CHARLES MANSON “L’OMBRA DI SATANA”

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“Nessuno.
Non sono nessuno.
Sono un barbone, uno scroccone, un vagabondo.
Sono un vagone ed una brocca di vino
E una lama di rasoio… se ti avvicini troppo.”
Con queste frasi si descrisse Charles Manson durante un’intervista fatta in carcere. Frasi che mettono in luce in maniera netta lo stato mentale del soggetto, un individuo che rimarrà nella storia come uno dei peggiori criminali della storia americana.
Negli anni è stato etichettato con diversi nomi, tra i quali Satana. Manson rappresenta in pieno la figura del diabolico manipolatore, un oscuro messia di un gruppo di ragazzi sbandati e dalla personalità fragile, pronti ad obbedire a tutte le richieste ed ai voleri del loro leader carismatico.
Charles Manson non rappresenta il classico assassino seriale, egli è stato un qualcosa di diverso, probabilmente molto più pericoloso di un serial killer. Manson è stato un oscuro profeta dell’odio, un deviato padre spirituale che ha trovato in giovani deboli e frustrati coloro che potevano attuare i folli progetti del loro capo, piani fatti di odio e di un assoluto distacco dalla realtà.
Possiamo definire Manson un folle, sicuramente, ma un folle comunque in grado di organizzare e di tenere in piedi quella che era una vera e propria setta, passata alla storia come La Famiglia.
Un folle filosofo del Male, una definizione che giustifica appieno uno dei soprannomi con cui più volte viene etichettato: Mr. Satana!

L’infanzia di Charles
Charles Milles Manson nacque a Cincinnati (Ohio) nel 1934. Sua madre, Kathleen Maddox, stufa dell’educazione molto rigida data dai suoi genitori, scappò di casa ed iniziò a prostituirsi all’età di 16 anni. Charles nacque proprio da uno di questi rapporti che la madre ebbe durante la sua “professione”. Il padre era un certo Colonel Scott che si rifiutò di riconoscere il bambino avuto con la prostituta; Kathleen si sposò dopo qualche tempo con William Manson, un uomo che accettò la patria potestà del piccolo Charles. Il matrimonio finì però molto presto e Charles venne mandato in un colleggio maschile.
Ma i veri problemi e traumi nella vita di Charles dovevano ancora arrivare. Tutto iniziò quando sua madre venne arrestata per problemi legati alla droga e ad alcuni furti. Il piccolo Charles venne allora affidato agli zii che abitavano nel West Virginia. Da questo momento ebbero inizio gli incubi e maltrattamenti per il bambino di soli 5 anni. I suoi zii gli impartirono una educazione religiosa rigidissima ed erano sempre pronti a punirlo in maniera molto dura. Addirittura suo zio lo fece vestire da bambina il primo giorno di scuola per farlo umiliare da tutti i suoi compagni, mentre sua zia, che voleva sbarazzarsi di lui, lo maltrattava e picchiava continuamente.
Tutte queste angherie portarono Charles alla decisione di fuggire dalla casa dei suoi zii all’età di 12 anni.
Come successo anche a molti altri assassini seriali, anche Manson quindi visse i primi anni della sua vita in un ambiente malsano, subendo delle vere e proprie torture e continue umiliazioni che certamente contribuirono a creare quella mente psicotica che si svilupperà nel corso degli anni.

Adolescenza: i primi arresti
Trovatosi in giovanissima età a vivere per strada, Charles imparò subito a procurarsi ciò di cui necessitava per vivere. L’unica strada percorribile era quella criminale, e già a partire dalla prima adolescenza iniziò a rubare automobili ed a fare rapine nei negozi.
Questi atti criminali gli costarono il primo arresto. Venne portato nel carcere in Virginia.
In galera Charles subì altri maltrattamenti e subì altri violentissimi traumi che contribuirono senza dubbio ad accrescere la sua follia. Venne più volte violentato da parte degli altri detenuti fisicamente molto più grandi di lui tra la totale indifferenza delle guardie che, come raccontò poi lo stesso Manson, a volte partecipavano a questi stupri di massa. Non possiamo sapere con esattezza quante e che tipo di violenze subì l’adolescente Charles, ma sicuramente non se la passò bene nella sua prima esperienza dietro le sbarre.
Una volta rilasciato Manson fu arrestato poco tempo dopo per furto. Convinse una sua amica incinta a presentarsi in tribunale fingendosi la sua fidanzata, e con questo espediente riuscì ad ottenere gli arresti domiciliari. Ma questa “comodità” ottenuta con un piano molto intelligente ebbe breve durata poiché Manson venne nuovamente arrestato per aver picchiato due donne. Venne cosi condannato a scontare dieci anni di carcere nel penitenziario dell’isola di McNeil dello Stato di Washington.

