L’Ultima Crociata: La Ri-scoperta dell’America

Senza alcun dubbio la scoperta dell’America ha segnato probabilmente per sempre l’esito della storia per i secoli a venire, ancora oggi se ne sente il peso e l’importanza. Tra le varie notizie che si pescano sui libri, sul web, nei documentari, vi sono diverse teorie, purtroppo spesso discordanti e poco illuminanti. Così qualche tempo fa decisi di raccogliere un po i cocci sparsi qua e là nel tentativo di di costruirmi una mia idea personale. Poi mi sono imbattuto in uno scrittore e nei suoi libri, e casualmente ho trovato una sua ricerca proprio su questo straordinario evento, e mi sono effettivamente reso conto che molti dati raccolti, ma che per timore di spararla troppo grossa ho tenuto per me, erano perfettamente compatibili con le ricerche trovate. Stò parlando del famoso autore di best seller, scrittore e ricercatore Javier Sierra il quale in uno dei suoi ultimi libri descrive alcuni eventi avvalendosi di altri studiosi, per trovare una spiegazione su chi abbia realmente scoperto l’America, perchè ma soprattutto quando.
Partendo da un’epigrafe iscritta sulla tomba di papa Innocenzo VIII in Vaticano lo scrittore dà vita ad una quanto meno incredibile teoria.
” Novi Orbis suo aevo inventi gloria ” tradotto: Nel suo pontificato la gloria della scoperta di un nuovo mondo. Innocenzo VIII morì a fine luglio del 1492 esattamente 3 mesi prima della scoperta di Cristoforo Colombo e una settimana prima che lo stesso salpasse da Palos. Un fatto sicuramente strano è che sulla tomba la data di morte riportata è 1493, quindi sbagliata comè possibile un errore del genere? Forse voluto? Infatti nel 1493 era già papa Alessandro VI. Una intuizione di Sierra si ritrova con alcuni articoli scritti nel 1977 da uno scrittore Italiano, e anche su alcuni dati facilmente riscontrabili.Innocenzo VIII in realtà si chiamava Giovanni Battista Cybo ed è proprio questo elemento che nella storia ha una notevole importanza. Sia sul libro di Sierra che su di un libretto scritto da Ruggero Marino vi è raccontata la storia degli ultimi anni del Papa, entrando nel dettaglio si racconta che:

Estate 1490 Papa Innocenzo preoccupato per l’avanzata inarrestabile dei Turchi che dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453 era sempre più evidente, si rese conto che qualcosa andava fatto dopo la decapitazione sulle spiagge di Otranto di 800 Cristiani, si capì che serviva una risposta.La risposta fu quella di organizzare una grande crociata e riconquistare la Terra Santa.
Vi fu un tentativo di creare 3 eserciti uno a carico degli stati pontifici, uno con Ungheria,Germania e Polonia,l’altro con Spagna,Francia e Inghilterra, non si riuscì a farlo a causa della morte del sovrano di Ungheria. Ad ogni modo il Papa non rinunciò all’idea, serviva molto oro e quindi un posto dove trovarlo.
Vi era la speranza di liberare la Terra Santa nell’imminente giubileo del 1500 e il Papa si avvalse di un Genovese come lui un uomo di grande spirito e con molti ideali, per trovare quello che cercava aprendogli le porte dell’Impero Spagnolo. Ecco dunque la spiegazione dell’epitaffio in Vaticano.
L’altro elemento che non avevo mai sentito e che invece Ruggero Marino descrisse già nel 1977 è che vi è più di un ragionevole dubbio che il Papa e Cristoforo Colombo siano imparentati effettivamente la somiglianza tra i due nei ritratti è evidente. Anche il nome Cuba potrebbe avere a che fare con il Papa, infatti Cybos deriva da Cubos. Su di un libro delle cosiddette profezie di Colombo vi è una strana firma Cristo ferens forse a significare portatore di Cristo quindi le Croci templari sulle vele e il nome avevano investito un fanatico religioso che amava citare la Bibbia come Colombo in questa impresa?

