AMERICA 1609: I COLONI CANNIBALI

America, cannibalismo tra i primi coloni britannici

Non possiamo neanche lontanamente immaginare i sacrifici e le problematiche che dovettero affrontare i primi coloni giunti in America, intenzionati a conquistare il Nuovo Mondo per farne una sorta di terra promessa, un luogo in cui l’umanità avrebbe potuto ricominciare e creare qualcosa di diverso rispetto al vecchio mondo devastato da guerre tra popoli da centinaia di anni. La storia ci ha insegnato che l’utopia rimase tale, visto che si in questo nuovo territorio si è riuscita a creare la Nazione più potente del mondo, ma i conflitti sono stati molti ed estremamente violenti.
Nonostante lo sterminio messo in atto nei confronti delle popolazioni che vivevano sul territorio americano, la nostra considerazione generale sui primi coloni giunti in America è sempre di tonalità positiva. Vuoi per le grandi difficoltà a cui alludevamo in precedenza, siamo portati a considerare queste persone come eroiche. C’è molto di vero in questa considerazione, ma dobbiamo tener conto sempre della duplice natura umana (in costante tensione tra Bene e Male) e delle difficoltà che in certi casi erano realmente insormontabili… difficoltà che possono aver portato individui integerrimi a commettere degli atti brutali e sconsiderati.

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La scoperta agghiacciante è stata effettuata da un gruppo di archeologi che hanno ricostruito una verità quantomeno abominevole. E’ stata trovata la prova concreta di mostruosi atti di cannibalismo da parte di coloni inglesi che dovettero far fronte ad una forte carestia avvenuta nel 1609 a Jamestown, in Virginia, da quel che ne sappiamo il primo insediamento inglese nel nuovo continente. La notizia è stata resa nota durante una conferenza stampa che si è tenuta il primo maggio a Washington D.C.
Riportiamo ora alcune parole di James Horn, uno dei ricercatori protagonisti dell’eccezionale ritrovamento di un teschio di una donna uccisa in giovane età:

“Si tratta di una scoperta davvero rara. È l’unica testimonianza materiale di cannibalismo da parte di europei in una colonia europea nel periodo coloniale compreso tra il 1500 e il 1800.”

Secondo varie ricostruzioni, si è arrivati a capire che il teschio e la tibia ritrovati appartenevano ad una ragazza di 14 anni (chiamata dai ricercatori Jane). I segni sui resti della giovane non lasciano dubbi sul fatto che la povera fanciulla venne brutalmente uccisa per essere mangiata. Sul cranio e la mandibola della povera sventurata, segni di colpi di mannaia e di coltelli, segni inequivocabili di un tentativo di spaccare il cranio postmortem e di staccare via la carne dalle ossa. Segni di orribili atti compiuti da mani inesperte e disperate.

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La storia ci racconta di questi coloni inglesi in gravi difficoltà ed assediati dagli indiani. Vista la grande carenza di cibo essi iniziarono a mangiare i propri cavalli, i gatti, i cani, addirittura topi e serpenti. Una situazione veramente al limite che portò ad una soluzione oltre ogni limite.
Il caso della povera piccola Jane non fu certamente l’unico caso isolato di cannibalismo, ma rappresenta comunque una prova certa del fatto che gli inglesi, malnutriti e malati, decisero di divorarsi tra di loro per sfuggire ai morsi implacabili della fame. Una storia agghiacciante scritta col sangue di innocenti, sangue sparso da quei coloni che ancora oggi vengono definiti eroi. Forse la loro era l’unica via percorribile per permettere a qualcuno di sopravvivere, ma non osiamo neanche lontanamente immaginare quali orrori siano stati messi in atto in quelle colonie disperse in territori selvaggi dell’America di 500 anni fa.

Vincenzo Abate

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