VIDEODROME: IL GRANDE COMPLOTTO DEI MEDIA


Videodrome-1983-Cronenberg

“La lotta per il possesso delle menti, in America, dovrà essere combattuta in una videoarena, col videodrome. Lo schermo televisivo, ormai, è il vero unico occhio dell’uomo. Ne consegue che lo schermo televisivo fa ormai parte della struttura fisica del cervello umano. Ne consegue che quello che appare sul nostro schermo televisivo emerge come una cruda esperienza per noi che guardiamo. Ne consegue che la televisione è la realtà e che la realtà è meno della televisione.”

Spesso capita che la vita imiti l’arte, ma molto più spesso dobbiamo ammettere non solo che l’arte prende spunto dalla vita ma che l’arte anticipa i cambiamenti del mondo intorno a noi. Per essere più chiari, possiamo dire sostanzialmente che alcuni scenari che vediamo in alcuni film o che leggiamo in qualche saggio, per quanto possano presentare ipotesi assurde per i nostri tempi, in realtà potrebbero essere una semplice premonizione di un futuro ormai prossimo. Le parole riportate ad inizio articolo sono il monologo di Brian O’Blivion, uno dei personaggi principali dell’horror fantascientifico Videodrome girato nel 1983 dal genio visionario di David Cronenberg. Come appare già chiaro soprattutto nell’ultima frase del monologo, il film ha l’eccezionale capacità di porre un ragionamento che ci apre un tortuoso sentiero per un argomento che molti siti stanno trattando negli ultimi anni, un argomento che viene discusso sempre più frequentemente su migliaia di blog e siti di informazione. Sto facendo riferimento a quella sorta di “Grande Complotto” che i potenti della Terra (coloro che detengono le redini dell’economia mondiale) starebbero mettendo in atto nei confronti della popolazione dell’intero pianeta.

Il riferimento al film di Cronenberg ci serve come punto di partenza di una riflessione molto complicata e difficile da descrivere in poche righe, questo perché parliamo di un qualcosa di cui non si hanno prove ma solo innumerevoli ipotesi, e a mio parere quella che il film sottopone alla nostra attenzione è una delle più credibili. In parole povere, per coloro che non avessero mai visto questo grande classico del cinema dell’orrore (a cui consiglio di porre rimedio) parla di un imprenditore proprietario di una rete televisiva che viene a conoscenza di una trasmissione pirata che trasmette immagini violente e pornografiche. Questa trasmissione clandestina, chiamata appunto Videodrome, sembra avere la capacità di provocare strane e inquietanti allucinazioni negli spettatori che la seguono. Nel corso del film scopriremo, in un vortice assurdo di realtà deformata e di follia, che la trasmissione è in realtà una sorta di enorme esperimento globale: Videodrome è uno specchietto per le allodole, una trasmissione che presenta immagini forti per catturare l’attenzione dello spettatore per poi bombardarlo con un segnale nocivo allo scopo di assoggettarlo e di trasformarlo in uno “schiavo” al servizio del “Grande Disegno” messo in atto dalle grandi società.

videodrome1Il protagonista del film (un magnifico James Woods) viene mentalmente plagiato e deviato dalle immagini viste sulle videocassette e perderà la ragione in una crescente delirio catodico che lo porterà ad una fine drammatica. Il segnala emesso dalla trasmissione creata per controllare le masse sembra sia in grado di far avere delle atroci allucinazioni che portano le inconsapevoli vittime a deliranti comportamenti; queste allucinazioni sono causate da un tumore al cervello che si crea proprio per via del segnale nocivo.

La trama di questo film è senza dubbio una delle più originali nel panorama horror di tutti i tempi, e ci spinge ad avanzare delle ipotesi e a porci delle domande. Se già nel 1983 Cronenberg ci suggeriva come la televisione e i media potevano essere i mezzi di una operazione prodotta su scala mondiale, cosa possiamo pensare ora, esattamente trenta anni dopo? La tecnologia ha fatto dei passi da gigante, ormai la televisione è diventata quasi uno strumento di seconda fascia piegata dalla diffusione mostruosa di internet, la rete in cui ognuno di noi si sente libero di esprimere se stesso e la propria natura. Ma sarà veramente cosi? Pensiamo solo ai social network che noi viviamo come delle semplici piazze virtuali dove chiacchierare talvolta con gli amici: se ci pensiamo un momento, ci accorgiamo subito che le cose non stanno cosi, le piattaforme come Twitter e Facebook hanno irrimediabilmente modificato non solo le abitudini ma anche la comunicazione tra gli esseri umani. Aggiungiamo poi il fatto che ognuno di noi ha un profilo in rete dove vengono condivise tutte le nostre informazioni personali messe sotto l’occhio di tutti. I nuovi cellulari che permettono anche di indicare il punto esatto in cui ci troviamo nel momento stesso in cui ci colleghiamo. Insomma, siamo tutti sotto una lente di ingrandimento che ci segue passo dopo passo… potrebbero essere questi gli strumenti del Complotto di cui tutti parlano e che Cronenberg suggerì trenta anni fa? La nostra realtà è diventata il simulacro delle trasmissioni televisive e della tecnologia che ci catapulta in un mondo virtuale in cui siamo schedati e catalogati uno per uno. Stiamo riempendo un enorme database grazie al quale colui che domina il mondo (il Grande Fratello di Orwell usato come metafora dei potenti del globo) può manovrare i fili e influenzare non solo le nostre scelte politiche ed economiche ma anche le nostre tendenze e i nostri comportamenti. I talk show televisivi, le tavole rotonde in cui si discute dei disastri della politica, i telegiornali che ci bombardano ogni giorno di immagini mostruose e che ci indicano come bisognerebbe vivere in una disperata emulazione delle star… tutto quanto contribuisce a ridefinire i nostri confini ed a creare una realtà diversa in cui ormai ognuno di noi è inconsapevole protagonista.

Queste ipotesi non sono cosi fuori dal mondo come possono apparire ad una prima lettura, pensateci bene, anche se la nostra riflessione prende spunto da un film (anch’essa un’opera che osserviamo nello schermo della televisione, il Falso Messia del mondo moderno) è impossibile non ammettere che l’idea di fondo non è assolutamente assurda, anzi. Teniamo in conto lo strano aumento di malattie terribili, causate spesso dai segnali nocivi che ci danno in dono i nostri aggeggi tecnologici che i media ci hanno convinti essere indispensabili, o gli inspiegabili scoppi di follia di alcune persone che di punto in bianco smettono di essere persone comuni per diventare feroci killer. Potrebbero essere vittime di segnali strani e pericolosi pilotati per alterare il comportamento umano e provocare terrore, tutto in nome di un folle disegno per dominare il mondo e tenerlo sotto controllo grazie alla rete ed ai media?  Questa riflessione è solo una goccia nell’oceano di innumerevoli congetture e ipotesi sui mezzi con cui il “Nuovo Ordine Mondiale” sia in procinto di mettere in atto il monopolio delle nostre coscienze e delle nostre vite, ma certamente non è più assurda di molte altre. L’unica certezza è che, come descrisse Cronenberg nel suo film, i media hanno modificato per sempre la nostra realtà trasformandola in una tragica imitazione di programmi creati a tavolino. In questa ottica, la rete internet non apparirebbe come un mezzo per esprimersi liberamente ma più come un serpente abile a nascondere i propri intenti, pronto a caricarci di informazioni che deviano il nostro giudizio. Dopotutto, tra realtà e #realtà la differenza c’è, anche se ad una prima impressione sembra non cambiare molto… ma ne siamo proprio sicuri?

Vincenzo Abate

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