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La “Famiglia”
Rilasciato sul finire degli anni sessanta, Manson si recò a San Francisco in tempo per la Summer of Love. Cercò di lanciarsi come musicista hippy, ma i suoi testi e la sua personale filosofia di vita si differenziavano in molti punti rispetto al pensiero che migliaia di giovani in tutto il mondo andavano enunciando.
Manson aveva sicuramente delle doti particolari, tra cui il grande carisma ed un fascino malato che ebbe molta presa su molti giovani che vivevano delle vite molto particolari, esistenze maledette fatte di problemi e di disadattamento nei confronti della società. Questi giovani sbandati trovarono in Charles un vero e proprio guru, un leader carismatico alla quale affidare completamente la propria vita, e Manson non si fece scappare l’occasione di creare una vera e propria setta di persone che pendevano dalle sue labbra. Egli immise nella mente di circa 50 giovani sbandati concezioni assolutamente folli ma che ebbero una grande presa: Manson appariva ai suoi seguaci come un vero e proprio leader religioso, addirittura arrivò a definirsi la reincarnazione di Cristo e di Satana messi insieme, quasi come se fosse una divinità superiore. Il satanismo di Manson appariva anch’esso deviato da numerose influenze viste sotto un ottica assolutamente distorta.
Fortissima era anche la condanna da parte di Manson verso le persone di colore, e questa è la caratteristica che differenzia maggiormente il suo movimento da quello hippy. Arrivò addirittura a profetizzare una futura guerra interrazziale tra bianchi e neri, con la vittoria di quest’ultimi che però non sarebbe durata molto, visto che sarebbero stati proprio i membri della “Famiglia” a prendere un giorno il potere strappandolo dalla comunità nera.
La “Famiglia” di Manson sopravviveva con gli introiti avuti dalle attività criminali svolte dai suoi membri, come rapine e furti. Praticavano sesso di gruppo e consumavano quantità enormi di varie droghe come hashish e LSD. La setta di Manson era proprio come una comunità hippy deviata però da concezioni razziste e di profondo odio verso la società e la Chiesa.
Nell’estate del ’68 Manson si recò a Los Angeles per realizzare il suo sogno, diventare un musicista famoso. Venne aiutato economicamente da Dennis Wilson, batterista dei Beach Boys. Ma l’insuccesso avuto provocò in Charles ancora più rabbia ed odio verso una società che egli vedeva come marcia.

