SI PUO’ ANCORA CREDERE ALL’ESISTENZA DI DIO?

ImmagineTra i tanti misteri che ci circondano, suscitando il nostro interesse di esseri pensanti e razionali, nessuno crea divisioni e scontri ideologici come l’eterna domanda che attanaglia il genere umano in una morsa: esiste o non esiste Dio, l’Onnipotente, il Principio Primo di ogni cosa?

Le religioni monoteiste riconducono l’esistenza del Tutto alla grande opera di un essere divino e sovraumano, posto in una dimensione non accessibile per l’intelletto umano. Lo sviluppo culturale nel corso dei secoli ha sempre creato un lungo dibattito su un argomento cosi controverso, con l’impossibilità di avere delle prove in merito al quesito posto.

Ma oggi, in quello che nel mondo occidentale viene definito l’anno 2012 dopo Cristo, possiamo ancora credere nell’esistenza del Dio Onnipotente, che tutto ha creato?

Una domanda che potrebbe suscitare tante risposte quanti uomini esistono sulla Terra.

Sin da quando ha sviluppato le sue capacità cognitive l’uomo ha alzato gli occhi al cielo, cercando una prova di un qualcosa che potesse spiegare il suo essere esistente. Ha creato Dei e semi-Dei, ha riconosciuto nel sole un essere divino… la filosofia ha tentato di sviluppare delle discussioni coerenti sull’argomento, ma non sempre una teoria che logicamente può risultare veritiera può rappresentare un qualcosa di esistente in realtà.

Ma soprattutto cosa è Dio? Come possiamo rappresentarlo in una ipotetica visione universale? Dovremmo forse dargli delle connotazioni umane, come il Cattolicesimo e prima ancora il Giudaismo ci insegnano, un Dio che parla agli uomini, che interviene nella storia, che pensa, riflette, si vendica, punisce, perdona. Ma dare delle connotazioni umane ad un essere che dovrebbe definirsi come un qualcosa di estremamente al di là dell’uomo è una contraddizione in termini, un tentativo un po’ anacronistico che l’uomo compie quando tende a proiettare le sue connotazioni personali nell’Universo, probabilmente per sentirsi meno solo e per cercare di scoprire il segreto dell’eterno e infinito vuoto che lo circonda.

Le Religioni hanno detenuto un potere politico assoluto nella loro capacità di dare delle risposte alla grande paura dell’uomo dell’infinito e della morte; esse hanno promesso una vita eterna ultraterrena di un mondo migliore per mitigare la fobia naturale che gli individui nutrono nei confronti della morte del corpo, proponendo una via di fuga eterna per l’anima. Sono stati selezionati dei Vangeli dei discepoli di Gesù di Nazareth, messi in un tal ordine che la figura del Figlio di Dio non potesse che apparire divina agli occhi dei pellegrini. Ma una discussione critica deve saper leggere tra le righe della storia, tenendo ben presente quella che è la realtà storica, verità su cui possiamo e dobbiamo basarci per architettare una dialettica convincente.

Le date che il Cristianesimo ha santificato come momenti di festa (come il 25 dicembre, la nascita di Gesù) sono in realtà delle date scelte e decise in una sorta di convegno politico (Concilio di Nicea) dove si è decisa la divinità di Cristo e si è pensato bene di mettere insieme dei documenti che non potessero intaccare tale contesto.

Ma non dobbiamo ragionare in maniera storiografica, troppo ampio è il materiale a disposizione sull’argomento tanto che non basterebbe un’intera vita umana per tener presente tutte le varie ipotesi su Dio, dal Motore Immobile di Aristotele alla visione panteistica di Giordano Bruno.

Il punto di domanda fondamentale della nostra odierna discussione è se è possibile credere nell’esistenza di Dio, tenendo conto dello sviluppo scientifico e tecnologico di cui oggi disponiamo, della caduta di certi valori che oggettivamente sono obsoleti per i tempi moderni. Lo scontro tra creazionisti e evoluzionisti non avrà mai fine. Certamente non dobbiamo prestar fede a coloro che innalzano come più grande prova dell’esistenza di Dio il fatto che proprio prove oggettive è impossibile averne, ed è anzi sbagliato cercarle, poiché Dio è l’Essere che alberga nel cuore di ognuno di noi, è Creatore e fa parte del Tutto in ogni sua parte, anche la più microscopica. Una prova un po’ striminzita per una mente che cerca di dare un ordine alla natura: se la prova massima dell’esistenza di Dio sta nel fatto che non esistono prove su di lui ed è anzi sbagliato ed inutile cercarle, poiché non ne abbiamo le capacità come esseri umani, allora la cosa diventa una questione di pura fede, che prevarica la logica, adducendo quel sonno della ragione che rende un soggetto una marionetta facilmente ammaestrabile in un contesto religioso.

La rivoluzione che ha portato la filosofia di Nietzsche ha liberato l’uomo da questa sorta di vergogna nel tentare di scavalcare la mitologia sul Dio Onnipotente, dando a coloro che ne seguono gli scritti un coraggio intellettuale capace di andare oltre quel punto che sostiene “non si può spiegare, quindi esiste”.

Possiamo dunque credere nell’esistenza di Dio? E’ giusto avere una versione personale di un qualcosa che dovrebbe configurarsi come universale? Appare fin troppo comoda la tendenza odierna di molti, che danno una propria versione personale su Dio esprimendo “io credo in Dio, ma a modo mio” rompendo gli argini con la tradizione, che può essere una buona cosa ma il disperdere del patrimonio culturale millenario per infondere la propria incompleta versione a proprio uso e consumo non porterà altro che ad una miriade di teorie contrastanti, che si contraddiranno tra di loro: questo sarà l’ultimo passo per la definitiva e spietata morte di Dio che Nietzsche auspicò più di un secolo fa. E coloro che lo uccideranno saranno proprio i credenti odierni, troppo presi da se stessi per mettere dei punti cardine dell’immagine di Dio, spogliandolo di ogni santità, rivestito da pareri personali e da pulsioni della coscienza di ognuno di noi, la maggior parte delle volte mossa da sentimenti come invidia, rabbia, rancore. Ne verrà fuori un Dio scimmiottato, dalle mille teste e dalle mille braccia, cosi stracolmo di attitudini e inclinazioni cosi in contrasto tra di loro da portare inevitabilmente l’immagine stessa della divinità verso il suo sepolcro.

O forse l’errore dell’essere umano sta proprio nel tentare di capire un senso che è cosi distante da noi da esserci impossibile da capire anche trovandoselo di fronte?

Sarebbe perfettamente inutile ripercorrere l’excursus storico delle teorie su Dio, non faremmo altro che disperderci in una valanga di parole. Questa è una discussione che riguarda ognuno di noi, nel nostro intimo respiro, nelle cose in cui crediamo. Chiunque può avere una risposta personale sull’argomento. Che poi siano proprio questa svariata moltitudine di idee a spezzettare il soggetto in questione in tante di quelle parti da essere impossibile mettere insieme, decretando cosi la sua fine nel mondo moderno, o che il distaccarsi dalla tradizione millenaria avvicina l’uomo maggiormente al rapporto intimo con il Principio Primo… questa è la domanda di fondo di questo articolo, solo questa, ed ognuno di noi può dare una propria risposta.

Vincenzo Abate

 

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