Un’altro fatto sconvolgente che centra con questa storia è la famosa mappa di Piri Reis

Sulla famosa mappa vicino a Cuba vi è una frase queste coste furono scoperte nell’anno 890(calendario Arabo) da un Genovese infedele di nome Qulunbu. Tutto ok se non fosse che l’anno arabo corrisponderebbe al nostro 1485 sette anni prima Colombo scoprì quelle coste?
Quello che in realtà salta fuori da queste ricerche incrociate è che l’epitaffio sulla tomba di Innocenzo VII forse non è così fuori luogo le Americhe erano state scoperte molto prima e magari questa scoperta rimase in segreto perchè segreto doveva essere il motivo. Ma Colombo trovò l’oro che serviva per l’Ultima Crociata?
Questa storia può sembrare tanto assurda quanto incredibile, ad avvalorare la tesi vi sono però anche altri dati quali?
Cosa centrerebbe San Francesco di Paola con la scoperta dell’America e Cristoforo Colombo?
Apparentemente nulla, ma ormai più di un ricercatore ha riscontrato analogie che in effetti erano facili da intuire, ma che difficilmente avremmo accostato. Lo storico Giuseppe Pisano ha trovato alcuni legami, che già marino aveva accennato, senza però indagare.

Ci sono due avvenimenti storici che si rivelarono determinanti per la successiva partenza dell’Ammiraglio genovese, avvenuta il 3 agosto 1492: la battaglia di Otranto (1480) e la resa di Granada (2 gennaio 1492). Due episodi, questi, che vedono il santo di Paola assumere un ruolo di primo piano. Difatti Francesco preannunciò con largo anticipo l’attacco dei turchi a Otranto, avvenimento questo che la letteratura ha etichettato, forse troppo sbrigativamente, come “miracolo”;ricordiamo gli 800 Cristiani lì decapitati, e riguardo a Granada i fatti ci descrivono che re Ferdinando V, scoraggiato, stava per abbandonare l’assedio della città di Malaga quando grazie all’intervento di due inviati di Francesco, i padri Bernardino Otranto e Jacques l’Espèrvier, il re spagnolo decise improvvisamente di non desistere e i mori furono costretti a firmare la resa. Da allora in terra di Spagna i seguaci dell’Ordine di San Francesco di Paola furono chiamati Frates de Victoria ed in varie località andaluse (tra cui Siviglia, Cadice e Andujar) vennero fondati istituti e conventi dell’Ordine per concessione di Ferdinando il Cattolico. Negli stessi scritti di Colombo ricorrono spesso questi due episodi.
Si parla sempre più fortemente di una regia del Vaticano e di una copertura politica della Spagna riguardo alla spedizione di Colombo e si comincia a mettere da parte la “storiella”, durata oltre cinquecento anni, dei finanziamenti concessi dai regnanti spagnoli, Isabella di Castiglia (e Ferdinando d’Aragona al contrario, prende piede con sempre maggiori certezze la teoria secondo cui a finanziare il viaggio dell’”Eroe dei due mondi” furono banchieri fiorentini (Giannotto Berardi, banchiere legato a Lorenzo il Magnifico) e genovesi (Francesco Pinelli, pronipote di papa Innocenzo VIII) con il loro socio Santàngel, lo stesso Colombo e altri. Francesco Pinelli a quel tempo viveva in Andalusia ed era“in stretto contatto con Battista Pinelli che fu accolto da Innocenzo VIII tra i notai apostolici e qualificato dallo stesso come cives ianuenses” . Battista, anch’esso pronipote di Giovan Battista Cybo, tra il 1491 e il 1495 rivestì l’incarico di arcivescovo di Cosenza e, quasi certamente, ebbe un ruolo riguardo ai primi finanziamenti ricevuti da Colombo in Spagna, nazione dove l’arcivescovo cosentino ricevette da Innocenzo VIII e dal suo successore Alessandro VI numerosi benefici.
