto e di un rito dedicato a Priapo, o comunque ad esso connesso. L’etimo pri-(h)àpos riporta a “colui che ha sul davanti un Hapos” cioè un pene, e rappresenta un dio della prosperità e della fertilità il cui culto fu diffusissimo nell’età romana al fine di “ottenere abbondante raccolto e allontanare i malefici della terra”, come testimonia nel De civitate Dei VII, 21 lo stesso S. Agostino. Naturalmente spaesati, gli amuleti o le immagini in questione, per la loro collocazione negli edifici sacri, smettono di essere feticci nel senso di de Brosses, e lo diventano nel senso di Marx o di Freud: oggetti che, attraverso l’allegoria, l’osservatore deve scoprirne la funzione surrettizia. Nell’ottica freudiana, come nell’interpretazione dei feticci precedente a quella di de Brosses, alla rappresentazione degli organi sessuali viene paradossalmente negato ogni contenuto simbolico. Ciò accade proprio perché essi sono il referente primo e normativo di cui le simbolizzazioni feticistiche sarebbero le varianti erronee e “arretrate” sulla strada dell’evoluzione sessuale. In altri termini, solo ciò che è sbagliato può essere accreditato della funzione simbolica. Nell’antichità si ritrovano moltissime tracce della sua adorazione:gli obelischi in Egitto, i monumenti di Delo, le costruzioni falliche della Persia e della Fenicia, le torri d’Irlanda e Scozia, i monoliti della Francia e della Corsica, i sassi piantati a Cuzco o nelle Indie, alcuni edifici Polinesiani e Giapponesi, alcune monete macedoni, le tombe etrusche, i Dolmen in Gran Bretagna, Sardegna, Malta e Spagna, i cippi agricoli in Puglia, Albania e Grecia oltre a testimonianze sulla religione orgiastica di Dioniso e nei baccanali. Le pitture della Villa dei Misteri a Pompei, anche se riproduzioni tardive (5 secoli dopo), ci danno un’idea dei riti. Il culto di Priapo si manifesta in un’ampia area geografica ed attraversa un lungo arco di tempo; queste importanti manifestazioni, credenze e tradizioni – anche se adattate e in parte modificate – sono rimaste vive e giunte fino a noi poiché hanno trovato l’humus opportuno lungo tutto il Medioevo. Per l’antropologo Alfonso M. di Nola tali manifestazioni “rivelano una libertà iconica e ideologica della vita sessuale che la Controriforma ci ha negato” e in un lavoro di Brizio Montinaro egli ne dà la seguente distribuzione geografica. Città di Castello (PG): Chiesa dell’Arciconfraternita di S. Antonio Abate, nella parete della facciata è inserito un fallo litico, e fino a qualche decennio fa, era visitato dalle donne che gli rivolgevano preghiere per poter essere feconde. Trasacco (AQ): Basilica di San Cesidio, lungo il fregio del portale tardo-romanico (porta degli uomini) sono presenti figure maschili con fallo eretto e figure femminili con esibizione vulvare, databile al 1400. Gubbio (PG): Chiesa della Madonna del Belvedere, in un affresco interno vi è una Madonna con quattro Santi offerenti, chiusa fra due colonne a tortiglione affrescate, lungo le volute sono rappresentate varie posizioni sessuali anormali con falli. Sulmona (AQ): Cattedrale della Santissima Annunziata, nel fregio romanico sovrastante l’ingresso è rappresentato un uomo con fallo eretto e una donna che opera una fellatio. In conclusione, si può dire che non solo in molte chiese del nord Europa compaiono fregi e bassorilievi nelle facciate con esibizioni vulvari e falliche, ma che queste singolari manifestazioni artistiche ed etnografiche sono visibili anche nelle chiese italiane sopra elencate ed ora anche San Basile. Interessanti approfondimenti sul tema del priapismo si possono trovare in Alfonso M. Di Nola e in Richard Payne Knight. Come visto, nell’area geografica interessata al culto di Priapo vi era Malta, il