LA’ DOVE OSANO I GIGANTI

“Ragione e passione sono timone e vela della nostra anima navigante.”

Kahlil Gibran

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Parte 1

 

Parte 2: http://www.youtube.com/watch?v=BObetcu1ptk&feature=plcp

Parte 3: http://www.youtube.com/watch?v=GOidPEZo4XE&feature=plcp

Si può celare una verità? Una passione una storia? Queste sono le iniziali domande del nostro gruppo di appassionati, ma amici soprattutto. In uno dei vari simposi i Mistery Hunters hanno dato vita ad un gruppo di ricerca che vuole portare alla luce tutto ciò che di oscuro ci circonda fin quando la luce di cui dispongono avrà abbastanza energia.

La nostra prima avventura è sicuramente intrigante, si tratta delle famose Statue di pietra di Campana in Provincia di Cosenza. L’idea era quella di realizzare un documentario in loco cercando di raccogliere più materiale possibile e avviare una indagine.

Diversi sono i documentari su queste statue, ma nessuno si è mai spinto oltre al limite del visibile. Nelle nostre ricerche ci imbattemmo nel personaggio “a nostro avviso” più importante riguardante l’argomento.

L’architetto Domenico Canino, noto per essere lo scopritore delle pietre e in seguito per esserne diventato il più accanito studioso per quasi 10 anni ci ha raccontato la storia del suo ritrovamento oltre a quello che lui a scoperto a riguardo.

Quello che è uscito fuori durante l’intervista, precedentemente con diverse discussioni e con le nostre ricerche, sembra essere molto interessante, ma partiamo con ordine.

Le pietre dell’incavallicata, cosi vengono e venivano chiamate dagli abitanti del luogo, sono note da molto tempo dalla popolazione, che le ha però da sempre attribuite all’opera della natura e in particolar modo al vento. Cosa senza dubbio non impossibile e non cosi rara come possa in un primo momento pensarsi. Lo studio dell’architetto Canino, partito da una immediata sensazione visiva, in diversi anni ha sempre più sondato nel passato di queste statue togliendo il superfluo fino a far venire alla luce quella che è molto probabilmente la verità.

Gli studi fatti da Canino sono confluiti in un libro appunto “Le Pietre dell’incavallicata”, nel quale vengono fatte notare le incongruenze con tutte le teorie antecedenti alla sua.

Dopo varie ricerche e dopo essersi avvalso dell’ausilio di scultori, scalpellini, ed esperti nell’utilizzo della pietra ha riscontrato evidenti segni di lavorazione, oltre a una evidente simmetria lungo tutta la prima statua ribattezzata l’elefante.

Ma l’indagine del dott. Canino è andata oltre dimostrando non solo che la statua è stata lavorata, ma che trattasi di Elephans Anticuus cioè una specie antecedente addirittura ai Mammuth.

Teoria che se confermata cambierebbe decisamente le carte della storia. Ci sono riscontri sui giganti di Campana anche su mappe ritrovate del ‘600 dove quella zona era già denominata come “cozzo dei giganti”.

Si parla anche su antichi racconti dei famosi giganti di pietra, questo ci  ha incuriosito e quindi ci ha spinto a chiedere ulteriori domande al Dott. Canino.

In una di queste discussioni è saltato fuori che una delle montagne intorno alle statue si chiama Calamacca e questo per chi come noi è appassionato di questi argomenti ci ha immediatamente aperto una connessione non solo a diverse località del mondo con il nome simile a distanza di migliaia di chilometri, vedi ad esempio il Cerro Calamaca in Perù, ma sopratutto all’analisi etimologia del termine che può e rivelerà diverse analogie con culture apparentemente diverse e distanti nel tempo e nello spazio.

Sono infatti tantissime le analogie tra il sumero e il calabrese. Sembrerebbe assurdo, ma cosi non è.

Già nel 1984 il Prof. Giovanni Semerano fece un lavoro simile realizzando dei veri e propri dizionari, nel quale cercava di spiegare come l’origine di alcuni dialetti Lombardi e non solo non era da afferirsi al Latino o al Greco, ma all’Accadico.

Anche il Dott. Canino nell’intervista realizzata dai Mistery Hunters, spiegandoci l’etimologia della parola Sila, ma molte altre avrebbe potuto trovarne, parla di una antica lingua e/o civiltà paleo – mediterranea.