Dopo il primo viaggio di scoperta dell’Almirante, che aveva visto tra l’equipaggio – composto da appena novanta membri e senza la presenza di uomini di chiesa – il marinaio calabrese Anton Calabrés proveniente quasi certamente da Amantea, la scelta dei religiosi da inviare nel Nuovo Mondo era di esclusiva pertinenza del re, e Ferdinando favorì la partenza, guarda caso, di Bernardo Boyl, già suo consigliere e segretario il quale poco tempo prima aveva deciso di entrare nell’Ordine dei Frati Minimi Eremiti dopo avere conosciuto personalmente a Tours, nel 1486, il suo fondatore San Francesco di Paola. Boyl, un anno prima della partenza per il nuovo continente al seguito di Cristoforo Colombo, come primo missionario e con compiti di delegato apostolico concessi con bolla pontificia, era stato nominato dal Paolano Vicario Generale per la Spagna.

Ci risulta difficile, a questo punto, pensare che il Santo calabrese – dichiarato da Pio XII “Patrono della gente di mare italiana”- non abbia mai avuto rapporti con Colombo, soprattutto quando si è certi che lo stesso Boyl incontrò nuovamente il Paolano a Tours di ritorno dal Nuovo Mondo prima di recarsi a Roma dal Papa per incarico dello stesso Francesco al fine di intercedere in favore dell’Ordine dei Minimi. Perchè Francesco cercò di unire i potenti di Europa dell’Epoca sotto il vessillo della Cristianità? Ma, oltre tale scopo, potrebbe esserci qualcos’altro di molto importante nelle intenzioni di Francesco. Infatti, nell’Europa cristiana di quel periodo, in cui regnava un clima di massimo disordine, è più che probabile che quel tanto prodigarsi del Santo calabrese in favore dell’unione dei potentati cristiani italiani ed europei avesse un fine ben preciso e cioè la realizzazione di una crociata comune, alle soglie del ‘500, contro i musulmani. Sono d’altronde diversi i documenti e le testimonianze che portano in questa direzione.
Inequivocabili appaiono le due lettere, da sempre sottovalutate dai biografi del Santo, inviate da Francesco tra il 1482 e il 1496 a Simone di Alimena, duca di Montalto in Calabria e Vicerè delle Puglie, suo amico e benefattore appartenente a una famiglia di origine greca. Il Santo nella missiva del 5 febbraio 1482 – esattamente due anni dopo Otranto e un anno prima dei suoi incontri con i più grandi regnanti del tempo – mette pesantemente sotto accusa l’atteggiamento dei prìncipi secolari che definisce “peggiori degli infedeli” e “tiranni del popolo di Dio”. Parla di un uomo “del sangue di Costantino imperatore figliolo di Sant’Elena e del seme di Pepino…” che “per virtù dell’Altissimo confonderà i tiranni, gli eretici ed infedeli…” e “farà un grandissimo esercito…”. Diceche sarà fondato per volere di Dio un nuovo Ordine (“una nuova religione e sarà l’ultima. Procederà con le armi, con le orazioni e con la santa ospitalità…”). E sempre rivolgendosi al suo amico montaltese scrive: “da V.s. ha da nascere lo Gran Duca della milizia, ha da vincere il mondo ed insignorirsi dello temporale e spirituale e non potrà più essere al mondo niuno signore che non sia dell’Ordine della sancta milizia dello Spiritu Sanctu. Porteranno il segno di Dio [la croce] vivo in petto…”. E aggiunge: “Il Capo e fondatore di tal gente sarà uno della vostra stirpe e questo sarà il grande riformatore della Chiesa di Dio…sarà gran capitano e principe di gente santa, nominati li ‘Santi Crociferi di Gesù Cristo’, con li quali consumerà la setta maomettana con il resto degl’infedeli”. Infine, nella lettera del 13 agosto 1496 San Francesco, riguardo al nuovo Ordine, dirà che esso si mostrerà “con crocifisso alzato e sollevato sopra gonfalone in luogo eminente” e “Vincitore si chiamerà il loro fondatore, e vincerà il mondo, la carne ed il demonio”.
