UFOLOGIA: PROJECT BLUE BOOK

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Il Project Blue Book fu uno studio condotto dall’aeronautica militare statunitense tra il 1947 e il 1969. Scopo di questi studi cercare di mettere in luce il fenomeno Ufo e di trovare una spiegazione razionale e scientifica per tutti gli avvistamenti avvenuti negli Stati Uniti ed in Europa. Furono migliaia le segnalazioni che vennero messe al vaglio degli esperti, ed il numero sarebbe potuto essere nettamente superiore se fosse stato possibile esaminare anche i casi di avvistamento avvenuti a Oriente, fronte comunque bloccato in quegli anni dalla Guerra Fredda tra USA  e URSS.

Analizzando scientificamente ogni segnalazione di avvistamenti di oggetti volanti non identificati si cercava di dare una spiegazione scientifica al fenomeno, per scoprire soprattutto se esso potesse rappresentare una minaccia per la sicurezza del Paese. Il progetto terminò quando venne emesso un rapporto definitivo sui risultati degli studi ventennali, conosciuto come rapporto Condon (esso prende il nome del fisico nucleare statunitense Edward Condon) che emise in maniera netta e definitiva le sue spiegazioni sull’assoluta infondatezza del fenomeno ufo.

Il rapporto Condon, intitolato Scientific Study of UFOs (Studio scientifico degli UFO) è assai voluminoso ma è noto soprattutto per la sua parte iniziale, in cui lo stesso Condon conclude che gli avvistamenti di UFO furono il risultato di:

  • Una lieve forma di isteria di massa.
  • Individui che fabbricano tali relazioni per perpetrare un falso o cercare pubblicità.
  • Individui psicopatologici.
  • Errori di identificazione di svariati oggetti convenzionali.

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Insomma, secondo il fisico Condon gli avvistamenti di oggetti volanti non identificati possono essere facilmente catalogabili come burle, bugie o incapacità di riconoscere fenomeni naturali. Ma la questione non si chiuse in maniera cosi semplice, com’è facile ipotizzare il rapporto Condon subì innumerevoli critiche.

Uno dei consulenti scientifici di maggior spiccò del Project Blue Book fu l’astrofisico e ufologo statunitense Josef Allen Hynek ritenuto in seguito uno dei maggiori esponenti dell’approccio scientifico ai fenomeni ufo.

In definitiva, il risultato finale degli studi dell’aeronautica militare statunitense fu il seguente: gli ufo non rappresentavano una minaccia per la sicurezza nazionale, ed inoltre non è stata presentata all’aeronautica militare o scoperta dalla Air Force alcuna prova che avvistamenti classificati come “non identificati” rappresentassero sviluppi tecnologici o principi al di là della gamma delle moderne conoscenze scientifiche. Ed ancora non è stato dimostrato come gli avvistamenti non identificati possano essere ritenuti come veicoli extraterrestri.

Praticamente il risultato finale del Blue Book scredita completamente tutta la casistica degli avvistamenti di oggetti volanti non identificati. Ma la storia era ben lontana dalla sua conclusione, infatti negli anni gli avvistamenti sono continuati in maniera costante e le tecnologie sempre migliori hanno permesso alla gente di catturare fedelmente ciò che ha visto volare in cielo; ma bisogna dire anche che lo sviluppo tecnologico ha permesso anche a molti di creare dei falsi sempre più sofisticati, in certi casi veramente difficili da rilevare. Per gli scettici le conclusioni del Blue Book sono inevitabili, poiché mettono in risalto l’assoluta infondatezza della questione, giudicata come una fantasticheria di gente che sa poco o nulla dei fenomeni del cielo, vittime della moda e della fantasia nutrita da film e libri a tema; ma ci sono anche coloro che guardano all’intero progetto con estremo sospetto, quasi un piano organizzato dalle forze armate americane per screditare il fenomeno in modo tale da sviare l’opinione pubblica, probabilmente per coprire delle verità scomode. Ogni individuo razionale può scegliere da che parte stare, se credere alle versioni ufficiali oppure se ritenere che ormai le centinaia di migliaia di avvistamenti ufo negli ultimi cento anni nascondano una verità sconvolgente. Come sosteneva l’ufologo Roberto Pinotti in una trasmissione di qualche anni fa il 95% della casistica ufo può essere messa da parte, tra mitomani e gente che scambia fenomeni atmosferici per dischi volanti, ma il restante 5% risulta essere veramente interessante, proprio perché non si riesce a dare una spiegazione scientifica e razionale. In certi casi, sembra che l’unica spiegazione plausibile sia proprio quella di veicoli extraterrestri che volano sulle nostre teste, con quale scopo nessuno lo sa.

Di seguito riportiamo la copia di un documento declassificato del progetto, in cui si parla del caso del pilota americano Thomas Mantell, il capitano USAF che il giorno 7 Gennaio 1948, precipitò col suo Mustang-P51 mentre inseguiva un ufo. Oggi gli scettici ad oltranza e i riduzionisti cercano di ridimensionare il caso come un miraggio del pilota, accentuato da mancanza di ossigeno (vista l’altitudine). E proprio per questo motivo Mantell avrebbe scambiato Venere per un UFO. Ma sembra difficile parlare di allucinazioni del pilota se, nel documento che riportiamo, l’addetto della torre di controllo Quinton Blackwell dichiara che l’oggetto era presente ed era di dimensioni definite tremende ed aveva un colore argenteo o metallico.

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Il Project Blue Book rimane comunque una pietra miliare della storia dell’Ufologia, un periodo di studi che mise sotto la lente d’ingrandimento il fenomeno ufo per poi screditarlo completamente alla fine. Può darsi che i militari abbiano ritenuto, dopo molto anni di studi, che il fenomeno non fosse degno di attenzione proprio perché non c’erano alcun tipo di prove della possibilità che si trattassero di veicoli extraterrestri, o forse hanno ragione coloro che vedono nella chiusura del Blue Book l’ennesimo insabbiamento per coprire una verità sconvolgente?

Vincenzo Abate

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