Storia E Cultura Dei Tatuaggi

birmaniaTatuaggi Significati e Storia

Il tatuaggio è l’usanza di imprimere nella pelle segni e ornamenti permanenti, questi sono il risultato dell’inserimento sottopelle di pigmenti o sostanze con uno strumento in grado di tagliare o bucare la pelle stessa.
I motivi che hanno indotto secoli addietro e inducono ancora oggi gli uomini a tatuarsi sono diversi e strettamente legati alle realtà storiche, sociali e religiose a cui ognuno di essi appartiene.In tempi molto lontani e ancora oggi, presso alcune popolazioni il tatuaggio funge da amuleto contro spiriti malvagi, contro i pericoli e i malanni;altre lo utilizzano per guarire malattie, presso altre ancora è parte di riti iniziatici o esprime devozione e fede religiosa, il tatuaggio può essere anche un segno nobiliare o gerarchico che stabilisce il ruolo o l’appartenenza ad un particolare rango nella società o nell’esercito, oppure un modo per marchiare schiavi, prigionieri o criminali. Infine il tatuaggio è considerato un fatto estetico, un abbellimento del proprio corpo (assumendo a volte dei significati personali), come avviene nelle società moderne.
Il termine tatuaggio è di origine polinesiana e deriva da “tatu”, che significa “marcare con segni”,”scrivere (sul corpo)”; viene usato sia per indicare il tatuaggio vero e proprio(ottenuto per puntura e immissione di pigmenti sotto la cute) più diffuso tra le popolazioni a pelle chiara, sia per indicare la scarificazione (ottenuta facendo cicatrizzare in modo particolare delle incisioni) che è più diffusa tra le popolazioni a pelle molto scura.
La cultura del tatuaggio nasce e si sviluppa quasi contemporaneamente in diversi parti del mondo,da popolazioni primitive, distanti tra loro. Oggi, nelle avanzate e tecnologiche metropoli occidentali, vive ancora: nei “tattoo studios” di tatuatori di fama mondiale o in fanzine e riviste specializzate, in affollatissimi happenings e tattoo conventions che periodicamente si svolgono in ogni angolo del mondo; infine sulla pelle decorata di molti appassionati.
Tutta attuale invece è la moda del tatuaggio. Per secoli considerato per lo più come un simbolo di marginalità e trasgressione, quindi malvisto dalla società, oggi incontra invece un consenso diffuso: è apprezzato da tanti vip, come da moltissime persone comuni, soprattutto giovani che ne fanno bella mostra in discoteca, al mare, in palestra o semplicemente per strada.
Così oggi esiste sia una moda che una cultura del tatuaggio, le quali si mescolano anche fra loro, alimentando tutta una serie di interrogativi e contraddizioni proprie dell’epoca in cui viviamo. Ad esempio, come spiegare il recupero di una ritualità tanto primitiva e atavica da parte di una società tecnologica e avanzata come la nostra. Singolare è anche la stessa evoluzione per cui il tatuaggio, un tempo alfabeto dell’emarginazione per marinai, carcerati e prostitute, oggi non equivale a delinquenza, ma è diventato anzi una vera mania, ed è stato rivalutato addirittura come forma d’arte. Infine nonostante la moda del tatuaggio, appare evidente il contrasto fra questi due termini: il tatuaggio, che è decorazione permanente, e moda, che è invece variazione continua.

STORIA E TECNICHE PRESSO I VARI POPOLI

 IL TATUAGGIO IN BIRMANIA E GLI “SHANS”