Un’altra testimonianza importante in tal senso viene da padre Giovanni Fiore da Cropani, il massimo storico della Calabria seicentesca, il quale scrive che il Paolano “profetizzò nella Calabria una religione di cavalieri per mettere a fondo l’Ottomano Imperio…”. E persino nella Bolla di Leone X per la canonizzazione di S. Francesco di Paola si parla di “Sancte Cruciate et expeditionis in Turcos…”.
L’abito adottato dall’Ordine, con ”il cappuccio che copre le spalle e il petto fin sotto le ginocchia, ha la forma dell’elmo e della corazza del cavaliere medievale, a simboleggiare l’eroicità dello spirito”.
Secondo la tradizione “ mentre Francesco attende alla preghiera in luogo appartato, gli appare l’Arcangelo San Michele (36) che gli reca un cappuccio e uno stemma a forma di sole sfolgorante con la scritta Charitas (37) al centro, su tre righe quasi ad indicare che la venerazione instancabile di Francesco per l’Amore di Dio si fonda sul mistero profondo della Santissima Trinità”(38).
Anche i papi di allora erano molto preoccupati della minaccia islamica. Costantinopoli cadrà il 29 maggio 1453 per opera dei turchi e si può dire che da quel momento la crociata sarà il comune denominatore della politica vaticana: da papa Niccolo V, che con una bolla del 30 settembre dello stesso anno si rivolse a tutti i principi per spingerli ad affrontare la “santa crociata”(39), a Innocenzo VIII, il pontefice che, una volta conclusa la crociata in terra di Spagna, darà la spinta finale per la partenza di Colombo nella sua crociata d’oltremare per il definitivo riscatto di Gerusalemme che doveva passare attraverso la circumnavigazione del globo. Non a caso sulle vele delle caravelle dell’Ammiraglio del Mare Oceano erano ben presenti le croci crociate o templari. A tal proposito pare che già due secoli prima della spedizione di Colombo in America i Templari, che furono l’istituzione europea più grande e ricca dopo la Chiesa, dal loro porto di La Rochelle (Port des minimi) in Francia solcarono le acque dell’Atlantico e raggiunsero il nuovo continente.
Colombo fu sicuramente influenzato dalle informazioni contenute nell’opera “Il Milione” di Marco Polo, difatti nella sua biblioteca fu trovato un esemplare riccamente annotato(40). Il navigatore genovese (41) era convinto che si potessero raggiungere le coste orientali dell’Asia viaggiando verso occidente e quindi che il “Catai” e il “Cipango” ( una delle “settemila isole indiane” indipendenti – secondo Polo – distanti “1400 miglia marine dalla terraferma”) si trovassero a poche settimane di viaggio dalla costa iberica. Gli scopi iniziali di Colombo erano la scoperta e la presa di possesso attraverso un atto giuridico, non la conquista con la forza militare: con tre navi e circa novanta uomini sarebbe stato impossibile. Giuridicamente la presa di possesso di isole era giustificata dalla presunta Donazione di Costantino che attribuiva al Papa l’autorità su tutte le isole del mondo così come da scritti giuridici, risalenti al secolo precedente la scoperta (Tractatus de Insulis di Bartolo da Sassoferrato), si era stabilito che le isole lontane dalla terraferma più di cento miglia non erano più sotto la sovranità del sovrano che governava sulla terraferma e potevano essere occupate come terra di nessuno (terra nullius) nel caso fossero abitate da pagani e non venisse opposta una effettiva resistenza all’occupazione(42). La Donazione di Costantino è un documento apocrifo risalente agli anni dell’incoronazione di Pipino il Breve a re dei Franchi da parte del papa(43), in un periodo in cui si dava inizio allo Stato della Chiesa proprio grazie all’intervento dello stesso imperatore contro le truppe di Astolfo re dei Longobardi, avvenuto tra il 754 e il 756. A tal proposito anche il nipote di Pipino, figlio di Carlo Magno – che fu battezzato il giorno di Pasqua da papa Adriano I che gli cambiò il nome di Carlomanno in quello di Pepino e il giorno seguente lo consacrò re d’Italia in età di soli 3 anni – sconfisse gli Avari che volevano invadere l’Italia e nell’801 scacciò i Saraceni dalla Corsica.
