DRACULA – TRA MITO E REALTA’

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Il tema del vampirismo è uno dei capisaldi della cultura occidentale, una delle tradizioni popolari più longeve della storia, cosi ancorata nell’immaginario di molti villaggi che ancora ai giorni nostri vengono bruciati cadaveri seppelliti mesi prima perché sospettati di essere dei vampiri. Può sembrare incredibile, ma l’ultimo caso documentato è avvenuto in un paesino sperduto tra le montagne dei Carpazi nel 2007, dove gli abitanti del luogo hanno aperto la tomba di un contadino morto diversi giorni prima. Secondo le loro testimonianze, il defunto appariva nella bara ancora perfettamente integro, con le labbra sporche di sangue fresco, prove inconfutabili per la gente del luogo che ha decapitato il cadavere per poi bruciarlo, mettendo in seguito le ceneri in calici colmi d’acqua per essere bevuti dai testimoni della purificazione del mostro; si, perché proprio di purificazione si tratta per coloro che credono nei vampiri, visto che tutti gli abitanti del piccolo borgo sostenevano che da quando l’anziano contadino era deceduto molte persone si erano ammalate ed erano spirate in poco tempo, vittime di una strana malattia che li indeboliva fino ad ucciderli, ed in più molti avevano visto il defunto camminare nelle ore notturne tra le strade del paese.
Il mito del vampiro affonda le sue radici nell’alba dei tempi, sin dagli albori dell’umanità: dall’antica Grecia all’Impero Romano, dalla Cina alle zone più selvagge dell’Europa, la figura del vampiro è stata sempre presente, come uno spauracchio ha trovato sempre il suo spazio nel pantheon di credenze che accompagnano l’uomo da sempre. Le prime tracce del vampiro compaiono in antiche figure mitologiche dell’antica Mesopotamia. Il primo vampiro della storia è stato, però, una figura femminile: il demone Lilith, che nelle tradizioni ebraiche venne creata da Dio come compagna di Adamo nel giardino dell’Eden. Nata prima di Eva, si sarebbe ribellata al primo uomo diventando un demone succhiasangue, uno spaventoso spettro notturno che avrebbe detestato gli uomini nati da Eva, colei che aveva preso il suo posto nel paradiso terrestre. Per questo, secondo gli antichi ebrei e altri popoli dopo di loro, Lilith si sarebbe levata in volo con l’oscurità per mordere i più piccoli. Il suo mito era talmente diffuso che, come protezione, sulle case o sui lettini si affiggevano immagini o nomi di divinità protettrici o di angeli. In Mesopotamia, oltre alla terribile Lilith, si racconta degli Ekimmu, spiriti particolarmente pericolosi, morti tornati in vita per fare del male agli uomini. Probabilmente la figura del vampiro rappresenta, in termini strettamente psicologici, una delle paure maggiormente radicate dell’uomo, il terrore che la morte ispira, il timore che i morti possano tornare in vita per assalire i vivi tormentandoli per i loro peccati. Anche l’atto del succhiare il sangue trova una sua spiegazione nella paura che un qualcosa di esterno possa prosciugare l’essere umano della sua linfa vitale.
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Trattando l’argomento vasto del vampirismo non si può assolutamente prescindere dalla figura più famosa di morto vivente di tutti i tempi, un personaggio divenuto ormai leggenda: il conte Dracula, creato dalla penna dello scrittore irlandese Bram Stoker a partire dal 1890, fino alla definitiva stesura e pubblicazione avvenuta nel 1897. Dapprima accolto freddamente, in seguito il romanzo di Stoker riscuoterà un successo con pochi precedenti nella storia della letteratura, coadiuvato nella crescita anche dalle innumerevoli trasposizioni cinematografiche e teatrali che ne sono seguite nel corso dei decenni, fino a rendere Dracula il personaggio a cui sono stati dedicati più film, secondo soltanto a Sherlock Holmes.
Il romanzo ricalca le atmosfere gotiche che tanto utilizzate erano in quegli anni dell’Inghilterra vittoriana, un periodo segnato dalla forte moralità su cui si basava la società inglese, distinta e aristocratica, che vedeva nello straniero un potenziale pericolo. Stoker trasse la sua ispirazione da un incubo avuto dopo una scorpacciata di frutti di mare: il professore irlandese sognò se stesso sdraiato su un pavimento impolverato, con tre figure femminili che si avvicinavano a lui, donne affascinanti ma allo stesso tempo con un qualcosa di minaccioso. Le donne si avvinghiarono a lui, tentando di morderlo alla gola, e proprio in quel momento nella scena irruppe un uomo alto e possente, che intimò alle crudeli donzelle di allontanarsi da lui. Da questa prima apparizione del conte nei meandri bui del suo mondo onirico, Stoker iniziò un lungo viaggio interiore negli ombrosi recessi della mente, dando vita ad una icona immortale il cui fascino sembra non finire mai di ammaliare il pubblico.
