IL VAMPIRO DI VENEZIA

IL VAMPIRO DI VENEZIA

 Immagine

Revenant, Strigoi, Nosferatu, Vurdalak…Vampiro. Tanti sono i nomi con cui gli esseri umani di ogni tempo e di ogni cultura hanno chiamato queste creature sanguinarie. Il vampiro è per definizione un individuo che resuscita dalla morte e che si nutre del sangue degli esseri viventi.

Attraverso la letteratura ed il cinema abbiamo conosciuto vari aspetti di questa mitologica creatura, il romanzo “Dracula” di Bram Stoker è stato forse il più grande romanzo gotico di sempre e da cui sono stati tratti centinaia di film con il protagonista principale, il malefico Conte, interpretato anche da grandi nomi del cinema come Bela Lugosi, Christopher Lee, Klaus Kinski e Gary Oldman. Ancora oggi i vampiri hanno su di noi un fascino irresistibile, ne è la prova il clamoroso successo della serie di Twilight.

Ma questo mito moderno affonda le sue radici in un oscuro passato: dall’antica Grecia alla Cina, dall’Impero Romano all’Europa Medievale molte sono state le leggende su questa sinistra figura che si aggira di notte alla ricerca di sangue. La maggior parte delle persone del XVII° secolo (il secolo dei lumi) credeva che queste creature fossero reali, migliaia infatti sono le testimonianze storiche sulla figura del vampiro, famose sono quelle dell’abate don Augustin Calmet che fu testimone di centinaia di dissotterramenti di tombe di persone defunte che erano sospettate di essersi trasformate in Vurdalak.

Straordinaria quindi risulta il ritrovamento che è stato fatto in Italia durante alcuni scavi nel 2008 a Venezia, precisamente nel camposanto dell’isola del Lazaretto Nuovo. Lo scheletro di una donna che era morta di epidemia ed era stata sotterrata con un mattone infilato nelle mascelle. Questo aspetto mette in luce cosa pensavano i veneziani del ‘600 nei confronti della donna: essi credevano si trattasse di una vampira.

In epoca medievale la peste nera provocò migliaia di morti in tutta Europa, e la credenza di molti era che fossero proprio i vampiri a portare il terribile morbo. La donna sotterrata a Venezia morì di peste per poi ritornare in vita durante la notte per nutrirsi del sangue dei vivi. La gente del luogo pensò bene di infilarle quel mattone in bocca per impedirle di rialzarsi dalla tomba e bloccarla per sempre nel suo sepolcro avvolta nel suo sudario. Ovviamente per far questo vennero riconosciuti nel cadavere della donna i segni della possessione demoniaca che l’aveva trasformata in un fantasma della notte. L’antropologo Matteo Borrini affermò in una intervista a Focus che «Secondo le testimonianze dell’epoca, e che si riferiscono anche alle conoscenze dei secoli precedenti, una prova di aver intercettato la sepoltura di un vampiro era il cadavere intatto e il sudario masticato e consunto a livello della sua bocca». Il vampiro nella sua tomba, secondo le leggende, morde e divora lentamente il sudario emettendo dei grugniti. Il dottor Borrini disse ancora sulla modalità di distruzione e seppellimento del cadavere sospettato di vampirismo «Disseppellire il corpo del non-morto, togliergli dalla bocca il sudario che stava masticando e sostituirlo con una manciata di terra, con una pietra o con un mattone», spiega Borrini. «È la stessa situazione deposizionale dell’individuo nel nostro scavo, che per adesso chiamiamo “ID 6”. Insieme all’associazione tra vampiri e peste, è questo rituale l’elemento più rilevante che collega la sepoltura ai vampiri».

Questo caso è una straordinaria testimonianza sulle credenze dei nostri avi che realmente pensavano che simili esseri esistessero veramente.

Ovviamente al giorno d’oggi, nel 2012, certe leggende hanno un odore stantio, sono credenze che supponiamo siano superate attraverso le nostre conquiste in campo tecnologico che aprono la porta ad altri interessi e alla creazione di altri miti.

Ma la figura del vampiro rimane immortale come la natura stessa di questi demoni, terribili ma affascinanti al tempo stesso. Si hanno testimonianze recenti (l’ultima nel 2007) dello smembramento di un cadavere in un villaggio dei Carpazi. I contadini del posto sostengono che il defunto, morto per malattia, era stato rivisto di notte aggirarsi nel villaggio, e da quel momento un epidemia di uno strano virus si era diffusa in tutto il sobborgo. Dopo aver strappato il cuore dal petto del presunto vampiro e averlo arso, l’epidemia sembrò svanire in pochissimo tempo.

In certi posti, laddove lo sviluppo economico e sociale è lontano dagli standard del mondo che conosciamo, la credenza sui vampiri è viva più che mai. Si tratta di persone che affondano le loro paure nella più cieca superstizione data dall’ignoranza, oppure si tratta di individui più semplici di noi, non sporcati dagli aspetti negativi della modernità, non soffocati dal materialismo imperante… che consentono loro di vedere la realtà per quello che è veramente?

Vincenzo Abate

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...