Il tatuaggio in Birmania ha origini molto antiche e non del tutto chiare. Ne scrisse per primo in Europa il veneziano Nicolò De Conti nel 1435 nel resoconto dei suoi viaggi:”…nella città di Inn Wa (Ava)…gli abitanti, uomini e donne, pungono la loro pelle con punte di ferro e sfregano nelle punture un pigmento indelebile in modo che rimangono pitturati per sempre…”. Ralph Fitch, un inglese che visitò la Birmania nel 1586 scrive appunti sulla pratica del tatuaggio come motivo d’orgoglio presso gli indigeni. Ancora Padre Sangermano, missionario in Birmania dal 1783 al 1806, racconta della curiosa usanza dei birmani, di tatuarsi le cosce, cosa ottenuta provocando ferite alla pelle, riempiendole con il succo di una certa pianta simile ad una tintura nera.
La prima testimonianza birmana sul tatuaggio risale al periodo del regno di Hantawaddy Sin Byu Shin (1550-1581). Nel resoconto di un ricevimento ufficiale alla corte di Akbar,governatore del Mughal, si legge la descrizione di un ospite:”il giovane Khway Lin Sar, vestito con un turbante e dei calzoni di tessuto pregiato, mentre il suo torso, profumato con erbe di oli di sandalo, era stato deliberatamente lasciato nudo per mettere in evidenza i ricchi tatuaggi Minthay”. Akbar e isuoi cortigiani furono molto affascinati da quella curiosa forma di decorazione corporale.
I tatuaggi in quell’epoca erano ritenuti magici ed avevano prevalentemente una funzione protettiva dai nemici, dai serpenti velenosi e dagli animali feroci della jungla. Gli uomini portavano tutti brache rimboccate in mezzo alle gambe che lasciavano scoperte le cosce; probabilmente questo è il motivo per cui queste divennero la parte del corpo più adatta ai tatuaggi. Le decorazioni più antiche non coprivano l’intera coscia, ma si limitavano ad un disegno ovale nero a forma di foglia su una coscia,mentre sull’altra veniva disegnato un gatto incorniciato,simbolo di agilità. In seguito i tatuaggi si estesero fino a coprire tutta la zona della vita fino alle ginocchia, o addirittura tutto il corpo.
I tenutari dell’arte del tatuaggio erano gli “Shans”, i quali, dopo averla introdotta in Birmania durante la loro dominazione dal 1287 al 1531, continuarono a praticarla anche in seguito. Molti tra gli Shans rimasero in Birmania e probabilmente trasmisero e tramandarono tra i birmani l’uso di tatuarsi, continuando ad essere loro i grandi maestri di quest’arte.
Lo scopo principale del tatuaggio era quello protettivo, ma nel corso dei secoli assunse anche altre funzioni, come quella di riconoscimento, per avere da parte delle famiglie reali, un controllo sulle origini delle popolazioni che si mescolavano. Anche gli schiavi ereditari venivano tatuati sul collo e sui polsi perché potessero essere immediatamente individuati.
Lo strumento per tatuare era una bacchetta d’ottone che veniva tagliata trasversalmente in cima in modo da formare da due fino a dodici punte aguzze; quando queste punte erano molte, venivano poi legate strettamente perché non si aprissero. L’intero strumento, lungo quasi mezzo metro, era composto di tre parti: la punta con gli aghi,una bacchetta centrale cava e un contrappeso che veniva infilato nella parte opposta agli aghi. Questi pesi avevano anche forme diverse: rappresentavano demoni, animali mitologici, uomini e divinità e venivano cambiati a seconda del soggetto da tatuare: si riteneva infatti che queste statuette avessero la proprietà di trasmettere al tatuato il potere della divinità che vi era rappresentata.
Un lungo e complicato rituale accompagnava la preparazione dei pigmenti, erano ottenuti da: olio di sesamo (il colore nero-blu), olio grezzo(il verde-blu) o grasso di maiale(il rosso), posti in ciotole di terracotta separate, nelle quali veniva acceso uno stoppino di cotone. Sopra la fiamma veniva posto un vaso forato capovolto e sopra un secondo vaso con una apertura più piccola. Il denso nerofumo che si depositava sulle pareti dei vasi, veniva raschiato e mescolato a bile di pitone, di pesce o di un vecchio toro, con cui si otteneva un impasto che sigillato all’interno di un tronchetto di bambù, veniva sotterrato per almeno un anno in un terreno umido. Dissotterrato appariva come una massa gelatinosa che veniva fatta essiccare in piccoli cubetti.
Il rosso era usato per i tatuaggi religiosi e magici che venivano eseguiti solo sulla parte superiore del corpo considerata più pura e pulita, con lo scopo di assicurarsi la protezione degli dei.
I maestri tatuatori, “hto gwin saya”, viaggiavano attraverso il paese da soli o accompagnati dai loro apprendisti, che lavoravano per loro anni, prima di poter iniziare a tatuare. In ogni villaggio trovavano subito i loro clienti: uomini e ragazzi, questi potevano cominciare a tatuarsi compiuti gli otto anni dopo un rito d’iniziazione nel monastero e continuavano fino ai trentacinque, quaranta anni. L’operazione era piuttosto dolorosa e gli elaborati disegni venivano fatti poco per volta

Gaudio Antonio Team Mistery Hunter

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