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Il conte Dracula scritto da Bram Stoker rappresenta proprio il genere di individuo che maggiormente terrorizzava l’inglese colto e raffinato di quel periodo; egli era portatore di una pestilenza, di una pericolosa malattia, era forte e aggressivo, ed era capace di rendere le donne virtuose delle sensuali assassine golose di sangue umano, immorali e disinibite. Dracula era lo specchio di quella rivoluzione etica che avrebbe segnato la fine dell’Inghilterra vittoriana, impostata su regole rigide che non dovevano mai essere messe in discussione. Una figura rivoluzionaria, il mostro che irrompe nella realtà, il male che sconvolge l’ordine prestabilito su cui si basa l’intera società, scardinando cosi certezze su cui si reggeva l’intero impianto sociale e culturale dell’epoca. Alla fine, essendo comunque Stoker un uomo di cultura rappresentante dei suoi tempi, il mostro Dracula viene sconfitto dai nobiluomini inglesi che salvano cosi la patria dagli infernali intenti del malefico vampiro; il trionfo della morale sull’essere che incarna il concetto stesso di immoralità, l’eroismo britannico che sconfigge una delle massime manifestazioni dell’inferno.
Il conte nelle pagine del romanzo viene descritto con dovizia di particolari: alto, vecchio, con la mano fortissima e gelida come quella di un morto e i vestiti completamente neri; inoltre aveva il volto aquilino, il naso sottile con una gobba pronunciata e narici stranamente arcuate, la fronte nobile e spaziosa, i capelli radi sulle tempie ma abbondanti sulla testa, folte sopracciglia. Non aveva barba ma lunghi baffi bianchi e la sua bocca, dalla quale usciva un alito fetido, aveva un profilo crudele. I denti bianchi e aguzzi che sporgevano dalle labbra, le orecchie pallide e appuntite, il mento forte. Il volto soffuso da un’incredibile pallore. Questo il volto del male descritto da Bram Stoker, visto attraverso gli occhi del giovane avvocato Jonathan Harker che si reca al suo castello per chiudere un affare immobiliare. Il giovane riuscirà in seguito a fuggire via dallo spettrale castello dopo essere stato testimone di una lunga serie di orrori.
A dare comunque un grande contributo alla crescita enorme di popolarità che ha avuto il personaggio di Stoker è stato sicuramente il cinema. Grandi film sono stati tratti dal romanzo, opere di grandi registi come Murnau, Browning, Fisher, fino ad arrivare in tempi più recenti a Francis Ford Coppola e a Dario Argento. In questo modo, nel corso dei decenni centinaia di migliaia di persone hanno avuto modo di conoscere le gesta di colui che è ormai riconosciuto come il Principe delle Tenebre, il Re assoluto dei vampiri. Dai più giovani fino alle persone in età avanzata, Dracula è riuscito ad appassionare moltissime persone, facendo breccia nell’anima degli spettatori.
Dracula è il vampiro per antonomasia, il Nosferatu (parola di origini dubbie il cui significato è non spirato, colui che non è morto) che ha terrorizzato per secoli varie parti del mondo. Se ancora nei nostri tempi ci sono persone che credono nell’esistenza dei vampiri, la nostra razionalità ci suggerisce che simili fenomeni sono empiricamente impossibili e non abbiamo difficoltà a porre il vampiro nella categoria del mito e del folklore, ma commettiamo un grave errore se pensiamo alla credenza sui vampiri come figlia dell’ignoranza e della superstizione: per quanto possa sembrare strano, dobbiamo ricordare che per gli uomini del XVII° e XVIII° secolo i vampiri esistevano realmente, e non parliamo di contadini ignoranti schiavi della superstizione, ma di studiosi, filosofi, uomini di scienza, tutte persone di cultura che hanno lasciato documentazioni che attestano di casi di vampirismo localizzati in ogni zona d’Europa. Ovviamente in quegli anni la conoscenza scientifica era ancora ad uno stato primordiale, e quindi molte manifestazioni post morte che ora sappiamo leggere con lucidità all’epoca venivano viste come eventi soprannaturali, dando fondamento alla paura del vampiro.
Il personaggio di Dracula scritto da Stoker non è però opera di totale fantasia; l’autore infatti basò il protagonista del suo romanzo su un uomo vissuto realmente nelle terre in cui poi ambientò la sua storia, un principe sanguinario che macchiò di sangue l’Europa per diversi anni. Il suo nome Vlad Tepes, detto anche Dracula (parola rumena che significa figlio del Diavolo), principe di Valacchia, per tutta la vita in guerra contro i turchi.