La vera conquista doveva quindi avvenire successivamente al viaggio di scoperta.
Sono tante le testimonianze che attestano il fatto che il tema della Crociata, della liberazione del Santo Sepolcro, della lotta contro i Musulmani era un’idea fissa che dominava il pensiero di Colombo. Il 4 marzo del 1493 l’Ammiraglio scriveva ai reali di Spagna affermando che nel giro di sette anni avrebbe pagato ai Re di Spagna 5.000 cavalieri e 50.000 fanti per la conquista di Gerusalemme “per effettuare la quale si decise questa impresa”, e dopo altri cinque anni “altri 5.000 cavalieri e 50.000 fanti, che farebbero 10.000 cavalieri e 100.000 fanti…”. Nel 1501 in un’altra lettera indirizzata ai sovrani spagnoli citava Gioacchino a Fiore (l’Abate Joahachin Calabrés) il quale aveva scritto “che sarebbe venuto dalla Spagna chi doveva riedificare la casa del monte Sion”. A tale riguardo Paolo Emilio Taviani, uno dei massimi studiosi a livello mondiale di Colombo, disse che forse il vero movente che spinse Colombo ad affrontare questo difficilissimo viaggio “fu la prospettiva mistica di essere protagonista d’una missione provvidenziale, e tutto ciò s’inquadra nella concezione del mondo derivata dall’abate calabrese, dalla quale Colombo, come tanti francescani del suo tempo, era più o meno consapevolmente influenzato e condizionato”. Il disegno di Colombo era quello dell’evangelizzazione delle genti amerinde; era quello della conquista dell’oro per la crociata in Terra Santa: “raccomandai alle Vostre Altezze, che tutto il ricavato di questa mia impresa si impiegasse per la conquista di Gerusalemme…” (Giornale di bordo, 26 dicembre 1492).”L’oro era per lui non soltanto strumento di ricchezza, di progresso economico, ma anche e soprattutto, strumento di potenza per la Cristianità, nonché mezzo per una guerra vittoriosa contro i turchi per la riconquista del Santo Sepolcro; infine, perchè no? mezzo necessario a procurare l’avvento della terza era gioachimita, l’età del generale benessere e della perfezione”.
Appare chiaro, dunque, che la crociata fosse un’idea fissa, un obiettivo concreto, sia nel pensiero di Cristoforo Colombo sia in quello di San Francesco di Paola. D’altronde l’Islam minacciava fortemente la cristianità: la caduta di Costantinopoli, il sangue cristiano versato nell’attacco degli infedeli a Otranto erano i segnali che non si poteva attendere oltre. E una volta conclusa la crociata contro i Mori in terra di Spagna – con il contributo importante deiFrates de Victoria – si poteva intraprendere finalmente la definitiva crociata di Colombo.
San Francesco e i papi si affrettarono ad unire i potentati europei. Colombo da parte sua non lasciò inadempiuto nessun tentativo pur di raggiungere lo scopo bussando a tutte le corti d’Europa. Ed è probabile che la convinzione dell’Ammiraglio a voler partire dalla Spagna fosse dettata proprio dalla volontà di tener fede alla profezia dell’abate calabrese Gioacchino da Fiore il quale, tra l’altro, viene menzionato -oltre che, come prima detto, nelle lettere ai reali spagnoli e sul Giornale di bordo- ripetute volte anche nel suo Libro de las profecias: “…fiorì in Calabria e scrisse vari libri di grande utilità. Dunque sono in molti ormai ad aver intuito delle crepe abbastanza grandi nella storia ed è evidente che c’è ancora molto da studiare per trovare conferme ulteriori a fatti che se dimostrati sarebbero incredibili noi vigileremo.
Giuseppe Oliva – Team Mistery Hunters

Fonti: Javier Sierra Lo specchio Oscuro
Ruggero Marino Cristoforo Colombo ed il Papa tradito/ Cristoforo Colombo l’ultimo dei templari.
Giuseppe Pisano Convegni

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