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Il massacro di Cielo Drive
Manson rimase profondamente turbato dal suo insuccesso musicale, una delusione che non fece altro che accrescere in lui l’odio verso quel mondo che lo aveva rifiutato e di cui avrebbe voluto fortissimamente farne parte. In questo modo le sue ossessioni divennero sempre più radicate ed estreme, e se consideriamo che egli aveva molti giovani tossicodipendenti pronti a fare qualunque cosa egli volesse, allora capiamo immediatamente la pericolosità della situazione che infatti degenerò nel sangue.
Charles Manson organizzò quella che nella sua mente rappresentava la sua personalissima vendetta verso i potenti, coloro che avevano i soldi, quelle persone ricche di Hollywood che gli avevano sbattuto la porta in faccia. Manson pianificò la strage consumata nella casa di proprietà del produttore musicale Terry Melcher che si era rifiutato di scritturarlo per la Columbia Productions. Quella villa situata nel ricco quartiere di Cielo Drive divenne nella mente di Manson il simbolo di tutto ciò che disprezzava con tutto se stesso.
In quel periodo la villa era abitata dal regista Roman Polanski (che si trovava a Londra per concludere le riprese di Rosemary’s Baby) e dalla sua giovane moglie Sharon Tate, incinta di 8 mesi. Charles aveva tenuto sotto controllo la villa per diversi giorni, e fu cosi che decise di far praticare ai suoi adepti la mattanza che terrorizzò l’America intera. Egli non partecipò attivamente alla strage, ma la pianificò ed organizzò nei minimi dettagli. A mettere in pratica il suo folle disegno furono Charles “Tex” Watson, Susan Atkins, Patricia Krenwikel e Linda Kasabian, i membri più invasati della sua setta. Armati di revolver e di coltelli, essi entrarono nella villa e compirono una vera e propria mattanza. A perdere la vita furono in primis il guardiano della villa, Stephen Earl Parent, ucciso a colpi di pistola, poi vennero assassinati il parrucchiere Jay Sebring e Wojciech Frykowski, che venne accoltellato da Susan Atkins. Infine venne uccisa la giovane Sharon Tate. Susan Atkins scrisse col sangue della giovane moglie di Polanski la parola PIG su una porta, mentre su uno specchio venne scritto HELTER SKELTER, titolo di una canzone dei Beatles. L’espressione inglese helter skelter indica i grandi scivoli di forma elicoidale dei Luna Park, e fu interpretata da Manson come “arrivo del caos” e “fine del mondo”.
I massacri dell’organizzazione non si placarono e il giorno seguente vennero uccisi l’imprenditore Leno LaBianca e sua moglie Rosemary: i due furono colpiti da più di quaranta colpi alla testa con una forchetta. Col sangue delle vittime venne scritto su una parete Death to pigs (morte ai maiali). La “Famiglia” continuò per molti mesi nelle attività criminose, con Manson che organizzava tutto per realizzare il suo oscuro disegno, cercando in un qualche modo di far cadere la colpa sulla comunità nera. L’ultimo assassinio attribuito alla setta fu quello di un membro stesso, ovvero Donald Shea (soprannominato “Shorty”), reo di aver denunciato la setta e di aver sposato una donna di colore. Venne ucciso il 26 agosto 1969, il suo corpo venne tagliato in nove pezzi.
Charles Manson fu incastrato da un avvocato di origini italiane, Vincent Bugliosi, che riuscì a trovare delle prove decisive, e fu anche tradito da alcuni suoi adepti tra cui Linda Kasabian, che fu testimone chiave del processo.

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Susan Atkins, la concubina del Diavolo
Susan Denise Atkins, criminale statunitense morta nel 2009, entrò a far parte con il nome di Sadie Mae Glutz, nella Manson’s Family. Se Charles Manson era la mente diabolica che sviluppò l’idea dei massacri da effettuare come monito, Susan Atkins fu probabilmente il suo braccio armato più affidabile. Fu proprio lei ad uccidere in maniera brutale la giovanissima Sharon Tate, incinta di 8 mesi, colpendola con diverse coltellate. Col suo sangue Susan scrisse le parole PIG e HELTER SKELTER.
All’epoca dei fatti, Susan Atkins era una giovane donna che subì il fascino malsano di Charles Manson, accettando di fare qualunque cosa le dicesse di fare.
Durante il processo, Susan affermò che Manson era la mente che aveva organizzato le stragi compiute dalla “Famiglia”. Disse anche che il guru aveva già pianificato l’assassinio di altri nomi famosi dello spettacolo come Liz Taylor, Steve McQueen, Richard Burton e Frank Sinatra.
Il processo contro Manson e i suoi adepti ebbe una durata enorme, più di un anno per il solo dibattimento preliminare. Alla fine il processo si chiuse con la condanna a morte di tutti i componenti della “Famiglia”, ma nel 1972 lo Stato della California abolì la pena di morte, e Manson e la sua setta vennero spostati dal braccio della morte al carcere, con pena commutata in ergastolo.
Susan Atkins entrò in carcere il 1° ottobre 1969 e per diciassette volte le venne negata la libertà sulla parola. Affetta da cancro al cervello, morì nel settembre 2009 all’età di 61 anni nel penitenziario di Chowchilla.

