LE MUMMIE DI FRANKENSTEIN

Certe notizie hanno il potere di farci accapponare la pelle. Avvengono solitamente fatti cosi bizzarri da porci di fronte ad incubi che pensavamo facessero parte solo dell’immaginazione della perversa mente umana.

In pochi non sono a conoscenza della storia del celebre Frankenstein di Mary Shelley, scritto nel 1817 e considerato ancora oggi uno dei più grandi romanzi gotici di ogni tempo, forse addirittura il più grande. Il romanzo racconta la storia del giovane dottor Frankenstein, che nel suo delirio di onnipotenza creativa tenta di sconfiggere la morte dando la vita ad un uomo artificialmente creato da lui. L’essere creato da Frankenstein era una mostruosa combinazione di varie parti di cadaveri, che porterà ad una battaglia tra Creatore e creatura che distruggerà l’intera vita del folle dottore.

Questa è la storia narrata dalla Shelley, riproposta molte volte in pellicole cinematografiche (da ricordare sono i film del 1931 con Boris Karloff nei panni della creatura e quello del 1994 con Robert De Niro e Kenneth Branagh). Ovviamente è una storia di pura fantasia, una rappresentazione onirica del sogno più grande dell’intera umanità: sconfiggere la morte e la malattia per raggiungere l’immortalità. Carpire il segreto della vita e strapparlo dalle mani di Dio stesso, un tentativo di superare le concezioni religiose per porre la scienza come sapere supremo, disciplina che avrebbe liberato l’uomo dal peso delle antiche superstizioni. Quindi possiamo addurre che questo desiderio dell’uomo sia antico quanto l’uomo stesso, una tensione interna agli individui ansiosi di scoprire il segreto della vita sin dall’alba dei tempi.

Ma come abbiamo affermato precedentemente, a volte le fantasie raccontate da artisti di vario genere ricalcano cose che non sono cosi distante dalla realtà come potremmo credere ad una prima impressione.

Nella metà di luglio abbiamo avuto notizia del ritrovamento di alcune mummie in Scozia da parte di un team di ricercatori di Manchester. Precisamente si tratta di due corpi mummificati vecchi di 3000 anni. Ma la stranezza non sta in questo, ma nel fatto che le due mummie non sono due corpi, ma sono composte dai resti di sei persone diverse. Per tale motivo sono state immediatamente ribattezzate come “Mummie Frankenstein”, proprio perché l’abominevole composto delle due mummie richiamano in maniera netta il mostro del romanzo di Mary Shelley.

I raccapriccianti reperti sono stati ritrovati a Cladh Hallan, un sito archeologico situato a sud est delle coste scozzesi. Si tratta delle prime mummie mai ritrovate nel Regno Unito.

Secondo il responsabile degli scavi Terry Brown, varie parti di ossa di individui diversi sono state aggiunte nel corso degli anni per sostituire, probabilmente, alcune parti dello scheletro originale deteriorate dall’usura del tempo. Quasi a voler mantenere l’immagine dei due corpi eternamente completa, immortale e insensibile all’usura del tempo, indifferente alle rovine provocate dallo scorrere dei secoli.

Mike Parker Pearson dell’Università di Sheffield, collega di Brown, ipotizza che l’unione di più parti di cadaveri dei vari antenati in un unico corpo fosse un modo per rappresentare il legame tra varie famiglie. Spiega infatti Pearson “Unire i resti di defunti diversi poteva essere visto come la rappresentazione dell’unione tra due o più famiglie e della loro progenie e poteva essere il gesto che precedeva passi molto più pratici come la costruzione di grandi case dove due o più gruppi avrebbero vissuto insieme”.

Le analisi condotte sul DNA delle ossa e la loro datazione con il metodo degli isotopi hanno permesso di scoprire che le mummie sono state assemblate e tumulate 600 anni dopo la morte delle diverse persone.

Brown cita inoltre come comparazione le mummie Chincorro delle Ande cilene, dove gli imbalsamatori sostituivano le parti danneggiate dello scheletro con bastoncini, erba e peli di animali. Nelle isole scozzesi, invece, le parti deteriorate sono state sostituite con altri pezzi di cadavere di altri individui.

Questa notizia giuntaci dal Regno Unito potrebbe essere etichettata come un ritrovamento archeologico in chiave horror. All’alba dei tempi, quando lo sviluppo della scienza non poteva essere nemmeno il più pallido dei miraggi, l’essere umano era già capace di architettare e creare delle aberranti combinazioni che al giorno d’oggi definiremmo abomini. Victor Frankenstein venne distrutto dalla creatura che egli stesso aveva generato, cosi anche l’uomo moderno rischia di esporsi troppo al di là dell’orizzonte temporale del progresso, partorendo degli incubi spaventosi. Il ritrovamento in Scozia ci prova, senza ulteriori dubbi, che questa folle spinta verso l’assurdo non fa parte esclusivamente dell’epoca contemporanea, ma si perde nel nostro oscuro passato.

Vincenzo Abate

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