cui ordine cavalleresco era presente nel territorio di Castrovillari, ed anche a San Basile come si apprende dal sacerdote Domenico Casalnuovo, vissuto alla fine del sec. XVII. Egli nel manoscritto Antichità di Castrovillari parla del monte S. Angelo [Shën Lliu] famoso “per esserci alla sommità una chiesa sub titulo di S. Michele Arcangelo, nella quale anticamente vi stava molti eremiti di santa vita come in quel luoco apparono le stanze seu celle benchè son quasi derute affatto”. E ancora che: “Si dice dal volgo questo monte d’esserci sale di dentro, e la maggior parte di questo monte e terre aratorie sono corpi della Commenda di S. Giovanni Ierosolimitano posseduti dalli Sig. Cavalieri di Malta, per esserci in questa città la commenda suddetta”. Le notizie del Casalnuovo sono confermate dal Catasto Onciario g(1753) di San Basile dove è annotato che: “La Venerabile Commenda di San Giovanni Gerosolimitano possiede un territorio aratorio di moggia cinque alle Manche Si sa che i Cavalieri di Malta acquisirono questa denominazione dopo essere stati chiamati Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, o Ospedalieri di San Giovanni, e come riportano le cronache, edificarono una chiesa ed un convento a Gerusalemme, dedicandolo a San Giovanni Battista, così come i monaci che dovevano assistere quei pellegrini infermi o bisognosi che si recavano in Terra santa furono chiamati i Fratelli di San Giovanni, o Ospedalieri. Infine l’anniversario del santo, assieme a quello di S. Giovanni Evangelista, viene celebrato come un giorno di festa dalla massoneria simbolica e dai Cavalieri di Malta. Infine, in un documento dell’Archivio di Stato di Castrovillari, si ricorda l’esistenza in quella città di una chiesa nominata San Giovanni Battista, capo et principio di detta Commenda (dei gerolosomitani) fabricata di pietre, calce, et aveva coverta d’imbrici con l’intimpiatura con due porte (…). fregio priapesco, per quel che si è scritto, in relazione alle fonti documentarie, può essere stato realizzato in primis nell’arco temporale che va dal 1710- 1715, periodo della costruzione della nuova parrocchia e della ripresa dei lavori, oppure nel 1823, durante la fase del restauro; ancora, nel 1838 e nel 1846, quando il Consiglio d’Intendenza della Calabria Citra e il Fondo di Intendenza trattano, come si legge in due documenti di una perizia per la riparazione urgente a parte nella tettoia e a decorazioni del campanile della Venerabile chiesa di San Basile sotto il titolo di San Gennaro g(…) . Per fabricare gli imbrici nella gronta rappezzare la cornice con bianchitura a due passate si estimano duc. 3. Stonacatura in due facciate verso il nord ed occidente che è distaccato dal muro e cadente, da ricostruirsi con mattone per le sei del nuovo risarcimento da prendere in detta facciata, onde resistere ai geli (…).Pompeya_erótica6
Sullo sfondo di questo intreccio di coincidenze, l’ipotesi che la titolazione della chiesa di San Giovanni Battista e il fregio sullo spiovente possano avere qualche attinenza con la presenza dei cavalieri di Malta, la massoneria e quindi qualche ordine monastico-cavalleresco, può essere presa in considerazione per una successiva ricerca

Tratto da La chiesa dei profughi. Microstorie della Calabria Citra (sec. XVII-XX) di Mario Bellizzi
http://www.mysticacalabria.it

Ulteriori ricerche verranno effettuate atte a decodificare la presenza del simbolo nella suddetta chiesa.Una domanda alla fine di questo percorso è però d’obbligo tutte queste simbologie presenti in loco potrebbero indicare oltre che la ormai certa, presenza dei Cavalieri, anche la presenza di qualcos’altro?

Giuseppe Oliva Team Mistery Hunters

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