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Il diabolico manipolatore
Charles Manson è passato alla storia come uno dei peggiori criminali della storia americana, certamente uno dei più pericolosi.
Egli non è come tutti gli altri serial killer che uccidono dando cosi sfogo alle loro pulsioni bestiali, no, Manson è stato qualcosa di diverso ed estremamente più pericoloso. Egli è stato un profeta del Male.
Il suo odio per quel mondo patinato di Hollywood (un risentimento dovuto alla consapevolezza che egli non sarebbe mai riuscito a far parte del mondo delle star) divenne sempre più forte nel corso degli anni, soprattutto dopo i numerosi rifiuti che ricevette per la sua carriera musicale alla quale teneva moltissimo.
Dopo aver vissuto un’infanzia ed una adolescenza segnate da tremendi traumi, Manson riuscì a creare intorno alla sua figura un’aura di grandezza che fece cadere in trappola molti giovani emotivamente fragili. Ragazzi dalla vita difficile, segnati da profonde insicurezze, questi trovarono nel carisma di Charles quella forza per affrontare la vita. Ma essi in realtà non affrontarono per niente l’esistenza, anzi si fecero trascinare in un vortice fatto di odio e di follia.
Manson era un predicatore malvagio e psicopatico, anarchico nelle sue argomentazioni, oscuro nel suo volere. Un agente del caos pronto a seppellire nel sangue l’intero mondo luminosi e sfavillante di Hollywood, simbolo di un potere sociale ed economico che rappresentavano tutto ciò che Manson aveva sognato per tutta la vita e che non riuscì mai ad avere.
Il suo carisma fece breccia in una cinquantina di giovani che pendevano dalle sua labbra, cosi decisi a realizzare i progetti apocalittici partoriti dal loro leader che misero in atto alcune delle stragi più spaventose della storia americana.

L’influenza di Manson nel mondo dello spettacolo
Charles Manson ha avuto una fortissima influenza nella cultura popolare. Il suo carisma diabolico e perverso ha lasciato il segno in diversi artisti che hanno lasciato vari riferimenti al folle predicatore dell’odio. Segnaliamo alcuni di questi riferimenti:
• Guns N’ Roses: Axl Rose, leader del gruppo, contro la volontà degli altri componenti del gruppo ha inserito nel disco The Spaghetti Incident? come traccia nascosta subito dopo I Don’t Care About You, cover della canzone di Manson Look At Your Game Girl. Negli ultimi secondi del brano, infatti, si sente Axl dire: “Thanks, Charles”.
• Eminem: nella canzone I’m Back, tratta dall’album The Marshall Mathers LP, Eminem cita Manson: “Manson, you’re safe in that cell, be thankful it’s jail” (“Manson sei salvo in quella cella, sii grato che è una galera!”).
• Ozzy Osbourne: il brano Bloodbath In Paradise parla dell’omicidio di Sharon Tate.
• Rob Zombie: la figura del “guru” della Family ha affascinato il cantante, il quale ha dichiarato che il suo look (capelli lunghi e barba) è stato ispirato da Manson.
• Slipknot: la band Nu metal americana, ha dedicato a Manson la prima traccia 742617000027 dell’album omonimo; nel brano una voce campionata ripete in loop la frase detta da Manson in un’intervista: “The whole thing, I think it’s sick” (“Penso che tutto sia malato”).
• Ramones: il brano Glad To See You Go (album Leave Home, Sire 1977), che cita Charles Manson più volte, si apre con le seguenti parole: Gonna take a chance on her/One bullet in the cylinder/And in a moment of passion get the glory like Charles Manson (Le darò una chance/Una pallottola nel tamburo/E in un attimo di passione mi conquisterò la gloria come Charles Manson).
• Trent Reznor (Nine Inch Nails): ha composto il concept album The Downward Spiral nella villa in cui Sharon Tate fu assassinata. La parola “Pig” fu scritta per la seconda volta sulla porta d’ingresso.

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• Marilyn Manson: il rocker più estremo e controverso degli ultimi venti anni ha creato il suo nome d’arte prendendo i nomi di due simboli della storia americana, ovvero Marilyn Monroe e Charles Manson. La Monroe rappresenta la parte bella e luminosa dello show business, mentre Manson è l’emblema perfetto del Male. Ma questa dualità è resa ancora più ambigua dal fatto che, in realtà, il cantante afferma che la Monroe ha anche un suo lato oscuro, infatti morì giovane per cause ancora poco conosciute, mentre Charles Manson ha anche un suo lato “positivo”, ovvero la notevole personalità e la sua grande capacità di manipolare le persone.
Nel settembre del 2012 apparve online una lettera scritta da Charles dedicata proprio al cantante Marilyn Manson. Difficile comprendere il soggetto del messaggio, anche a causa dello stile molto personale di comunicare di Charles Manson.

Vincenzo Abate

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