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Il principe Dracula visse la propria vita in anni bui in una terra devastata da continue lotte, con i musulmani turchi che attaccavano innumerevoli per impadronirsi dell’intera Europa minacciando tutto il mondo cristiano. Vlad combatté con coraggio per scacciare gli invasori dalle sue terre, ma divenne famoso anche per alcune caratteristiche mostruose del suo carattere: egli era si un forte e coraggioso condottiero, ma era anche un sanguinario assassino, ossessionato dal timore di possibili invasioni dei turchi, assolutamente non intento ad accettare critiche o consigli sul suo modo di comandare. Divenne famoso per la sua abitudine di far impalare i nemici in battaglia, ed alcune cronache tedesche dell’epoca narrano proprio della ferocia di Vlad e delle foreste di impalati che circondavano il suo castello. Si racconta che un giorno si recarono da lui a castello tre inviati del sultano per esporre un armistizio, ma quando Vlad ordinò loro di togliersi il turbante dalla testa i tre rifiutarono categoricamente. Il sanguinario principe fece ritornare gli emissari dal sultano con i turbanti inchiodati sulle loro teste. Il sultano non prese bene quello che considerò un vero e proprio affronto e si mise subito in marcia con il suo esercito per stanare il malvagio Dracula. Ma una volta giunto in Valacchia il sultano ed i suoi uomini si ritrovarono di fronte ad un’immagine spaventosa: un intera foresta di uomini impalati, alcuni agonizzanti ed altri morti da diversi giorni. Centinaia di corpi dilaniati, uno spettacolo raccapricciante che fece dire al sultano con un filo di voce “Che razza di demonio stiamo affrontando”. Non era un caso, quindi, se il principe Vlad si era guadagnato l’appellativo di Tepes (impalatore). La sua mania era diventata un incubo per la popolazione della Valacchia e della Transilvania, tanto che per tutti i paesi circolavano voci sui suoi più efferati massacri. Uno di questi ha superato la soglia del tempo ed è arrivato fino a noi. Si tratta del banchetto più tragico al quale hanno partecipato gli ambasciatori, i notabili e i religiosi della sua corte, diversi dei quali erano sospettati di tradimento. Invitati al castello di Bran per una festa, hanno trovato ad aspettarli oltre ai tavoli imbanditi anche una foresta di pali acuminati. Si racconta che i pochi sopravvissuti abbiano dovuto consumare il pranzo tra i cadaveri infilzati. Una xilografia tedesca dell’epoca ritrae il principe intento a consumare il suo pranzo seduto tra i cadaveri impalati. Una delle immagini che hanno creato la leggenda che il principe Dracula mangiasse carne umana e che bevesse sangue umano.
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In realtà non c’è nessuna similitudine tra il Dracula storico e il vampiro venuto fuori dalla mente di Bram Stoker, il quale ha semplicemente preso spunto dalle gesta di uno degli uomini più sanguinari che l’Europa abbia mai conosciuto. Vlad cadde in battaglia, ed ancora oggi in Romania è considerato un eroe nazionale, un grande condottiero che ha salvato il Paese dall’invasione turca, e poco importa che i metodi utilizzati siano stati qualcosa di bestiale e spaventoso. Quindi possiamo dire che è realmente esistito un Dracula, anche se non è l’affascinante conte del romanzo ma un sanguinario principe. Il tema del vampirismo continuerà ad affascinare e ad incuriosire migliaia di persone in tutto il mondo, con studiosi che cercano ancora di cogliere le effettive origini del fenomeno mentre la psichiatria ci indica come il vampirismo sia in realtà una malattia mentale, una sorta di delirio di un individuo dalla personalità fortemente disturbata. Un’altra possibile spiegazione scientifica sul fenomeno del vampirismo può essere la porfiria, una malattia che in tempi passati poteva essere scambiata facilmente con le caratteristiche tipiche del vampiro. Oggi possiamo dire con certezza che i vampiri non esistono e che fanno parte del folklore europeo, ed anche Dracula può essere considerato semplicemente il personaggio principale di un grande libro, mentre la figura che ancora oggi riesce a sconvolgere maggiormente è Vlad Tepes, il Dracula storico, che con i suoi atti efferati ci ricorda come non sia necessario scomodare vampiri o demoni per dare una spiegazione al male, visto che gli esseri umani riescono da soli a partorire incubi spaventosi e atti di una crudeltà assoluta.

Vincenzo Abate

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