Un esempio su tutti lo ha dato proprio nella nostra intervista il Dott. Canino, sulle origini della parola Sila che si ritrova in diverse parti d’Italia e d’Europa fino a Gerusalemme e si tratta quindi di lungo corso d’acqua e non luogo ricco di alberi come erroneamente si pensava riportando l’etimologia dal latino anziché dal Sumero.

La stessa montagna Calamacca è una antica parola che indica ammirare la grandezza o il grande quindi potrebbe avere un senso in virtù del fatto che di giganti parliamo.

Infatti nelle antiche lingue del mediterraneo ed in sumero significa Bello ed Enorme, Bello e Altissimo; KALA significa bello sia in greco che in sumero, “maha” o “maca” significa grande sia in sumero che in indiano che in latino (max, magis, etc.).

Se si considera che l’elefante di campana dovrebbe essere una rappresentazione in scala 1°1 il che significa di un elefante di oltre 5 metri di altezza quanto doveva essere alto il cavaliere che vi era in groppa? E quando era grande la figura di fianco che potrebbe sembrare un uomo seduto?

Qui dopo esserci divisi i compiti abbiamo dato forma ad una possibile spiegazione sulla scena di Campana grazie al nostro inviato il Dott. Aurelio Gioia, a cui si deve l’affascinante analisi delle simmetrie simboliche fra un nomolo di Angelo Pitoni scoperto in Nuova Guinea, in cui viene rappresentato un elefante con in groppa un cavaliere gigantesco e le statue giganti di Campana: queste ultime infatti sembrerebbero avere punti di incontro nella iconografia sumera e non solo.

A riguardo il Dott. Canino ci ha confermato l’esistenza di statuette simili sia in legno che in avorio in Sicilia e in Calabria, quindi perché mai queste statue dovrebbero essere riferite a Pirro quando invece si ritrovano statuette simili di molto precedenti a Pirro e all’impero romano?

Quello che noi pensiamo è che in quei luoghi circa 3500-3700 anni fa vivesse una civiltà che eresse queste statue forse come luogo di culto o forse per rappresentare una scena di qualche evento importante, inoltre le statue sono visibili da tutta la vallata oltre che dalle montagne circostanti quasi come se fossero un segno di grandezza da mostrare ad altre eventuali civiltà o comunità.

Guardando alcune foto e video in seguito ci siamo accorti che la statua di fianco all’elefante sembrerebbe avere due gambe in posizione classica di una persona seduta, molto simile anche l’inclinazione alle statue Assire presso l’antica città di Ninive.

Con questo non vogliamo certo dire che la stessa mano abbia costruito queste statue, ma è comunque possibile che 3500 anni fa e non siamo certo noi i primi a dirlo, possa essere vissuta una antica civiltà globale che in qualche modo ha contaminato tutti i popoli esistenti in quel periodo e che quindi la storia cosi come ci è stata riportata andrebbe completamente cambiata.

Quello che sistematicamente avviene quando scoperte del genere vengono portate alla luce è un immediato tentativo di sminuire la cosa, addirittura la Soprintendenza dei Beni Archeologici e Paesaggistici di Cosenza ha affermato (vedi pag. 57 del testo del Dott. Canino) che era stato lui stesso a modificare l’aspetto della statua colpendola con un’ascia! Il tutto smentito da una foto degli anni ’50, ovviamente antecedente alla nascita del Dott. Domenico Canino! Inoltre anche il cosiddetto elefante di Pirro è con molta semplicità una scorciatoia mentale facile da percorrere, ma davvero difficile da verificare, non fosse altro perché in zona sono state trovate corna di cervo e altri suppellettili che hanno fatto un’opera di scalfittura della statua e quindi anche con altre indagini, non sono state ritrovate tracce di utilizzo di oggetti in ferro o altra lega, cosa che sarebbe sicuramente successa se fosse stata realizzata ai tempi dei romani. Ad ogni modo c’è molto ancora da scoprire su queste statue e su questi luoghi, quello che sappiamo è che i più grandi Megaliti del Mondo e i più particolari, perché non rappresentano delle pietre conficcate nel terreno, sono decisamente sottovalutate e addirittura celate all’attenzione di grandi studiosi e al grande pubblico, si è sentito parlare di tentativi di divulgazione a riguardo, ma se si continuerà a parlare degli elefanti di Pirro è decisamente meglio tenerli celati ancora per secoli fino a quando non si sarà realmente pronti a conoscerne il loro vero segreto.

Giuseppe Oliva

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