GIGANTI … FORSE LE PROVE TROVATE NELL’ANTICA ROMA

I resti di un uomo alto 2, 02 metri e vissuto nel III secolo d.C. testimoniano l primo caso di gigantismo nell’antichità: lo rivela uno studio di una paleopatologa dell’Università di Pisa.È stato scoperto nella necropoli Fidene, a Roma, il primo scheletro completo di un antico romano affetto da gigantismo.
Con i suoi 2 metri e 2 centimetri, l’uomo era un vero e proprio gigante nella Roma del III secolo dopo Cristo, dove l’altezza media di un adulto era circa 1 metro e 65. Per fare un paragone, oggi l’uomo più alto del mondo misura 2, 51 metri.
Rinvenire scheletri di questo tipo è inconsueto, perché il gigantismo è una malattia rara che colpisce oggi circa tre persone ogni milione in tutto il mondo. Il disturbo si manifesta già dall’infanzia, quando il malfunzionamento della ghiandola pituitaria causa una crescita anormale.

Due scheletri parziali, uno in Polonia e uno in Egitto, sono già stati identificati come “probabili” casi di gigantismo, ma secondo Simona Minozzi, paleopatologa dell’Università di Pisa, questo è il primo caso nell’antichità che non lascia adito a dubbi.
Ricostruendo il gigante
Lo scheletro è stato trovato nel 1991 duranti uno scavo nella necropoli di Fidene. All’epoca, la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Roma che guidava il progetto notò l’atipica lunghezza della tomba dell’uomo. Ma fu solo durante un successivo esame antropologico che si scoprirono le straordinarie dimensioni delle ossa. Poco tempo dopo i resti furono mandati al gruppo di Minozzi per ulteriori analisi.
Per confermare l’ipotesi di gigantismo, il team ha esaminato le ossa e ha trovato segni di danneggiamenti del cranio tipici di un tumore che attacca la ghianda pituitaria causando una sovrapproduzione dell’ormone della crescita. Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism, ad avvalorare la tesi del gigantismo ci sono diverse altre scoperte, come la sproporzione dei lunghi arti e il fatto che le ossa dell’individuo, all’inizio dell’età adulta, stessero ancora crescendo.
La morte prematura dell’uomo – avvenuta probabilmente tra i 16 e i 20 anni – secondo Minozzi è un ulteriore indizio del gigantismo, solitamente associato a malattie cardiovascolari e problemi respiratori. La ricercatrice tuttavia sottolinea che la causa della morte rimane sconosciuta.
Un gigante della scena?
Charlotte Roberts, bioarcheologa dell’università britannica di Durham, ha dichiarato di essere “senza dubbio convinta della diagnosi” di gigantismo. Ma ne vorrebbe sapere di più. Secondo la ricercatrice, infatti, “non ci si può limitare allo studio della malattia. Bisogna comprendere meglio l’impatto di queste persone nella società, il modo in cui venivano trattate”.
Gli indizi principali per comprendere il ruolo del defunto nella comunità vengono di solito dall’analisi degli oggetti sepolti insieme al corpo. Nella tomba del gigante romano non è però stato trovato alcun manufatto, racconta Minozzi, che aggiunge che la sepoltura ricevuta dall’uomo è quella tipica del tempo. Questo suggerirebbe una sua integrazione all’interno della società.
Secondo la ricercatrice “non sappiano nulla del ruolo o della presenza di giganti nel mondo romano”, se non il fatto che l’imperatore Massimino Trace (II secolo dopo Cristo) è stato descritto in letteratura come una “montagna umana”. Minozzi sottolinea, però, come l’alta società dell’Impero Romano avesse sviluppato “uno spiccato gusto per intrattenitori con evidenti malformazioni fisiche, come gobbi e nani; è possibile quindi che anche un gigante potesse generare sufficiente interesse e curiosità.”
Un’antica malattia
Qualunque sia stato il destino del gigante romano in vita, sono le informazioni riguardanti la sua morte quelle che potrebbero tornare più utili ai ricercatori.
“Normalmente un medico studia in un paziente una malattia solo nel breve termine”, ha dichiarato Roberts. “Noi siamo invece in grado di analizzare scheletri provenienti da siti archeologici che sono antichi migliaia di anni. In questo modo è possibile studiare, per esempio, come è cambiata la frequenza delle malattie nel corso del tempo.”

FONTE: http://www.antikitera.net/

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